5 buoni fruttiferi postali serie Q/P: eredi ottengono diritto alla liquidazione in conformità delle condizioni recate dai titoli

Nuova sentenza in merito a 5 buoni fruttiferi postali serie Q/P: l'Abf dà ragione ai risparmiatori che dovranno ottenere interessi più alti.

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buoni fruttiferi postali

Dallo scorso 18 giugno sul sito dell’Abf sono comparse nuove sentenze anche in merito ai buoni fruttiferi postali emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti e collocati sul mercato da Poste Italiane. La numero 11110 del 29 aprile 2021 riguarda 5 bfp emessi tra il 1986 (dopo giugno) ed il 1987 per i quali gli eredi chiedevano l’accertamento del diritto di liquidazione. Questo in merito alle condizioni comunicate sui titoli per gli anni dal 21° al 30°. Ecco maggiori dettagli.

Perché il ricorso per 5 buoni fruttiferi postali serie Q/P

Gli eredi di 5 buoni fruttiferi postali serie Q/P hanno presentato ricorso all’Abf. Costoro possedevano 1 buono Q/P emesso il 12 novembre 1986 di 500 mila lire, 1 buono emesso il 12 novembre 1986 di 500 mila lire e 1 buono emesso il 20 agosto 1986 di 1 milione di lire. Inoltre 1 titolo emesso il 4 febbraio 1987 di 500 mila lire e 1 buono del 4 febbraio 1987 di 500 mila lire. Il problema è che in sede di riscossione, la somma percepita era inferiore alle aspettative. Non rispettava infatti quanto indicato nella tabella dietro il titolo per gli anni dal ventunesimo a trentesimo.
Poste Italiane, però, ha chiesto il rigetto del ricorso in quanto dichiara di aver agito correttamente.

La decisione del Collegio di Napoli

Il Collegio di Napoli ha esaminato con attenzione i 5 buoni fruttiferi postali serie Q/P. Ebbene dall’analisi emerge che Poste ha agito correttamente utilizzando moduli cartacei della vecchia serie P. Su di essi, però, erano apposti due timbri. Uno sulla parte anteriore con la dicitura “Q/P” e l’altro sulla parte posteriore con i nuovi rendimenti. Il problema, come è avvenuto anche per altri ricorsi, è che le condizioni economiche inserite erano soltanto fino al ventesimo anno senza comunicazione su quanto corrispondere per gli ultimi dieci anni.


Il Decreto Ministeriale del 13 giugno 1986 inoltre non disponeva nulla per il periodo dal ventunesimo al trentesimo anno. Per questo , per il Collegio, si deve applicare la previsione relativa alla corresponsione di una cifra stabilita per ogni bimestre successivo al ventesimo anno e fino al 31 dicembre del trentesimo anno solare. Parliamo di quella apposta in origine dietro al titolo. Per questi motivi il Collegio di Napoli con sentenza numero 11110 del 29 aprile 2021 ha disposto che l’intermediario dovrà corrispondere agli eredi gli interessi riportati in origine dietro la tabella dal 21° al 30° anno.
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