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Oggi: 07 Feb, 2026

Il Libano scopre un tesoro che può salvare la sua economia fallita

Il Libano è un'economia fallita tra tracollo del Pil, inflazione fuori controllo e cambio al collasso. Le riserve auree possono aiutare.
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Riserve auree in Libano
Riserve auree in Libano © Investireoggi

Di Libano abbiamo scritto spesso in questi anni per la devastante crisi economica, finanziaria e persino geopolitica che ha travolto quella che un tempo era nota come “la Svizzera del Medio Oriente”. Crollo del Pil, inflazione fuori controllo, crac bancari e collasso del cambio hanno ridotto in miseria i 6,5 milioni di abitanti. Quello che in pochi sanno è che il Paese dei cedri è seduto su di un tesoro immenso per le sue dimensioni economiche e che potrebbe portarlo fuori dalla crisi. Le riserve auree ammontano sin dagli anni ’60 a 286,80 tonnellate, 19-esime al mondo e seconde nella regione dopo l’Arabia Saudita.

Riserve auree in Libano tesoro

Sappiamo che negli ultimi anni il prezzo dell’oro sui mercati internazionali è letteralmente esploso fino a toccare un massimo storico di quasi 5.600 dollari l’oncia durante la settimana scorsa, anche se successivamente è sceso di nuovo sotto quota 5.000 dollari. In ogni caso, il boom c’è e incide sul valore delle riserve aure di ogni banca centrale. La peculiarità del Libano è che risultano le più alte al mondo in rapporto al Pil. Ai prezzi di ieri di circa 4.850 dollari l’oncia, valevano sui 45 miliardi di dollari. E ai picchi di fine gennaio erano arrivate a valere sui 50 miliardi. Il Pil a fine 2025 è stato stimato a meno di 35 miliardi.

A conti fatti, le riserve auree valgono attorno al 130% del Pil in Libano. Tanto per avere un’idea delle misure di grandezza, le circa 2.452 tonnellate in Italia incidono attualmente per meno del 15%. Prima che iniziasse questa spaventosa crisi dell’economia, che ha ridotto il Pil reale del 36,6% dal 2018, il tesoro nascosto nei caveau della banca centrale e in gran parte all’estero valeva tra un quarto e un quinto del Pil. Questi numeri non stanno passando inosservati tra gli stessi politici di Beirut, i quali iniziano ad avvertire l’esigenza di usare almeno parte di tale ricchezza per fronteggiare la crisi.

Opzioni su possibile utilizzo

Le opzioni allo studio sarebbero tante. Si va dal salvataggio delle banche agli indennizzi a favore dei risparmiatori, con questi ultimi che hanno visto evaporare il denaro depositato in dollari e convertito nella divisa locale senza valore e a tassi di cambio penalizzanti. Bisogna ricordare che il Libano è in default dal marzo del 2020, quando non fu in grado di rimborsare un Eurobond da 1,2 miliardi di dollari. Il debito pubblico viaggiava allora sopra il 160% del Pil, mentre oggi non ci sono certezze sulla sua entità. Avrebbe superato da tempo la soglia dei 100 miliardi di dollari, di fatto triplicando il Pil.

Se la Banca del Libano usasse le riserve auree per soddisfare i creditori, abbatterebbe gran parte del debito. E se ricapitalizzasse le banche, rimetterebbe in moto il mercato del credito e possibilmente la stessa economia. Ma una legge del 1986 vieta di vendere l’oro. Qualsiasi iniziativa dovrebbe passare dal Parlamento. E l’opinione pubblica si mostra contrarissima, perché teme che tanta ricchezza verrebbe dissipata per sostenere banche mal gestite.

L’asset è nei fatti pubblico, cioè di tutti i cittadini, mentre finirebbe per beneficiare interessi privati.

Politica paralizzata

Walid Marrouch, Professore di Economia all’Università Americana Libanese, sostiene che le riserve auree possano essere usate solo all’interno di un piano di ripresa, che includa riforme strutturali, ristrutturazione del debito e la transizione verso un’economia produttiva. Niente di tutto questo è avvenuto in questi anni. La politica è paralizzata dal settarismo, nonché dalle pressioni esterne. Fino alla decapitazione di Hezbollah nell’autunno del 2024, Beirut era stata per decenni uno stato-satellite dell’Iran.

Riserve auree in Libano inutilizzate, ma l’oro già salva i risparmi

Indipendentemente da cosa farà (o molto probabilmente, non farà) il governo, i cittadini hanno compreso da tempo che la salvezza dei risparmi passa lontano dal circuito bancario, grazie ad asset tangibili come l’oro. Pensate che dal 1997 fino al 2022 il tasso di cambio era stato tenuto fisso a circa 1.510 lire contro 1 dollaro. Adesso, servono più di 94.000 lire sul mercato per comprare un solo dollaro. Chi avesse acquistato oro alla fine del 2019, quando iniziò il collasso, avrebbe speso 2 milioni 370 mila lire per un’oncia, che oggi rivenderebbe intorno a 4,6 miliardi (x 193 volte). Avrebbe così messo in salvo il proprio potere di acquisto da prezzi aumentati nel frattempo di 68,58 volte e da un cambio a -98%.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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