Martedì 13 gennaio, il Tesoro emetterà in asta il nuovo BTp a 3 anni. Offrirà un importo compreso tra un minimo di 3,5 e un massimo di 4 miliardi di euro. All’asta supplementare del giorno successivo metterà a disposizione fino a 1,2 miliardi di euro in più. Questa seconda operazione sarà riservata, come sempre, agli “Specialisti in titoli di stato”. La data di regolamento e ufficiale per l’emissione è stata fissata per giovedì 15 gennaio.
Nuovo BTp a 3 anni, ecco cedola lorda e netta
L’emissione del nuovo BTp a 3 anni arriva a pochi giorni dal collocamento sindacato con cui il Tesoro ha attirato ordini record per il nuovo BTp a 7 anni e la riapertura del BTp Green 2046. Rappresenta per il pubblico retail un’occasione ghiotta per investire all’inizio del nuovo anno. La cedola fissa annua lorda è del 2,40%. Al netto dell’imposta, sarà del 2,10%.
Data la bassa inflazione italiana in questa fase, resta pur sempre appetibile.
La cedola sarà corrisposta per metà ad ogni 15 marzo e per metà ad ogni 15 settembre dell’anno. La scadenza sarà del 15 marzo 2029. Già tra due mesi, vale a dire in data 15 marzo 2026, il Tesoro pagherà all’obbligazionista una prima cedola “corta” e pari allo 0,391160%. Essa si ottiene dai 59 giorni di effettivo possesso rispetto al semestre teorico di 181 giorni. In pratica, ciascun obbligazionista si troverà accreditati 3,91 euro per ogni 1.000 euro di capitale nominale investito. Al netto dell’imposta, visualizzerà 3,42 euro sul proprio conto deposito titoli.
Titolo interessante per famiglie
Perché il nuovo BTp a 3 anni è un titolo interessante per le famiglie? Presenta una durata medio-breve e gli italiani, in genere, si collocano sul tratto della curva che arriva fino ai 5-7 anni.
Possono così impiegare la liquidità senza correre grossi rischi. Infatti, i prezzi tendono a muoversi con maggiore volatilità man mano che le scadenze si allungano. Per un bond triennale, le variazioni sono scarne. Questo significa che, se anche l’obbligazionista volesse rivendere prima della scadenza, accuserebbe perdite molto basse o nessuna.
Il rendimento corto in questa fase dà sicurezza. Ipotizzando un’emissione alla pari, ricevere il 2,10% netto all’anno non sarebbe granché, ma consentirebbe pur sempre di battere l’inflazione. A meno che questa non torni ad accelerare nei prossimi mesi e anni. Di certo, il BTp a 3 anni resta un’ottima alternativa al conto corrente e persino al conto deposito. Offre di più dello stesso Bot a 12 mesi, anche se meno di scadenze lunghe e gettonate come il BTp a 10 anni. Quest’ultimo rende al momento intorno al 3,50% lordo.
| Strumento | Durata / scadenza | Rendimento medio lordo | Osservazione |
|---|---|---|---|
| BTp a 3 anni (mercato) | 3 anni | ~2,47 % | Rendimento di mercato del titolo governativo a 3 anni (dato medio recente). (Investing.com) |
| BOT (rendistato) | 1 anno | ~2,07 % | Rendimento medio lordo dei BOT secondo dati di Banca d’Italia. (Banca d’Italia) |
| BOT sett 2026 (MTS) | ~8 mesi residui | ~1,21 % | Esempio specifico di BOT 2026 con scadenza 14 settembre. (Rendimenti) |
| Conto deposito (media mercato) | 12 mesi | circa 2,0‑3,0 % | I conti deposito più competitivi a inizio 2026 offrono tassi lordo in quest’ordine di grandezza (risparmio, esempi bilanciati di mercato).
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Rendimenti corti stabili in questa fase
Cosa possiamo aspettarci dai rendimenti corti? Essi sono influenzati direttamente dalla politica monetaria. La Banca Centrale Europea avrebbe smesso di tagliare i tassi di interesse, che restano invariati dal giugno scorso. D’altra parte, non sembra che stia affrettandosi per rialzarli nei prossimi mesi. Anzi, i fatti geopolitici recenti (possibile accordo di pace in Ucraina e cattura di Nicolas Maduro nel Venezuela) stanno già avendo un impatto calmieranti dei prezzi di petrolio e gas. E ciò può portare nei mesi ad una certa disinflazione, spingendo le banche centrali a tenere i tassi bassi più a lungo, se non a limarli.
BTp a 3 anni a bassissimo spread con Bund
In conclusione, il nuovo BTp a 3 anni debutterà in una fase di particolare stabilità sul mercato sovrano per le scadenze più corte. Per non parlare della solida fiducia che stanno riscuotendo i nostri titoli di stato, premiati da investitori e agenzie di rating. Lo spread con la Germania su questo tratto della curva si riduce ad appena un quarto di punto percentuale.
giuseppe.timpone@investireoggi.it