Yield più alti, ma gli investitori rischiano di inseguire il mercato trascurando i fondamentali

Commento sui mercati obbligazionari globali di Chris Iggo, CIO Obbligazionario, AXA Investment Managers

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Commento sui mercati obbligazionari globali di Chris Iggo, CIO Obbligazionario, AXA Investment Managers

A dicembre abbiamo assistito a un forte aumento della volatilità, seguito a gennaio dal rimbalzo del rischio. La Federal Reserve ha trovato un nuovo accordo coi mercati. I tassi restano invariati e la pazienza diventa una virtù fondamentale per la politica monetaria. Non è chiaro se i tassi abbiano già raggiunto i valori massimi (secondo la maggior parte degli economisti i tassi neutrali sono leggermente superiori ai livelli attuali), ma possiamo dire che li hanno raggiunti per il momento.

Nonostante la volatilità del mercato dalla fine dello scorso anno, il reddito fisso si sta comportando come previsto nel nostro riesame della strategia di dicembre. Il settore più colpito nel 2018 oggi è in testa in termini di rendimento complessivo. Siamo solo all’inizio, naturalmente, ma il debito dei mercati emergenti sta andando bene, sostenuto dalla pausa nei rialzi dei tassi di interesse negli Stati Uniti, dalla stabilità del dollaro e dal fatto che molti investitori, l’anno scorso, hanno chiesto il rimborso delle loro posizioni su questi mercati. L’inserimento di alcuni emittenti del Medio Oriente nei principali indici da inizio anno ha contribuito a tali sviluppi. Secondo noi, sia le previsioni macroeconomiche che del credito per i mercati emergenti sono abbastanza robuste.

La scorsa settimana l’Arabia Saudita ha lanciato una grossa emissione obbligazionaria che è stata accolta molto bene dal mercato, anche grazie all’aumento del prezzo del petrolio. L’indice JP Morgan Emerging Bond Global Diversified è salito dell’1,82% finora a gennaio, seguito da un calo del 5% circa nel 2018. Le prospettive ci sembrano positive anche per i mercati high yield, che stanno realizzando buone performance dopo un dicembre torrido.

Il mercato high yield negli USA ha riportato un rendimento impressionante finora, del 3,2%; lo spread medio sull’indice è sceso dai 544 p.b. del 3 gennaio ai 452 p.b. attuali. Per lo yield, si è trattato di passare dall’8,1% al 7,2% in poco più di una settimana. Naturalmente, ora il rischio per gli investitori è di inseguire il mercato nel momento in cui le prospettive fondamentali a breve termine, per tutte le ragioni che abbiamo citato, sono tutt’altro che certe. Eppure questi yield sono interessanti quando la Fed non interviene sui tassi. Investire in un portafoglio high yield al 7,1% significherebbe un rendimento positivo in un anno, nella misura in cui lo yield restasse al di sotto dell’8,875%. Il carry è interessante per le obbligazioni high yield e dei mercati emergenti e, persino per gli investitori britannici ed europei, l’aumento degli yield e il rallentamento dei tassi negli USA ha migliorato il rendimento coperto previsto per i titoli a più alto rendimento denominati in dollari.

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