Volkswagen emette bond anche in corone norvegesi (NOK)

Le obbligazioni Volkswagen in corone norvegesi con scadenza 2020 sono disponibili a tasso fisso (XS1598103213) e a tasso variabile (XS1598103726)

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Le obbligazioni Volkswagen in corone norvegesi con scadenza 2020 sono disponibili a tasso fisso (XS1598103213) e a tasso variabile (XS1598103726)

Volkswagen prosegue il suo programma di emissioni obbligazionarie. Dopo aver collocato bond in euro e dollari, il gigante tedesco dell’auto e numero uno al mondo ha piazzato sull’euromercato anche bond in corone norvegesi (NOK) dedicati più che altro ad investitori retail.

 

Obbligazioni Volkswagen 2020 in corone norvegesi

 

I bond in corone norvegesi Volkswagen sono stati collocati per 1.500 milioni di NOK, suddivisi in due tranches: una a tasso fisso e una a tasso variabile. L’obbligazione a tasso fisso è la più liquida, è stata emessa per 1,15 miliardi di corone, offre un coupon del 1,75% per 3 anni (Isin XS1598103213) ed è negoziabile per importi di 10.000 NOK. Quella a tasso variabile è stata emessa per 350 milioni di corone, offre un coupon su base trimestrale del 0,70% sopra il Nibor a tre mesi fino al 2020 (Isin XS1598103726) ed è negoziabile anch’essa per tagli da 10.000 NOK. Entrambi bond Volkswagen sono senior unsecured, maturano nel aprile 2020 e sono quotati presso la borsa del Lussemburgo. Il rating di Volkswagen è A3 per Moody’s e BBB+ per Standard & Poor’s

 

Vantaggi e svantaggi dei bond Volkswagen in corone norvegesi

 

Fra i vantaggi dell’investimento in obbligazioni Volkswagen  in corone norvegesi c’è la solidità dell’emittente che gode di rating “investment grade” da parte delle agenzie di internazionali di valutazione. Il rischio è quindi prevalentemente sul cambio euro/corona norvegese: in mancanza di adeguate coperture alle quali sono abituate solo gli investitori professionali, si può perdere l’intero guadagno in termini di rendimento da qui alla maturazione del bond per chi intendesse portare il titolo a scadenza. Tutto dipenderà dall’andamento del cambio: se la corona norvegese continuerà a rafforzarsi nei confronti delle monete forti, per l’investitore retail ci saranno ulteriori vantaggi, oltre a quelli offerti in termini di rendimento nominale. Di contro, se la valuta tornerà a indebolirsi, allora anche i guadagni in termini di rendimento saranno inferiori.

 

L’economia della Norvegia

 

Come noto, l’economia norvegese dipende strettamente dalla vendita di petrolio nel Mare del Nord.

Recentemente la riduzione dell’attività petrolifera nell’offshore norvegese ha ridimensionato le prospettive di crescita di breve e medio termine del Paese. Tale fenomeno, atteso dalle Autorità norvegesi e riconducibile al completamento di alcuni grandi progetti petroliferi del passato, è coinciso con un – inaspettato nelle dimensioni – calo dei prezzi dei prodotti energetici: il prezzo del barile di greggio (brent) è sceso negli ultimi 9 mesi da oltre 100 dollari a 55/60, mentre i prezzi di vendita del gas naturale norvegese si sono ridotti nel 2014 del – 11,9% circa. In conseguenza di ciò, nell’ultimo trimestre il PIL del Paese non è cresciuto ai ritmi previsti e le stime per il 2016 sono state riviste al ribasso.

 

Disoccupazione al 3,5%, economia solida

 

Il tasso di disoccupazione in Norvegia si è mantenuto intorno al 3,5% e le esportazioni della mainland economy (che esclude l’export di prodotti energetici, piattaforme e unità navali per il settore oil and gas) hanno ben reagito allo stimolo dato dal deprezzamento del cambio. Le Autorità politiche e monetarie del Paese concordano sulla necessità di avviare il percorso del modello di crescita economica che ha caratterizzato l’economia norvegese, attraverso azioni che rilancino la competitività dell’industria non legata all’estrazione e vendita dei prodotti energetici. Quest’ultima sarà chiamata in futuro a compensare il minor gettito del settore petrolifero, ed a rendere la Norvegia meno dipendente dall’andamento dei prezzi petroliferi. Il primo passo in questa direzione è la moderazione salariale ed una stabilizzazione dell’inflazione sul livello di lungo periodo del +2,5%. L’economia norvegese permane tuttavia solida e le famiglie norvegesi hanno sperimentato nell’ultimo quinquennio un’elevata crescita del proprio reddito disponibile, che è stata in parte utilizzata per incrementare il turismo all’estero.

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