Volete un esempio di “droga” sui mercati dei bond? Guardate il Portogallo

Rendimento delle obbligazioni lusitane a 10 anni nei pressi di zero. Lisbona potrebbe essere la prima capitale del Sud Europa ad emettere decennali negativi.

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Bond Portogallo a 10 anni verso lo zero percento

Sarà per l’ottimismo per l’imminente arrivo di almeno tre vaccini contro il Covid nei prossimi mesi, sarà anche per l’affievolirsi delle tensioni post-elettorali negli USA; mettiamoci anche l’attesa per il varo di nuovi stimoli monetari da parte della BCE all’ultimo board dell’anno a dicembre. Una cosa è certa: i mercati obbligazionari sono in bolla, “drogati” dall’amplissima liquidità disponibile che fa lievitare ogni giorno di più i prezzi e scendere i rendimenti. Ieri, a mezzogiorno in punto il rendimento del bond a 10 anni del Portogallo si è azzerato per la prima volta nella sua storia. Sulla medesima scadenza, il Bonos spagnolo offriva circa lo 0,06%, il BTp lo 0,56% e la Grecia lo 0,67%.

L’ottimismo di cui dicevamo sta premiando in questa fase particolarmente i bond della semi-periferia d’Europa. La maggiore propensione al rischio allontana i capitali dai “safe assets” e incoraggia gli acquisti di titoli percepiti meno sicuri. E così, ad esempio, lo spread BTp-Bund a 10 anni è sceso ai livelli più bassi dall’aprile del 2016, fino a un minimo di 111 punti base nella giornata di ieri.

L’azzeramento del rendimento lusitano a lungo termine non è un fatto secondario. Lisbona fu sottoposta a un piano di assistenza finanziaria internazionale tra il 2011 e il 2014, sotto quella che allora venne definita la Troika (UE, BCE e FMI). Molto meglio e prima del previsto, si mostrò capace di uscire dal bailout e di riprendere a camminare sulle proprie gambe. Grazie a un piano di riforme che costarono il posto al premier conservatore Pedro Passos Coelho e trainata dal turismo, l’economia del Portogallo è cresciuta a buoni ritmi negli ultimi anni, sebbene il rapporto tra debito e PIL prima del Covid rimanesse il terzo più alto dell’Eurozona, dietro solamente a Grecia e Italia.

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Mercato obbligazionario in bolla

Oggi, i rendimenti sono negativi fino alla scadenza dei 9 anni e il Tesoro di Lisbona potrebbe essere il primo a potersi permettere tra gli stati del Sud Europa di collocare sul mercato anche bond a 10 anni con rendimenti sottozero. Finché l’intera curva sovrana tedesca resterà negativa, gli investitori troveranno conveniente comprare il debito italiano, spagnolo, greco e portoghese anche senza percepire un minimo di rendimento, anzi rimettendoci sul tratto medio-breve e persino ormai medio-lungo.

Ma la storia ha la testa dura e ci racconta dei cosiddetti PIIGS, che non più tardi di 10 anni fa fecero tremare il pianeta per il rischio di una spirale fiscale rovinosa per la stessa sopravvivenza dell’euro. Da allora, di miglioramenti reali i conti pubblici del Sud Europa ne hanno fatto ben pochi, concentrati perlopiù in Portogallo e Grecia. Ad essere cambiata è la politica monetaria della BCE, sempre più espansiva e capace di segnalare ai mercati, pur informalmente, che nessuno verrà fatto fallire. Ma capite da voi che comprare debito lusitano a 10 anni senza percepire un centesimo di rendimento sia più un esercizio di fede che un atto di investimento vero e proprio. Sui 30 anni, il Portogallo offre appena lo 0,74%, cioè meno della metà di quanto teoricamente dovrebbe essere nell’area il tasso annuo d’inflazione, stando al target della BCE.

Dovremmo tifare perché l’istituto non riesca mai più a centrare il suo obiettivo di politica monetaria, altrimenti le perdite che subiremmo in qualità di obbligazionisti sarebbero incalcolabili. Ci ritroveremmo con assets in portafoglio senza sufficiente valore per poter essere rivenduti proficuamente e pure di bassa qualità, essendo emessi in molti casi da stati con fondamentali macro dubbi e rating non rassicuranti. E’ la bolla, bellezza. Ma prestereste mai denaro a zero interessi a un tizio che pochi anni prima fu sull’orlo del fallimento e dovette essere salvato da amici e parenti?

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