Venezuela, tutte le menzogne dei media (anche italiani)

Tutte le falsità sul Venezuela che giornali e televisioni ci raccontano. Intanto c’è chi fa soldi con le obbligazioni al tappeto

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Tutte le falsità sul Venezuela che giornali e televisioni ci raccontano. Intanto c’è chi fa soldi con le obbligazioni al tappeto

Che il Venezuela stia attraversando un periodo di crisi è risaputo. Il Paese è travolto da una pesante recessione che vede mancare i beni di primaria necessita, una inflazione iperbolica e uno stato di disagio sociale diventato cronico. Tutta colpa del prezzo del petrolio di cui il Venezuela è grande esportatore, è crollato di oltre il 50% sul mercato da quasi tre anni, che sta mettendo a dura prova le finanze statali e la tenuta dello stesso potere politico centrale retto dal presidente Nicolas Maduro.

 

Il presidente Maduro

 

Maduro ha ereditato un ruolo molto difficile dopo la morte di Chavez, cioè gestire il Venezuela in un momento di caduta dei prezzi del greggio e del ritorno degli Stati Uniti in Sudamerica dopo la disgraziata avventura in Medio Oriente. E una missione impossibile, ossia sostituire Chávez con un uomo filoamericano. La morte di Chávez (per avvelenamento si dice) ha privato il Venezuela e l’America Latina di un leader capace di mettere in marcia politiche che hanno tolto dalla povertà 70 milioni di persone nel continente. Nessuno ci era mai riuscito prima. Sono cambiamenti che, però, hanno bisogno di anni, di generazioni, per consolidarsi. Ed è lì che l’opposizione (finanziata dagli Stati Uniti) pretende di strangolare Maduro, su problemi mal risolti come le importazioni, i dollari preferenziali o le difficoltà a frenare la corruzione che sfociano nei problemi di approvvigionamento. Con l’obiettivo di permettere alle compagnie petrolifere USA di mettere le mani sui più grandi giacimenti di petrolio al mondo nel Golfo dell’Orinoco, sulle miniere d’oro de Las Cristinas, e sui giacimenti di coltan (minerale raro costituito da columbite e tantalite, utilizzato per la costruzione di conduttori elettrici e nelle industrie bellica, spaziale e delle comunicazioni).

 

L’Assemblea Costituente

 

Per contrastare i tentativi di colpo di stato e le spallate dell’opposizione, Maduro ha messo in campo tutte le forze atte a preservare l’ordine costituito, compreso il ricorso alla creazione di un’Assemblea Costituente (prevista dalla costituzione) e l’esautoramento del procuratore generale che si era opposto (fuggito in Colombia per non essere arrestato).

Per farlo è stata usata la forza, ma non è mai stata infranta la legge. La formazione della stessa Assemblea Costituente è permessa dalla Costituzione del Venezuela e il Presidente della Repubblica ha il potere e dovere di garantire l’ordine pubblico. Per tutta risposta, gli USA hanno condannato l’operato di Maduro e applicato sanzioni economiche contro il Paese.

Il rapporto Onu

 

 

Un rapporto Onu, invece, denuncia oggi il ricorso sistematico e diffuso a una forza eccessiva contro i manifestanti in Venezuela con pestaggi e torture. Le violazioni massicce dei diritti umani e i gravi abusi commessi in Venezuela in risposta alle dimostrazioni anti-governative che tradiscono “la volontà politica di reprimere l’opposizione e di instillare paura tra la popolazione per porre fine alle proteste“, denuncia il rapporto dell’Alto Commissariato Onu per i diritti umani. “L’uso diffuso e sistematico di una forza eccessiva durante le manifestazioni e la detenzione arbitraria di manifestanti e presunti oppositori politici mostrano che non si tratta solo di atti illegali e isolati di alcuni funzionari”, afferma il documento che invita il Consiglio Onu dei diritti dell’uomo a valutare l’opportunità di misure per prevenire un ulteriore deterioramento della situazione dei diritti umani. Per l’Alto Commissario Onu ai diritti umani Zeid Ra’ad Al Hussein la crisi economica e sociale e le crescenti tensioni politiche potrebbero portare ad un ulteriore peggioramento della situazione in Venezuela.

 

Informazioni false

 

Ebbene tutto questo è falso. Lo testimonia, sia l’ambasciatore venezuelano a Roma Julian Rodriguez Diaz in una recente intervista (non mandata in onda ovviamente, ma disponibile sul canale Youtube), che molti inviati, turisti e studiosi che sono rientrati recentemente dal Venezuela e che hanno denunciato tutte le aberranti falsità che i media diffondono allegramente. Si parla di affossamento della democrazia, ma non è così. Il Venezuela – scrive Juan Carlos Monedero dcoente in Scienze politiche e sociologia alla Università di Madrid– è una repubblica presidenziale che concentra i poteri nelle mani del presidente, come in altri paesi sudamericani, come negli stessi Stati Uniti, dove la diseguaglianza sociale dilaga e serpeggia alla stessa maniera, dove vige ancora la pena di morte, dove si torturano prigionieri e politici (Guantanamo).

In Venezuela – spiega Monedero – gli USA hanno bisogno di guadagnarsi il favore dell’opinione pubblica affinché, poi, il furto delle materie prime  a cui puntano non sia così evidente. Hanno bisogno di riprodurre in Venezuela la medesima strategia che costruirono quando parlavano di armi di distruzione di massa in Iraq. Ma la maggioranza della popolazione, alfabetizzata e istruita dopo anni di chavismo, ha capito come stanno realmente le cose e sta con Maduro.

 

L’opposizione recentemente ha messo una bomba al passaggio di poliziotti a Caracas e i media italiani (dai grandi quotidiani, alle reti televisive nazionali, hanno pubblicato la foto come se la responsabilità fosse di Maduro. Un elicottero rubato ha lanciato granate contro il Tribunale Supremo e i mass media sono restati in silenzio. Sono atti terroristici. Di quelli che stanno in apertura nelle prime pagine e nei telegiornali. Men che meno in Italia, paese che si trova al 66esimo posto al mondo per correttezza dell’informazione. Più della metà dei paesi delle Nazioni Unite, poi, hanno palesato l’esigenza che si rispetti la sovranità del Venezuela. Russia e Cina, membri del consiglio permanente, non daranno mai carta bianca a Trump per “attaccare” il Venezuela. Ragion per cui tenta di sobillare le masse facendo leva sul malcontento generale.

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