Venezuela, Moody’s taglia ancora il rating

La speculazione sul petrolio spinge i rendimenti dei bond oltre il 27%. Maduro rassicura gli investitori sul pagamento dei debiti e c’è chi consiglia di comprare

di Mirco Galbusera, pubblicato il
La speculazione sul petrolio spinge i rendimenti dei bond oltre il 27%. Maduro rassicura gli investitori sul pagamento dei debiti e c’è chi consiglia di comprare

Per Moody’s il Venezuela è a un passo dal default. Gli esperti dell’agenzia di rating hanno infatti declassato il paese caraibico da Caa1 a Caa3 con outlook stabile. Tradotto, significa che il debito statale venezuelano è a un passo dal default. L’azione di Moody’s non è una sorpresa per gli investitori, ma un taglio netto di due noch del rating di Caracas appare quantomeno un po’ esagerato – sottolineano da Deutsche Bank – anche perché il paese ha riserve finanziarie e crediti esigibili per superare indenne il 2015. Certo è che, con l’aria che tira sui mercati internazionali,  Moody’s ha necessariamente messo le mani avanti.   Col petrolio a 40 Usd il Venezuela si avvicina al crac finanziario   Principale responsabile della caduta del merito creditizio dell’agenzia di rating – si apprende da una nota – è il crollo verticale del prezzo del petrolio. Il bilancio del Venezuela, come noto, si regge per oltre il 90% dalle esportazioni di greggio e il bilancio di previsione dello Stato è sempre stato tarato dal governo su un prezzo medio di 100 dollari al barile. Logico pensare che a 40 Usd il paese non è in grado di restare in equilibrio, senza mettere la popolazione alla fame (peraltro è già così). Le riserve del Venezuela ammontano a circa 22 miliardi di dollari, mentre il debito complessivo supera i 100 miliardi. E con il greggio a questi livelli – fanno notare gli esperti di UBS in un recente report – Caracas avrebbe ossigeno per 1-2 anni al massimo, considerando che Nicolas Maduro ha già approvato un secco taglio alle spese statali di 20 miliardi di dollari e si appresterebbe a svalutare il bolivar. Lo scenario appare quindi nero e il default sul debito statale e della compagnia petrolifera PDVSA, controllata dallo stato, utilizzata in passato per rastrellare valuta pregiata collocando bond internazionali, pare sia solo una questione di tempo.   I bond decennali rendono il 27%, PDVSA il 35%   Allo stato attuale, il bond  governativo a dieci anni rende il 27% a scadenza, mentre PDVSA 12,75% 2022 (USP7807HAM71) ha già superato il 35%. Alla notizia del taglio di rating da parte di Moody’s, però, l’obbligazione più colpita sembra essere il Venezuela 9,25% 2027 (US922646AS37) che sul mercato italiano TLX flette del 7% con scambi elevati. Gli investitori continuano a vendere – commentano dalle sale operative di Unciredit – seguendo direttamente le quotazioni del petrolio: se si abbassa anche solo di pochi centesimi, gli ordini iniziano a piovere da ogni angolo. Un altro indicatore che gli investitori stanno seguendo è il CDS a cinque anni che misura le probabilità di default nell’arco temporale di medio periodo e che ha superato i 4.300 punti. Più contenuto, invece, il ribasso dela ’obbligazione 7% 2015 (XS0214851874 ) il cui rimborso è previsto fra circa 60 giorni e che prezza intorno a 94.     Per alcuni gestori il Venezuela è una buy opportunity   [fumettoforumright]Di fronte a questo scenario catastrofico, però, alcuni temerari analisti intravvedono grosse possibilità di guadagno. Michael Ganske, capo dei mercati emergenti a Rogge Global Partners Plc e che gestisce un portafoglio obbligazionario da 8 miliardi di dollari, sta comprando obbligazioni Venezuela. Secondo il gestore, Maduro, continuerà ad onorare il debito venezuelano perché il costo di un eventuale default del debito di esportatori di petrolio avrebbe costi superiori. Lo stesso Maduro avrebbe assicurato ancora una volta che il Venezuela onorerà regolarmente il debito estero e sta cercando di rinegoziare le scadenze dei bond 2016 e 2017 di PDVSA. Inoltre – riferisce la Reuters – il presidente venezuelano è tornato da un recente viaggio in Cina con la garanzia che Pechino investirà 20 miliardi di dollari nel paese caraibico a sostegno delle finanze pubbliche, estendendo altresì a 42 miliardi di dollari la linea di credito a lungo termine a favore di Caracas. Allo stesso tempo il Venezuela si starebbe assicurando finanziamenti dalle banche del Qatar, come annunciato dallo stesso presidente da Doha il 12 gennaio scorso.   Per gli esperti, il petrolio è vicino a un rimbalzo   Non solo. Julius Baer ritiene che il mercato del greggio sia vicino al rimbalzo. “I prezzi del petrolio dovrebbero stabilizzarsi e rimbalzare nel breve termine a causa del rallentamento dell’attività di trivellazione e del rafforzamento della domanda”, osserva Norbert Ruecker, a capo della ricerca sulle commodity. La previsione della banca privata svizzera va in controtendenza rispetto alle valutazioni pessimistiche di diversi analisti che hanno invece tagliato le stime sui prezzi dopo il recente crollo del 5%  delle quotazioni.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Mercati Emergenti, Obbligazioni High Yield, Bond in dollari USA, Ratings, Bond Venezuela, Titoli di Stato Italiani