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Venezuela: bond in rialzo su accordo produzione Opec

L'Opec trova l'accordo per tagliare la produzione di petrolio e far risalire i prezzi del greggio. In rialzo i prezzi dei bond venezuelani

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L'Opec trova l'accordo per tagliare la produzione di petrolio e far risalire i prezzi del greggio. In rialzo i prezzi dei bond venezuelani

I bond del Venezuela tornano a salire. Il recente accordo raggiunto a Vienna fra i vari produttori di petrolio appartenenti al Opec (fra cui il Venezuela) ha ridato slancio alle quotazioni dei titoli di Stato e alle obbligazioni della compagnia petrolifera statale Petroleos de Venezuela.

I prezzi del petrolio stanno decollando in scia alle indiscrezioni di stampa in base alla quali l’Opec ha raggiunto un accordo per il taglio della produzione di greggio di 1,2 milione di barili al giorno a 32,5 milioni. Il Brent vola con un rialzo del 7,44% a 50,84 dollari al barile e il Wti sale del 6,99% a 48,39 usd. Prezzi ancora lontani dai target prefissati dal governo venezuelano per la messa in sicurezza del debito pubblico e per poter sperare in una ripresa economica che tiri fuori dalle secche un Paese che dipende per il 95% dall’export di petrolio. Ma è comunque un passo avanti che ne dovrebbe stabilizzare i prezzi intorno ai 50 dollari al barile permettendo (non solo al Venezuela) ai paesi produttori di predisporre i bilanci statali di previsione per il 2017 basandosi su entrate meno incerte che nei due ultimi anni.

Bond Venezuela a 10 anni rendono il 23%

Sul mercato obbligazionario, il bond Venezuela da 4 miliardi di dollari con cedola 9,25% e scadenza 2027 (ISIN US922646AS37 ) tratta su EuroTLX intorno al 49,50% del valore nominale per un rendimento del 22,9% a scadenza. Sul tratto breve della curva, invece, le obbligazioni con scadenza agosto 2018 e cedola al 13,625% (ISIN US922646AT10 , USP9395PAA95) prezzano 82 per un rendimento del 31% a scadenza. L’inversione di rendimento dei tassi – spiegano gli analisti – riflette comunque e sempre lo stato di difficoltà dell’emittente e, non ultimo, il rischio default.

Non bisogna dimenticare che a ottobre 2016 la compagnia petrolifera statale PDVSA ha fronteggiato una onerosa quanto difficile operazione di ristrutturazione di alcune obbligazioni in scadenza nel 2017 posticipandone il rimborso di cinque anni proprio per mancanza di liquidità a causa dei minori incassi dalle vendite di petrolio.

Venezuela, Paese in crisi ma solvente

Nonostante le difficoltà economiche degli ultimi anni, il Venezuela si è sempre dimostrato solvente. Maduro va ripetendo che negli ultimi 20 mesi il Paese ha rispettato tutte le scadenze internazionali pagando un totale di 60 miliardi di dollari, ma il debito resta sempre lì, le importazioni sono sempre fatte con il contagocce e la crisi continua a mordere più che mai. Inoltre, dal 2008 ad oggi la Cina ha prestato al Venezuela 50,3 miliardi di dollari grazie a diversi accordi di cooperazione: il Paese ha restituito al colosso asiatico 41,5 miliardi e sono in essere diversi accordi nel settore petrolifero, che serviranno ai venezuelani per finanziare la costruzione di raffinerie.

Interessi sui bond venezuelani pagati in ritardo dalle banche USA

Il governo del Venezuela però – secondo gli analisti – vive un conflitto continuo con Citibank, conflitto che potrebbe portare a “impasse future” secondo El Universal: secondo il governo Citibank paga intenzionalmente in ritardo le cedole sui titoli di Stato. Il conflitto tra il governo e la banca si trascina da tempo: i primi di luglio Citibank ha annunciato la chiusura dei conti bancari di enti venezuelani come la compagnia petrolifera PDVSA o il governo. Pochi giorni dopo ha annunciato il ritiro del proprio agente che si occupa di pagare le rendite obbligazionarie e ancora oggi si è in attesa che un tribunale di Caracas ne nomini uno nuovo. E il rischio per i mancati pagamenti delle obbligazioni è un pericolo, nuovo, che preoccupa Caracas.

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