Venezuela alla prova delle riforme fra prezzo del greggio e rischio default

A fine mese andrà a rimborso un bond da 1,5 miliardi, ma lo scoglio più duro sarà in autunno per le obbligazioni PDVSA

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A fine mese andrà a rimborso un bond da 1,5 miliardi, ma lo scoglio più duro sarà in autunno per le obbligazioni PDVSA

Il Venezuela cerca di stare a galla. Nonostante il crollo delle quotazioni del greggio che hanno messo in ginocchio il paese, il governo venezuelano sta facendo tutto il possibile per evitare il collasso. Come noto, il budget statale si regge per il 95% sulle entrate derivanti dall’export di petrolio e da quando il prezzo del greggio è franato a 30 dollari al barile, le cose si sono messe malissimo per un’economia già dilaniata dall’iperinflazione. E nemmeno il recente accordo fra Russia, Arabia Saudita, Venezuela e altri grandi produttori per congelare la produzione ai livelli di gennaio sembra essere stato utile a far risalire i prezzi. Per di più, il livello delle riserve statali è sceso ai minimi storici, insufficiente a reggere il peso del debito estero.  Così sono state varate dal presidente Nicola Maduro, messo in minoranza in Parlamento dopo le elezioni di fine 2015, urgenti misure di finanza pubblica (fra cui l’aumento del costo della benzina, il più basso del mondo) per sostenere il budget statale. Ma basterà? Altri puntelli economici sono già arrivati da paesi “amici”, fra cui Russia e Cina, ma il continuo taglio alle spese di bilancio non fa che pesare sempre di più sulla crisi interna laddove continuano a mancare beni di prima necessità.   Bond Venezuela rendono più del 35%   Dal punto di vista finanziario, il Venezuela deve gestire un fardello debitorio da 110 miliardi di dollari, di cui 65 costituiti da obbligazioni internazionali emesse dallo Stato e dalla compagnia petrolifera statale Petroleos de Venezuela (PDVSA).

Le casse sembrano inadeguate a sostenere i rimborsi e il pagamento degli interessi dei bond high yield, ma c’è da dire che i conti del Venezuela non sono per niente trasparenti e molte gestioni avvengono fuori bilancio. Ufficialmente il livello delle riserve del Banco Central ammonta a 15 miliardi di dollari, appena sufficienti per soddisfare le scadenze in programma quest’anno, fra cui un bond statale da 1,5 miliardi di dollari che andrà in maturazione a fine settimana. Gli analisti di Barclay ritengono che con il prezzo del petrolio a questi livelli PDVSA andrà incontro a default il prossimo autunno quando dovrà rimborsare più di 3 miliardi di bond.
Le probabilità, stando anche ai prezzi di mercato e ai rendimenti, sono aumentate al 78%, livello mai raggiunto prima. Il governo, tuttavia, continua a rassicurare che il Venezuela onorerà i suoi impegni con i creditori internazionali. A mali estremi ci sarebbe la vendita della controllata Citgo e/o – come da indiscrezioni riportate da Interfax a fine 2015 – anche la cessione di una quota della compagnia petrolifera ai russi di Rosneft per fare cassa.

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