Venezuela a rischio default. Schizzano i rendimenti dei bond

La Banca Centrale ha solo 20 miliardi di riserve valutarie a fronte di 36 miliardi di debiti. Lo Stato è costretto a indebitare la compagnia PDVSA per fare cassa: lanciato nuovo bond 6% 2026

di Mirco Galbusera, pubblicato il
La Banca Centrale ha solo 20 miliardi di riserve valutarie a fronte di 36 miliardi di debiti. Lo Stato è costretto a indebitare la compagnia PDVSA per fare cassa: lanciato nuovo bond 6% 2026

Il Venezuela è in crisi di liquidità. La scomparsa del leader carismatico Hugo Chavez lo scorso mese di marzo, com’era prevedibile dagli analisti, sta mettendo a dura prova il bilancio dello Stato che, come noto, si regge essenzialmente  sull’esportazione di petrolio. Il Venezuela è il secondo produttore al mondo di greggio e il Paese con le maggiori riserve accertate e non ancora sfruttate, è membro dell’Opec e dispone anche di notevoli riserve auree. Tutto questo, però, non significa necessariamente che i conti dello Stato siano blindati. Anzi. L’iperinflazione, la corruzione a tutti i livelli, l’eccessiva dipendenza dalle importazioni di manufatti e l’assenza di un tessuto industriale e infrastrutture adeguate, collocano il Venezuela fra i paesi più a rischio default. I Credit Default Swap (CDS Venezuela), i contratti negoziati per coprirsi dal rischio insolvenza aventi come sottostante il debito sovrano, hanno superato i 1.200 punti e i rendimenti dei titoli di stato più lunghi sfiorano adesso il 15%. Mentre quelli più corti non scendono sotto la doppia cifra. Il bond Venezuela 8,50% ottobre 2014 (Isin US922646BM57), in scadenza fra meno di un anno, prezza 98 e rende in questo momento l’11,20%, quando a inizio anno rendeva meno dell’8%. Cosa sta succedendo?

 

Venezuela, riserve valutarie ai minimi da 10 anni

 

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Come sempre, quando si parla di Venezuela si guarda alla quotazione del petrolio. Caracas dipende strettamente dai prezzi del greggio (ora il Brent è intorno ai 108 dollari) che in questo momento sono in tendenziale ribasso. Il trend è destinato a peggiorare – osservano gli analisti di Citigroup – con i progressi nelle trattative per lo smantellamento del nucleare iraniano che in breve tempo potrebbero riportare sul mercato il greggio targato Teheran. Alla luce della fine delle sanzioni e dell’abbondanza dell´offerta saudita (che a settembre ha visto le esportazioni salire ai massimi dal 2005), gli esperti di Citigroup ritengono che l´Opec l´anno prossimo sarà costretta a tagliare l´output di greggio. Gli analisti del colosso statunitense stimano inoltre che nel quarto trimestre del 2013 il prezzo medio del Brent si attesterà a 105 dollari per scendere a 98 dollari nel 2014. Minori entrate per il Venezuela si tradurranno necessariamente in difficoltà a sostenere il peso dei 36 miliardi di obbligazioni in maturazione da qui al 2038. Per farlo, Caracas è quindi costretta ad intaccare le riserve, principalmente in oro. A metà novembre erano scese del 30% rispetto a un anno prima, a quota 20,9 miliardi di dollari, il livello più basso dal 2004. Di queste, solo 300 milioni sono disponibili per assicurare le importazioni nei prossimi tre mesi – fanno notare gli esperti – e vi è il serio rischio che il Venezuela possa presto essere carente di beni di prima necessità nel 2014. C’è il rischio, quindi, di tensioni sociali e politiche che potrebbero destabilizzare il potere del neo eletto presidente Nicolas Maduro, assiduamente impegnato a combattere la speculazione e il carovita all’interno del paese.

 

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Inflazione Venezuela, lo Stato è costretto a indebitare PDVSA per sostenere il debito pubblico venezuelano

 

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In questo contesto la prudenza è d’obbligo. Gli analisti di Credit Suisse consigliano di vendere bond a lunga scadenza per riposizionarsi su quelli a corta scadenza o comunque di coprirsi contro il rischio insolvenza (servono 1.230 dollari per assicurarne 10.000). L’inflazione è fuori controllo e la Banca Centrale di Caracas, benché abbia venduto dollari contro bolivar per sostenere il cambio ufficiale, sembra impotente a controllare il livello dei prezzi all’interno del paese, sempre più frammentato e slegato dalle autorità centrali. Per non intaccare ulteriormente le già esigue riserve del Paese, Petroleos de Venezuela (PDVSA), la compagnia petrolifera statale, ha appena emesso un nuovo bond a lunga scadenza da 4,5 miliardi di dollari con coupon 6% e maturazione nel 2026, di cui 1,5 miliardi sono stati venduti privatamente alla Banca Centrale. Il ricavato sarà utilizzato da PDVSA per scopi attinenti alle attività estrattive di petrolio, ma – secondo gli esperti di Credit Suisse – è evidente che gran parte del funding sarà prestato allo Stato per sostenere il pagamento degli interessi sul [fumettoforumright]debito sovrano. I rendimenti delle obbligazioni PDVSA (rating B per S&P) sono infatti in linea con quelli  offerti dai titoli governativi, al punto che gli analisti considerano ormai i due emittenti equivalenti sotto il profilo del rischio. Il bond PDVSA 12,75% 2022 (Isin USP7807HAM71), fra i più seguiti dai traders, viene scambiato intorno a 90 per un rendimento lordo a scadenza che sfiora il 15%. Anche nel caso dell’azienda petrolifera venezuelana, gli analisti di Credit Suisse consigliano di alleggerire le posizioni lunghe per posizionarsi su quelle più corte, visto che lo Stato ha incominciato a indebitare a lungo termine la controllata per finanziarsi sul mercato per assicurare quanto meno i pagamenti degli interessi e il rimborso del bond da 1,5 miliardi in scadenza nel 2014.

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Argomenti: Nuove emissioni, collocamenti, Obbligazioni High Yield, Bond Venezuela, Titoli di Stato Italiani

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