Veneto Banca/Pop Vicenza: rischio bail in ancora elevato

La Ue chiede 1 miliardo ai privati per il salvataggio delle venete. Rischio bail in ancora elevato. Pronte le cause degli obbligazionisti subordinati

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Mirco Galbusera

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Si ingarbuglia ancora di più la telenovela per il salvataggio delle banche venete. Secondo quanto riferito da fonti Reuters, la Ue avrebbe alzato il conto per il salvataggio delle ex popolari venete: la Commissione europea ha chiesto 1 miliardo di euro in piu’ per concedere il via libera dello Stato.

 

A riportarlo è anche Il Sole 24 Ore spiegando che il problema e’ che dovrà trattarsi di contributi a carico dei privati e non dello Stato nell’ambito della ricapitalizzazione precauzionale di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, disciplinata dalla legge salva risparmio con il suo budget da 20 miliardi. Quindi 6,4 miliardi di euro per salvare le due banche venete – secondo la Ue – dovrà arrivare in parte anche dai privati. Considerando l’anticipo già messo dal Fondo Atlante a gennaio pari a 930 milioni, un altro miliardo dovrà arrivare da azionisti e obbligazionisti facendo così scendere l’intervento del Tesoro a circa 4,5 miliardi di euro.

 

Ue chiede 1 miliardo ai privati per il salvataggio delle venete

 

La trattativa però – come riportano varie fonti bancarie e istituzionali italiane che si accavallano di giorno in giorno – sarebbe ancora nebulosa e in alto mare. Lo stesso commissario Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager ha parlato di negoziato «non così avanti» sulle due banche venete in un’intervista a La Stampa giorni fa. Il governo, dal canto suo, preferisce sistemare prima Banca Mps prendendo tempo sulle venete, mentre dalla Bce non giungono più pressioni a fare in fretta, anche perchè il clima politico europeo sta cambiando (vedi elezioni in Francia) e qualcuno vorrà prima capire come andranno le votazioni in Germania il prossimo autunno. Politicamente, poi, l’Italia sta entrando in campagna elettorale e qualsiasi decisione radicale che verrà presa in questo momento sulle due banche venete (qualcuno pensa anche al bail se dovesse fallire l’intervento dei privati) rischierebbe di ritorcersi contro il Partito Democratico che sta al governo. Insomma, nulla è certo, anzi la soluzione pare più torbida di prima.

 

Obbligazionisti subordinati pronti a fare causa in caso di conversione in azioni

 

Unica cosa certa, nel trambusto generale dove nessuno sa più che pesci pigliare, sono le cause pronte in caso di violazione delle norme che regolano i prospetti informativi dei bond subordinati in caso di conversione forzata in azioni. Nell’operazione che il mercato dà per scontata nell’ambito del piano di “salvataggio” delle banche venete, sarebbero coinvolti oltre 1,2 miliardi di titoli subordinati fra Popolare di Vicenza e Veneto Banca in mano a investitori istituzionali. A differenza dell’operazione di ristoro offerta ai piccoli azionisti lo scorso mese di aprile in cambio della rinuncia alle cause legali (andata a buon fine), per i bond subordinati rischia di aprirsi un conflitto coi creditori ben più vasto che rischia di coinvolgere anche il Ministero dell’Economia e delle Finanze qualora dovesse diventare azionista delle due banche venete. Molti studi legali hanno già raccolto manifestazioni da parte di investitori italiani e internazionali per oltre 300 milioni di euro (fonte Reuters), ma se la conversione dei bond fosse portata a compimento con relativo danno agli obbligazionisti, soprattutto alla luce delle sanzioni comminate da Bce e Consob per bilanci tarocchi – dicono gli esperti – si scatenerebbe un eco mediatico ben superiore a quello di Banca Marche o Popolare Etruria e Lazio di due anni fa. Il che renderebbe, per certi versi, ancora più oneroso il salvataggio di Veneto Banca e Popolare Vicenza a causa del costo delle litigations.

 

Vandelli; già pagato molto, poco spazio per altri interventi

 

Credo che il sistema bancario italiano abbia già pagato molto per cercare di sostenere le situazioni di difficoltà che ci sono in Italia. Credo che oggi il sistema bancario italiano sia solido e che abbia già pagato un prezzo molto elevato quindi francamente non vedo quali spazi ci possano essere, credo molto ridotti”. Così Alessandro Vandelli, a.d. di Bper, ha riposto in merito alle ipotesi di stampa secondo cui si starebbe valutando l’intervento del Fitd (Fondo Interbancario Tutela Depositi) per immettere capitale nelle banche venete. A margine di un evento per la presentazione di alcune iniziative per le celebrazioni per i 150 anni della banca, il banchiere ha sottolineato che “no, io non ho avuto nessun contatto” su questo tema. Vandelli ha poi ricordato che lo sforzo chiesto alle banche italiane “non è stato soltanto l’intervento e i versamenti che abbiamo fatto nei diversi fondi, ma anche gli investimenti in Atlante“.

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