Veneto Banca – Popolare Vicenza: se non sarà bail in, poco ci manca

Il Ministro Padoan rassicura i mercati, ma gli investitori non si fidano. Bond senior in discesa, rischio di risoluzione elevato

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Il Ministro Padoan rassicura i mercati, ma gli investitori non si fidano. Bond senior in discesa, rischio di risoluzione elevato

Bail in sembra diventata una parola blasfema che solo pronunciarla fa tremare investitori, risparmiatori e politici. Sulle banche venete se ne sta abusando senza conoscere realmente il significato e che – secondo le direttive europee recepite dal nostro ordinamento – prevede, in caso di gravi difficoltà dell’istituto di credito, la concorrenza alle perdite dei privati.

 

In buona sostanza, per dirla in parole semplici, per tappare i buchi di bilancio si vanno a reperire soldi laddove sono stati allocati dai risparmiatori secondo una scaletta ben precisa: azioni, obbligazioni subordinate, obbligazioni senior e depositi. Sono escluse le obbligazioni garantite e i depositi sui conti sopra i 100.000 euro. Detto questo c’è da domandarsi a questo punto che differenza passa fra il bail in bancario e l’intervento di salvataggio sulle banche venete in cantiere da tempo e che il governo intende approntare tramite una ricapitalizzazione precauzionale da 6,4 miliardi per la quale, oltretutto, la Ue impone che almeno 1 miliardo sia messo dai privati.

 

I bond senior rendono il 17%

 

I bond subordinati con molta probabilità verranno convertiti in azioni che valgono poco più di zero, i bond senior potrebbero essere tagliati (rendono il 17%) e non v’è certezza che i depositi siano al sicuro al 100% con tutte le voci che girano. Quindi, per i risparmiatori, alla fine che differenza passa fra un piano di risoluzione e un intervento ad hoc che in sostanza produrrà più o meno gli stessi effetti?

 

Padoan cerca di rassicurare gli investitori

 

Dal governo e dal ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan – si legge su MF – sono arrivate rassicurazioni, ma non ancora ipotesi concrete al punto che all’uscita dall’incontro romano di ieri le incertezze erano ancora tutte sul tavolo.

Padoan si è limitato a escludere la possibilità di una risoluzione («il bail in è un’ipotesi esclusa») e ha ribadito in un comunicato la garanzia sulla liquidità della banca. Liquidità che ieri avrebbe subito un forte scossone, come testimoniato dai dati riservati emersi in serata, anche se solo a Vicenza sono in fase di lancio altre emissioni obbligazionarie garantire dallo Stato per un importo fino a 2,2 miliardi.

In arrivo altri bond con garanzia statale

 

Se insomma la continuità aziendale non è per il momento in discussione, resta il problema di come e dove trovare l’ulteriore miliardo privato richiesto mercoledì dalla DgComp. Bruxelles ritiene infatti che, prima di avviare la ricapitalizzazione precauzionale, le due banche debbano puntellare la propria posizione patrimoniale per garantire la solvibilità prospettica. A non convincere sarebbero soprattutto gli obiettivi reddituali del piano che, nello scenario macro-economico prospettato, risulterebbero troppo ambiziosi al team di Margrethe Vestager.

 

La trattativa con Bruxelles

 

L’unica carta spendibile per il governo è quindi la prosecuzione della trattativa con l’obiettivo di smussare i diktat più spigolosi e, soprattutto, di evitare nuove richieste di capitale. Anche se preoccupazione e sconcerto sono sentimenti dominanti, per ora si escludono gesti plateali che risulterebbero solo controproducenti. Ieri ad esempio sono stati smentiti i rumor su un possibile passo indietro dell’amministratore delegato di Bpvi Fabrizio Viola. «Il capitano deve restare al suo posto e, nella malaugurata evenienza, deve lasciare la nave per ultimo», si confida una fonte. Risulta però plausibile che i board fissino una scadenza indicativa per la trattativa con Bruxelles. «Prolungare il dialogo senza costrutto sarebbe solo un esercizio controproducente. Ci daremo un termine entro il quale tentare il salvataggio», spiega la fonte. E quando il tempo sarà scaduto, ci sarebbero davvero poche alternative a uno strappo con Bruxelles. Una soluzione di cui, al momento, nessuno preferisce parlare esplicitamente.

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