Veneto Banca – Popolare Vicenza: salvataggio difficile, bail in possibile

La Ue chiede che anche i privati intervengano nel salvataggio delle banche, ma nessuno vuole metterci soldi. Rischio bail in per Veneto Banca e Pop. Vicenza

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La Ue chiede che anche i privati intervengano nel salvataggio delle banche, ma nessuno vuole metterci soldi. Rischio bail in per Veneto Banca e Pop. Vicenza

Sulle banche venete il governo si gioca la faccia e anche le elezioni politiche. Se per Popolare Vicenza e Veneto Banca non si trovasse una soluzione accomodante per varare la ricapitalizzazione precauzionale, per il partito democratico si aprirebbero scenari cupi e tempestosi.

 

Come noto, la Ue chiede che non sia solo lo stato a metterci i soldi (6,4 miliardi di euro di ricapitalizzazione precauzionale), ma anche i privati, per una cifra di almeno 1 miliardo di euro. E per privati, s’intende il fondo Atlante che è azionista pressoché totalitario delle due banche venete, ma che di fatto si è tirato indietro dopo aver già pompato nelle casse degli istituti quasi 3,5 miliardi di euro. Così il governo sta cercando un compromesso con le autorità europee per evitare il peggio (bail in).

 

Rischio bail in per Veneto Banca e Pop. Vicenza

 

L’incontro che si è tenuto ieri a Bruxelles nella sede dell’Antitrust europeo tra i vertici di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca da una parte e i funzionari della direzione generale Concorrenza della Commissione dall’altra, si è concluso con un esito negativo. La Commissione – spiega MF – non ha infatti modificato le proprie posizioni e pretende un miliardo di capitale aggiuntivo dai privati per concedere il via libera alla ricapitalizzazione precauzionale di Stato. La richiesta non sarebbe legata a una nuova e penalizzante valutazione del portafoglio crediti, già peraltro fortemente svalutato nel bilancio del 2016, ma alle previsioni delle banche sulla redditività, giudicate troppo ambiziose dalla direzione Concorrenza della Commissione Ue, che mira a verificare la solvibilità prospettica degli istituti.

 

Lo Stato non può intervenire senza aiuto dei privati

 

La fumata nera rappresenta un durissimo colpo per le possibilità di salvataggio delle due banche, tanto che è già stato convocato per oggi un vertice d’urgenza al Tesoro a cui parteciperanno il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, e gli a.d. e i presidenti delle due banche coinvolte (Fabrizio Viola e Gianni Mion per Vicenza e Cristiano Carrus e Massimo Lanza per Veneto Banca).

Il Tesoro è dunque chiamato a giocare le ultime carte per evitare un impasse che rischia seriamente di portare almeno uno dei due istituti verso il bail-in, anche se le carte in mano alla politica non sembrano particolarmente vincenti così come è altamente improbabile che il Fondo Atlante o il Fondo Interbancario intervengano per garantire le risorse necessarie. Il salvataggio Vicenza e Veneto passa inoltre dal piano di fusione, modello che diventerebbe di fatto impraticabile in caso di sacrificio di una delle due banche.

Rischio cause milionarie se conversione bond subordinati

 

Nonostante questi ostacoli, è più che mai necessario trovare una soluzione in breve tempo, non più di una settimana, per soddisfare la richiesta Ue di capitali privati per un miliardo. Il denaro potrebbe arrivare da entità vicine allo Stato (Poste Italiane o Cazza Depositi e Prestiti). Sullo sfondo pesa poi anche il rischio di cause milionarie qualora i bond subordinati delle due banche dovessero venire convertiti in azioni.

 

Bpvi/Veneto Banca: Zanetti; se Governo tergiversa ancora, saltano

 

E’ meglio passare i prossimi cinque anni a confrontarsi su una eventuale procedura di infrazione tutta da discutere, con le banche messe intanto in sicurezza, piuttosto che tergiversare all’infinito pure come governo italiano e scoprire poi di aver ormai superato il punto del non ritorno, con le banche nel frattempo saltate“. Lo ha dichiarato in una nota il segretario di Scelta Civica ed ex viceministro all’Economia, Enrico Zanetti, parlando di Bpvi e Veneto Banca. “Il ruolo di chi è al Mef -ha proseguito- è molto difficile, ma il passo tra l’essere responsabili e l’essere ignavi è molto, molto breve ormai“. “Più si ingigantisce il buco delle due Banche Popolari Venete, più diventa inevitabile chiedersi cosa facevano le autorità di vigilanza bancaria quando ancora nel 2013 autorizzavano aumenti di capitale a valori completamente sballati“, ha continuato Zanetti sottolineando che “tutto questo è devastante per il rapporto fiduciario tra cittadini e istituzioni, in un contesto in cui ancora due giorni fa il Pd ha inopportunamente respinto la possibilità di dare il definitivo via libera alla commissione d’inchiesta nel giro di un paio d’ore alla Camera, con buona pace del suo segretario che il giorno stesso scriveva di non vedere l’ora che partisse“.

In ogni caso, scelta la linea dell’intervento pubblico per Banca Mps è impensabile per qualunque veneto che il Governo italiano possa usare un metro diverso per due banche che, insieme, tutto sono tranne che minori“, ha concluso.

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