Veneto Banca: fra salvataggio e rimborso dei bond subordinati

Tempi stretti per salvare le banche venete. Fra pochi giorni scade un bond subordinato da 85 milioni. Il mercato teme una soluzione lampo alla spagnola

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Tempi stretti per salvare le banche venete. Fra pochi giorni scade un bond subordinato da 85 milioni. Il mercato teme una soluzione lampo alla spagnola

Tempi stretti per salvare Veneto Banca e Popolare di Vicenza. La pressione mediatica e del governo sul sistema bancario per raccogliere quel 1.250 milioni di euro richiesti dalla DG Competition – Ue come contributo privato per dare il via alla ricapitalizzazione precauzionale si fa sempre più intensa.

 

A oggi, però, nonostante l’impegno verbale da parte di Unicredit e Intesa Sanpaolo ad allargare i cordoni della borsa, più che altro per evitare ricadute sull’intero sistema creditizio italiano, ancora nulla è stato definito e messo nero su bianco. Il ministro all’Economia Carlo Padoan, dal canto suo, si è preoccupato di rassicurare i depositanti e i detentori di obbligazioni senior delle due banche venete escludendo a priori il bail in. Stessa dichiarazione ha rilaciato la Ue. Tradotto, se i privati (le banche italiane) non metteranno i soldi necessari, si potrebbe prospettare una soluzione “alla spagnola”, dove recentemente il Banco Popular è stato rilevato da Santander per 1 euro salvaguardando depositanti e bondholders senior. Non proprio un bail in, ma poco ci manca. Con la differenza che in Italia a guidare l’operazione sarebbe il tandem Unicredit-Intesa Sanpaolo che si spartirebbero poi la torta mandando in soffitta i progetti di fusione delle due venete.

 

Le obbligazioni senior e subordinate

 

I prezzi delle obbligazioni senior e subordinate delle due banche venete scontano già apertamente questo scenario: i primi, soprattutto quelli a breve scadenza, scambiano a ridosso della parità, mentre i secondi sono agli antipodi e viaggiano intorno al 10% del valore nominale o anche sotto scontando (se va bene) una futura conversione in equity delle due banche nell’ambito della ricapitalizzazione. Unica eccezione è rappresentata dalle obbligazioni subordinate Veneto Banca a tasso variabile che scadono il prossimo 21 giugno per un controvalore di 85 milioni di euro e che scambiano Otc intorno al 33% del valore nominale. Il mercato non le dà per spacciate in quanto – secondo le ipotesi più attendibili degli analisti – Veneto Banca non può sospenderne il rimborso per non incorrere in un evento di default. Tuttavia, il timore è che il governo possa intervenire nel week end autorizzando l’acquisto di Veneto Banca (e Popolare Vicenza) da parte di Unicredit e Intesa Sanpaolo sulla falsariga di quanto accaduto in Spagna la scorsa settimana.

 

Ieri e l’altro ieri i Cda di Veneto Banca e Popolare Vicenza hanno solo preso atto che la situazione peggiora di giorno in giorno e che – secondo l’Ad Fabrizio Viola – occorre fare in fretta. Il nodo pesante da sciogliere è più che altro burocratico e della gestione dei costi del personale, visto che le risorse finanziarie necessarie sono state stanziate dal Tesoro. Una riorganizzazione dei costi e delle strutture territoriali appare quanto mai lunga e farraginosa – osservano gli analisti –  con conseguenti ricadute sulla redditività dei due istituti. Sicché, se la strada del bail in non è percorribile, quella di un intervento “hard” per mano del governo pare l’unica soluzione.

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