Vaccino anti-Covid in arrivo? Ecco come districarsi tra i bond

L'andamento del mercato obbligazionario dipenderà nei prossimi mesi dalla risposta che arriverà alla crisi sanitaria. La scoperta del vaccino segnerebbe uno spartiacque.

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L'andamento del mercato obbligazionario dipenderà nei prossimi mesi dalla risposta che arriverà alla crisi sanitaria. La scoperta del vaccino segnerebbe uno spartiacque.

E’ iniziata la fase dei test per il primo vaccino contro il Covid-19 made in Italy. La Russia ne ha registrato uno qualche settimana fa, pur tra i dubbi degli stessi scienziati nel mondo. L’America dovrebbe mostrarsi capace di arrivare alla registrazione entro la fine dell’anno, mentre la Germania parla di inizio 2021. La corsa per il primo vaccino contro la pandemia è in pieno svolgimento e l’esito avrà un impatto dirompente sui mercati finanziari. Poiché la scoperta ufficiale del vaccino segnerebbe la fine dei timori su possibili nuovi “lockdown” e per le sorti dell’economia globale, tra gli investitori tornerebbe l’appetito per il rischio.

Vendere a lungo e comprare a breve il nuovo trading sui bond dopo il Covid?

E cosa accade quando la propensione al rischio sale? Le azioni salgono e le obbligazioni tendono a scendere. Tuttavia, questa narrazione di per sé si rivela semplicistica. Non tutti i bond sono uguali, perché bisogna guardare anche a chi e dove li emette. Va da sé che il vaccino colpirebbe perlopiù i cosiddetti “porti sicuri”, come oggi vengono considerati i Bund della Germania, i Treasuries degli USA o i titoli di stato del Giappone.

Ancora oggi, il decennale tedesco rende il -0,50%, cioè infligge agli investitori perdite certe alla scadenza per circa il 5% del capitale investito. Se non è questa la spia della paura che serpeggia sui mercati! Senza di essa, gli investitori impiegherebbero i capitali in assets più rischiosi, tra cui gli stessi titoli di stato di paesi più remunerativi come l’Italia. Se ad oggi, invece, il BTp a 10 anni offre l’1% è solo perché il mercato sconta un rischio sovrano relativamente elevato per il debito sovrano tricolore e la pandemia ha semplicemente accentuato i timori sulla sua sostenibilità.

Più obbligazioni societarie ed emergenti

Ma il comparto obbligazionario non si ferma ai titoli di stato. I corporate bond rappresentano la fonte di “yield” principale per chiunque volesse investire sul mercato a reddito fisso. I rendimenti sono scesi anche qui nelle ultime settimane, dopo essere esplosi sulle tensioni di marzo. Resta il fatto che un’azienda sia costretta a sostenere costi per l’indebitamento ben più alti di quelli a carico dei governi sulle nuove emissioni. E con un vaccino a rompere gli indugi, le previsioni si farebbero più rosee per il fatturato delle società, attenuando il rischio di credito percepito e sostenendo la domanda di obbligazioni, a detrimento dei rendimenti reali.

Dunque, più azioni e meno titoli di stato in portafoglio, ma anche più corporate bond. Non è tutto. Le schiarite sull’economia globale favorirebbero i mercati emergenti, considerati i più esposti ai rischi nel caso di congiuntura internazionale avversa. I capitali tornerebbero a fluirvi, sia con riferimento alle emissioni in valute forti, sia con quelle in valute domestiche. Non ci sarebbe probabilmente un afflusso indiscriminato, perché non tutti questi mercati hanno saputo reagire alla crisi allo stesso modo. Una cosa è la Turchia, un’altra la Thailandia o l’Indonesia. E il rialzo dei rendimenti sovrani sui mercati maturi richiederà un aumento di pari livello tra i bond denominati in valute più esposte alla volatilità, nonché emessi da stati maggiormente soggetti ai rischi di credito, a causa anche degli squilibri delle rispettive bilance dei pagamenti. E nel caso di reflazione, le criticità verrebbero amplificate.

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