Una scommessa ad alto rischio, le obbligazioni ucraine

Kiev chiede al FMI di allungare i tempi di rimborso di 15 miliardi di dollari, ma la Lagarde non ci sta. S&P taglia il rating di Kiev, ma nessuno crede al default e i rendimenti scendono

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Kiev chiede al FMI di allungare i tempi di rimborso di 15 miliardi di dollari, ma la Lagarde non ci sta. S&P taglia il rating di Kiev, ma nessuno crede al default e i rendimenti scendono

Non c’è solo la Grecia a dare preoccupazioni al Fondo Monetario Internazionale. Benché nessun giornale ne parli, c’è anche l’Ucraina al centro dell’attenzione del direttore generale di Christine Lagarde (Grecia, Eurogruppo: l’accordo non vien di notte. E adesso?).

Dopo le elezioni di fine Ottobre che hanno visto la riconferma di Viktor Yanukovych alla presidenza del paese, il governo ha avviato ufficialmente le trattative per rivedere i termini dell’ultimo prestito da 3 miliardi di dollari ricevuto da Kiev e facente parte di un pacchetto di assistenza da 15,6 miliardi concessi dal FMI all’Ucraina due anni fa. In pratica, il governo ucraino, sta cercando di dilazionare il rimborso del prestito in dieci anni perché avrebbe difficoltà a rispettare la data del 2013 come inizialmente stipulato. La preventivata crescita del Pil al 6% nel 2012 con ogni probabilità arriverà al 3,5% (e forse meno) a fine anno, ragion per cui Kiev non è in grado di rispettare i termini. Un bel guaio, anche perché i campionati europei di calcio non hanno dato quel ritorno economico che le autorità si attendevano e – secondo i dati elaborati dalla banca tedesca Deutsche Bank– sono stati spesi qualcosa come 8 miliardi di dollari per realizzare la manifestazione. Non solo, per la campagna elettorale presidenziale sono stati spesi altri 900 milioni di dollari che, in parte sono stati raccolti con l’emissione di un prestito obbligazionario a cinque anni da due miliardi di dollari.

 

Economia Ucraina: Kiev rischia il default, ma il Paese no e i bond si apprezzano

 

A fronte di tutto ciò, le agenzie di rating hanno messo sotto osservazione sia il debito del paese che quello del sistema bancario.

Benché il rapporto debito/pil sia tre volte inferiore a quello della Grecia, intorno al 40%, gli analisti hanno sollevato alcuni dubbi sulla tenuta delle finanze di Kiev. Standard & Poor’s ha abbassato a B+ il rating del debito sovrano con implicazioni negative, mentre il 30 ottobre ha abbassato a B- il rating della città di Kiev nel timore che la municipalità non riesca a rinegoziare entro il 26 novembre un prestito in grivne equivalente a 250 milioni di dollari. Lo scarso livello di liquidità di Kiev riflette quello delle casse dello stato che poggi su 50 miliardi di dollari di debiti la cui scadenza media è di 3-4 anni. Recentemente l’Ucraina è riuscita a rifinanziare alcuni prestiti obbligazionari in scadenza offrendo però tassi d’interesse più alti, come ad esempio con l’emissione da 2 miliardi di dollari dello scorso mese di Luglio.

 

Obbligazioni estere: le novità dall’Ucraina

Il bond è stato lanciato sul mercato alla pari con una cedola del 9,25% per la durata di 5 anni (XS0808758196) e ora, a fronte di un prezzo a 107, rende il 7,65% a scadenza. Rendimento che si allinea con le altre emissioni in corso, fra cui anche quella in euro da 600 milioni che scade nell’ottobre del 2015 e corrisponde una cedola annua del 4,95% (vedi grafico a lato), ma anche con quella appena emessa da 1,25 miliardi di dollari (XS0858358236) con tasso al 7,8% e rimborso a 10 anni e che non sembrano riflettere le difficoltà dell’Ucraina.

 

Economia Ucraina: braccio di ferro fra FMI e Yanukovych e i Cds scendono

 

E infatti gli investitori non si fidano più di tanto. Oggi il costo dei Credit default swap (Cds), i derivati finanziari che assicurano contro l’insolvenza, relativi all’Ucraina hanno subìto un’impennata. Il Cds ora vede quota 673 punti base (da 800 di questa estate), vale a dire che per assicurare un bond ucraino da 10 milioni di dollari, occorre spendere 673mila dollari l’anno. Ancora troppo. Tant’è che un sondaggio effettuato da Bloomberg fra gli investitori istituzionali europei ha evidenziato che il 60% pensa che nel 2013 sarà l’Ucraina a seguire la via della Grecia nei confronti del Fmi.

Le scelte di Yanukovych, dopo che si rifiuta di imporre l’aumento dei costi energetici alle famiglie per tenere a freno l’inflazione (intorno al 6%) e lo stallo delle trattative con la Lagarde non lasciano presagire nulla di buono.  Alcuni analisti di Credit Suisse sono, tuttavia, convinti che alla fine il FMI cederà alle richieste di dilazione del debito ucraino, più per ragioni politiche che finanziarie. Un default rischierebbe di mettere il paese alla mercé della Russia che sarebbe pronta ad intervenire per sostenere direttamente il governo, come avvenuto circa un anno fa con la Biellorussia che era finita sull’orlo del fallimento e Mosca offrì un aiuto per 4 miliardi di dollari.

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