Una nuova crisi dei BTp quante perdite infliggerebbe ai risparmiatori? Ce lo dice la duration

Se la crisi finanziaria ai danni dei nostri BTp tornasse a farci visita nei prossimi mesi, ecco quanto perderemmo a seconda delle scadenze.

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Se la crisi finanziaria ai danni dei nostri BTp tornasse a farci visita nei prossimi mesi, ecco quanto perderemmo a seconda delle scadenze.

E’ una fase positiva per i nostri BTp, che risentono della distensione del clima tra Roma e Bruxelles sui conti pubblici, dopo mesi di divisioni laceranti sull’innalzamento del deficit al 2,4% prima e al 2% in via definitiva da parte del governo Conte per il 2019. La corsa ai bond, però, è un fenomeno globale di questo 2019, alimentata dagli annunci più accomodanti delle principali banche centrali, quando si pensava che i tassi sarebbero lievitati un po’ in tutto il mondo avanzato già nei prossimi mesi e che l’America li alzasse fin sopra il 3%.

Ma attenzione a commettere l’errore di sottovalutare i rischi che incombono sui nostri titoli di stato, legati al deterioramento del quadro politico interno con le numerosi liti nella maggioranza tra Lega e Movimento 5 Stelle, oltre che all’indebolimento della congiuntura economica internazionale, i cui riflessi sull’Italia si sono già avuti dalla seconda metà del 2018.

Per investire in bond conta la cedola, non solo il rendimento: ecco come evitare errori

Che cosa succederebbe agli attuali detentori dei BTp, nel caso in cui si tornasse alle tensioni dei mesi scorsi e i rendimenti risalissero ai livelli massimi toccati tra ottobre e novembre? Per calcolare le perdite potenziali, dobbiamo guardare nello specifico ai rendimenti attuali di alcune scadenze che abbiamo appositamente selezionato e alla relativa “duration”. Come più volte spiegato, trattasi di un indicatore che, contrariamente all’approssimazione comunemente praticata, non segnala la durata residua del titolo, quanto la media delle scadenze dei flussi ponderata per i flussi scontati. Essa fornisce anche una misura della variazione del prezzo del bond, nel caso di aumento o diminuzione dei rendimenti. Se un bond ha duration pari a 3, significa che se il suo rendimento salisse dell’1%, la quotazione scenderebbe del 3% e al contrario, se il rendimento scendesse dell’1%, il prezzo salirebbe del 3%.

Ecco le possibili perdite, ma anche i guadagni

Fatta la veloce premessa, vediamo i numeri. Il BTp agosto 2021, cedola 3,75%, offre oggi lo 0,69% lordo e ha una duration pari a 2. All’apice della crisi, il triennale arrivò a rendere il 2,35%, circa l’1,66% in più rispetto a oggi.

Dunque, se oggi stesso tornasse a quei livelli, l’investitore accuserebbe perdite nell’ordine del 3,3%. Spostandoci sulla scadenza a 5 anni, troviamo il BTp maggio 2024, cedola 1,85% e duration 4,3. Oggi rende l’1,62%, quasi la metà del 3,06% a cui era arrivato in piena crisi autunnale. Pertanto, le perdite sfiorerebbero il 6%, se questo bond aumentasse il rendimento di quel circa l’1,45% lasciato sul terreno negli ultimi mesi.

Per la scadenza a 10 anni, abbiamo preso come riferimento il BTp novembre 2029, cedola 5,25% e duration 8,12. Oggi offre il 2,34%, circa 140 punti base in meno dai massimi di un semestre fa. In pratica, le perdite ammonterebbero a circa il 10,5% tornando ai massimi recenti. E ancora: il BTp agosto 2034, cedola 5% e duration 11,1, offrendo con il 2,73% odierno circa l’1% in meno delle sedute peggiori, infliggerebbe perdite per un totale dell’11%. Infine, il ventennale BTp 2039, cedola 5% e duration 13,25, esita oggi poco più del 3%, quasi l’1% in meno dei massimi toccati in autunno, tornando ai quali le perdite supererebbero il 12%.

BTp 2049: rendimento in area 3,90%, ma occhio alla cedola per non restare fregati 

Come avete potuto notare, man mano che le scadenze si allungano, le perdite potenziali aumentano, cosa che si può spiegare con il fatto che anche la duration tende a crescere con l’aumento della vita residua del bond. Chiaramente, nessuno ci assicura che i rendimenti a cui tenderebbero i BTp nel caso di nuove tensioni siano gli stessi massimi toccati a fine 2018, potendo benissimo essere superiori o inferiori. Inoltre, man mano che ci spostiamo in avanti con il tempo, la vita residua di questi precisi bond tende ad accorciarsi, per cui anche la duration si ridurrà e con essa le perdite possibili. Il discorso vale meno per i bond più longevi, rispetto ai quali qualche mese in meno incide poco sulla duration. Per contro, se ipotizzassimo una ulteriore discesa dei rendimenti sovrani in tutta l’Eurozona, Italia compresa, dovremmo scontare non più perdite, ma rialzi crescenti lungo la curva.

A quel punto, i vincitori sarebbero i possessori dei bond con scadenze più lunghe.

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