Un mare di obbligazioni: ecco perché tante aziende le stanno emettendo

L'emergenza Coronavirus ha spinto molte imprese sul mercato dei capitali e anche i governi stanno correndo a indebitarsi. Ecco cosa sta accadendo in questi mesi.

di , pubblicato il
L'emergenza Coronavirus ha spinto molte imprese sul mercato dei capitali e anche i governi stanno correndo a indebitarsi. Ecco cosa sta accadendo in questi mesi.

Secondo Dealogic, negli USA sono state emesse obbligazioni corporate per 900 miliardi di dollari tra l’1 aprile e il 31 agosto di quest’anno, più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2019. E dagli inizi di marzo, quando l’emergenza Coronavirus iniziò a diffondersi nell’Occidente, sono state richieste linee di credito per 310 miliardi, perlopiù nei mesi di marzo e aprile. Ma buona parte delle emissioni obbligazionarie ha seguito temporalmente l’ottenimento dei finanziamenti bancari e ha mirato a rimborsare proprio questi ultimi, almeno in parte.

Quando la crisi sanitaria ha iniziato a dilagare fuori dalla Cina, molte aziende hanno capito che il fatturato nei mesi successivi sarebbe crollato e che avrebbero avuto bisogno di liquidità. Da qui, la decisione di chiedere alle banche linee di credito a scopo precauzionale e di breve termine, solitamente di 12 mesi. Trattasi di quelli che in gergo sono anche noti come “prestiti-ponte”, cioè erogati in attesa che il cliente trovi soluzioni più strutturali.

Con il mare di emissioni di questi mesi, le stesse aziende stanno cercando in buona parte di archiviare in anticipo questi prestiti temporanei, così da sottrarsi ai controlli delle banche, le quali pretendono che i debitori esibiscano costantemente le garanzie a copertura dei crediti.

Vaccino anti-Covid in arrivo? Ecco come districarsi tra i bond

Il ricorso al mercato

Per contro, le banche riescono a concedere liquidità più velocemente ai grossi clienti, mentre un’emissione obbligazionaria presuppone un iter ben più lungo, tra approvazioni degli organi esecutivi, via libera delle autorità finanziarie e, non da ultimo, il riscontro tra gli investitori. Quest’ultimo viene generalmente meno proprio nelle fasi più critiche, tant’è che nel marzo scorso le emissioni di obbligazioni si sono sostanzialmente prosciugate un po’ su tutti i mercati.

Ecco, quindi, che all’impatto le società hanno preferito rivolgersi alle banche, anzi non avevano perlopiù alternativa per rimpinguare la liquidità, mentre nei mesi successivi hanno chiesto i capitali al mercato, rimborsando le linee di credito ottenuto almeno in parte. Probabile, poi, che molte di esse abbiano preferito correre a indebitarsi prima dell’autunno, quando ci si aspetta un certo ingolfamento sul mercato per via delle numerose e corpose emissioni sovrane in programma, specie in Europa e USA.

Un esempio ce lo fornisce Adidas. La società tedesca ha emesso in settimana titoli del debito per 1 miliardo di euro, suddivisi tra una tranche a 4 anni e un’altra a 15 anni. La prima offre cedola 0, la seconda dello 0,625%. I proventi dell’operazione servirebbero per abbattere il prestito-ponte da 3 miliardi ottenuto in primavera dalla Kreditanstalt fuer Wiederaufbau, la CDP tedesca. Peraltro, l’estremo accomodamento monetario delle banche centrali sta offrendo l’opportunità di indebitarsi a costi molto bassi, spesso persino nulli o leggermente negativi per le scadenze medio-brevi e le realtà con rating più solidi.

[email protected] 

 

 

Argomenti: