Un bond della Grecia con cedola 4% e a +60% in meno di 3 anni

Le obbligazioni ventennali di Atene hanno registrato un'ottima performance e hanno fruttato guadagni stratosferici a chi le aveva acquistate subito dopo l'emissione di fine 2017.

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Le obbligazioni ventennali di Atene hanno registrato un'ottima performance e hanno fruttato guadagni stratosferici a chi le aveva acquistate subito dopo l'emissione di fine 2017.

La Grecia è uno dei paesi che meglio ha superato l’emergenza Covid nella sua fase più cruenta, anche se nell’ultimo mese e mese registra una brusca accelerazione nella crescita giornaliera dei contagi, pagando il fatto di essere una delle principali mete turistiche d’Europa. La Borsa di Atene quest’anno perde ancora più del 30%, mentre il mercato obbligazionario sovrano ha mostrato una invidiabile resilienza agli ultimi shock, grazie anche al sostegno offerto dalla BCE, che ha incluso i bond ellenici nel programma di acquisti straordinario e noto come “PEPP”.

Bond Grecia a 10 anni, ordini record e rendimento in forte calo

La curva dei rendimenti è sostanzialmente simile a quella italiana, anzi nel tratto a lunga scadenza risulta persino un po’ più bassa. Se prendiamo il bond ventennale, notiamo che esso offre l’1,35%, mentre quello italiano si avvicina all’1,45%. Quello di Atene ha scadenza 30 gennaio 2037 e cedola 4% (ISIN: GR0133011248). Attualmente, lo si acquista a quasi 138, per cui per metterne in portafoglio 1.000 euro nominali bisogna spenderne 1.378. Questo abbassa la cedola effettiva al 2,90% lordo, una volta che viene rapportata all’esborso monetario sostenuto. Alla scadenza, poi, dovremmo mettere in conto una minusvalenza del 27,4% dell’investimento.

Questo titolo venne emesso alla fine del 2017 e subito dopo sul mercato secondario lo si acquistava a meno di 85 centesimi. Pertanto, nel giro di poco più di 2 anni e mezzo, ha registrato un’impennata di prezzo di circa il 65%. Chi ha avuto la lungimiranza e il coraggio di puntarvi sin dall’inizio, adesso incasserebbe una lauta ricompensa.

Del resto, all’atto della sua emissione il tratto ventennale della curva ellenica rendeva il 4,30%, oggi tre volte meno. Il consolidamento del mercato sovrano della Grecia si è avuto nell’ultimo biennio, un po’ perché gli investitori hanno fiutato la fine del governo Tsipras, effettivamente battuto dai conservatori di Nuova Democrazia alle elezioni del 2019, un po’ anche per il sopirsi del rischio Grexit, ancora percepito forte fino a 3-4 anni fa.

Occhio anche ai rischi

Questo titolo offre un’opportunità interessante di esporsi alla Grecia, pur considerando che il più dei guadagni siano con ogni probabilità alle spalle. Certo, resta il fatto che sulla medesima scadenza il Bund della Germania rende il -0,30%, per cui abbiamo ancora uno spread di 165 punti base, teoricamente capace di restringersi nel caso di miglioramento dell’outlook economico ellenico. Ad ogni modo, presenta anche diversi rischi da non sottacere.

Per prima cosa, la liquidità degli scambi non è sostenuta, anche perché l’intero controvalore negoziabile ammonta a 4,8 miliardi, tanto per le dimensioni di Atene, ma relativamente minuto per un asset sovrano. In effetti, gli spread denaro/lettera tendono ad essere nell’ordine di anche 1-2 punti percentuali, rendendo un po’ difficoltoso rivendere prontamente alla prima occasione e ai prezzi desiderati.

Non possiamo non sottolineare come il rapporto debito/pil della Grecia tenda a superare il 200% dopo questa crisi, sebbene i conti pubblici siano in attivo ormai da anni, pur a fronte di un risanamento fiscale parziale e perseguito in buona parte grazie alla mitigazione degli interessi sui prestiti internazionali ricevuti. Questi incidono per oltre l’80% del totale e con ogni probabilità sarebbero i primi ad essere rinegoziati nel caso di nuova crisi fiscale, avendo gli investitori privati già dato con la ristrutturazione del 2012.

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