Ultima asta BTP dell’anno con rendimenti sotto il 7%

In tendenziale rialzo i prezzi dei titoli di stato dopo il successo dell’asta dei Bot semestrali di ieri. Collocati presso banche e operatori istituzionali sette miliardi di euro fra CCTeu e Btp a varie scadenze. In arrivo nuove tasse per il 2012

di Mirco Galbusera, pubblicato il
In tendenziale rialzo i prezzi dei titoli di stato dopo il successo dell’asta dei Bot semestrali di ieri. Collocati presso banche e operatori istituzionali sette miliardi di euro fra CCTeu e Btp a varie scadenze. In arrivo nuove tasse per il 2012

Chiusura d’anno all’insegna del buon auspicio per il 2012 con i rendimenti dei Btp in leggero calo. Dopo il successo di ieri sull’asta dei Bot a sei mesi che ha visto dimezzarsi i rendimenti dei titoli pubblici a breve termine, il Tesoro ha collocato oggi 7 miliardi di euro (1 miliardi meno del previsto) fra BTP a varie scadenze e CCTeu indicizzati, con una domanda abbastanza sostenuta (bid to cover pari a 1,3 medio) da parte di banche e operatori istituzionali che nel complesso hanno determinato rendimenti finali in linea con le quotazioni di mercato della vigilia. Particolarmente atteso era il collocamento del Btp decennale 5% Marzo 2022 (grafico a fianco), vero e proprio test di fiducia, la cui scadenza è presa a riferimento dagli operatori finanziari in relazione all’analogo Bund tedesco per saggiare lo stato di salute del debito pubblico italiano. Ebbene, il rendimento lordo finale sul buono decennale è stato del 6,98% in linea con i rendimenti presenti sul secondario, ma in leggero miglioramento rispetto all’asta precedente. La nona tranche di questo titolo (2,5 miliardi di euro collocati), ha infatti visto abbassarsi il rendimento rispetto al collocamento di fine novembre (7,56%) lasciando intravvedere per le prossime aste del Tesoro timidi segnali di miglioramento del quadro finanziario in vista del rifinanziamento di importanti e grosse scadenza per il 2012. Resta tuttavia ancora elevato lo spread col bund tedesco che in mattinata aveva superato i 520 punti base lasciando così il mercato in profonda tensione e nell’incertezza generale. Fra gli altri titoli collocati dal Tesoro, i Btp a tre anni novembre 2014 cedola 6% sono stati assegnati con un rendimento del 5,62%, in calo rispetto al 7,89% di novembre, massimo dall’introduzione dell’euro. In ribasso anche il rendimento del Btp 1 settembre 2021 (6,70%) con cedola 4,75%, la cui quindicesima riapertura è stata collocata per 1,176 miliardi. Per quanto riguarda infine i titoli a tasso variabile, l’undicesima tranche del CCTeu 15 aprile 2018 è stata assegnata per 803 milioni con un rendimento lordo del 7,42%.

 

 

I miliardi della Bce e il gioco sporco delle banche

 

 

Le banche stanno giocando un ruolo di primo piano nel panorama finanziario dissestato d’Europa. E in Italia più che altrove. Gli esperti concordano che la recente linea di credito concessa dalla Bce alle banche europee per 500 miliardi di euro al tasso dell’1% per tre anni andrà solo in minima parte a sovvenzionare le attività produttive, quelle che realmente hanno bisogno di linfa vitale per tirare avanti. Il grosso del malloppo le banche lo riserveranno ai titoli di stato italiani. Così, gli istituti di credito compreranno per tutto il 2012 Btp al 7% prendendo soldi a prestito dalla Banca Centrale all’1%, quasi gratis. E la differenza chi ce la mette? Semplice, il contribuente italiano, chiamato a stringere la cinghia e a sopportare una pressione fiscale che non ha precedenti nella storia economia dall’Unità d’Italia. Lo si chiede per patriottismo finanziario, per salvare l’Italia dalla crisi, per evitare il collasso dell’euro, ma in realtà lo scopo è quello di far arrivare i Btp a 100 a scadenza, in modo tale che le banche si assicurino il “premio” finale coi soldi della Bce (che non sono altro che degli stati). Quasi quasi verrebbe da pensare che l’evasione sia giusta (non lecita) in simili circostanze, se per far quadrare i conti di un sistema finanziario dissestato e per tutelare gli sterminati privilegi del nostro paese, le banche si sono messe al comando dell’Italia. Non crediate nemmeno per un istante che Monti e Passera siano dei “tecnici” nominati per salvare l’Italia. Questi – come osserva l’economista Paul Krugman – sono dei burattinai espressione conclamata del potere bancario italiano e della Bce. Non a caso il presidente del consiglio Monti ha invitato pubblicamente gli italiani a sottoscrivere Btp, come se si fosse accorto che forse le banche da sole non ce la potranno fare a sostenere il rifinanziamento di oltre 400 miliardi di euro in titoli di stato in scadenza nel 2012. Con quali soldi, lo sa solo lui. Certo, se le banche italiane prestassero capitali ai singoli risparmiatori all’1%, chiunque sarebbe in grado di investirebbe in Btp al 7%, anche la massaia e il macellaio che di queste cose non ci capiscono niente.

 

 

Per l’italia sono in arrivo nuove tasse nel 2012

 

 

Intanto il governo (Monti) delle tasse, quello che dovrebbe rilanciare l’economia sembra non riuscire a intervenire in maniera efficace per abbatter lo stock di debito pubblico in Italia. Le dismissioni del patrimonio immobiliare pubblico non sono una strada facilmente e immediatamente percorribile perché ne risentirebbe il mercato immobiliare i cui prezzi sono già tenuti artificiosamente alti dalle banche e i cui assets non possono essere svalutati in questo momento. Il taglio dei costi (meglio dire degli sprechi) alla politica e la riduzione delle spese dello Stato, a cominciare da quelle militari e della pubblica amministrazione, trova le resistenze delle lobby che si sono annidate nei Ministeri e dei sindacati impegnati a difendere sacche di potere piuttosto che i diritti dei lavoratori. Per cui al Governo resta solo la strada delle nuove entrate, anche se i ministri non lo possono dire apertamente in questo momento. Queste saranno costituite da un prelievo una tantum sui grandi patrimoni e dall’aumento delle rendite catastali del 60% medio che avranno un impatto preponderante sul calcolo dell’IMU per le seconde case. Un botta che per gli operatori del settore si tradurrà in un crollo della compravendita di immobili e in un inevitabile abbassamento dei prezzi delle abitazioni residenziali e commerciali. A ciò si dovrà aggiungere l’incremento dell’IVA di due punti percentuali a partire dalla seconda metà dell’anno che andrà ad incidere ulteriormente sui consumi. Col risultato che alla fine si sarà risolto ancora una volta poco o nulla.

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Argomenti: Titoli di Stato Italiani

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