UK Gilt, chi ha vinto la scommessa sui bond di Sua Maestà?

Rendimenti UK in forte rialzo nelle ultime settimane e anche dopo i risultati elettorali continuano a salire. Ma i Gilt di Sua Maestà sono stati un buon investimento.

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Rendimenti UK in forte rialzo nelle ultime settimane e anche dopo i risultati elettorali continuano a salire. Ma i Gilt di Sua Maestà sono stati un buon investimento.

C’è euforia sui mercati dopo la netta vittoria dei conservatori di Boris Johnson alle elezioni generali nel Regno Unito. La sterlina si è portata contro il dollaro ai massimi da un anno e mezzo e contro l’euro non era così forte da subito dopo il referendum sulla Brexit di tre anni e mezzo fa. Invece, i Gilt ripiegano ancora. I titoli di stato di Sua Maestà vedono salire il rendimento a 2 anni allo 0,60% e quelli a 10 anni allo 0,865%. In poco più di due mesi, da quando il premier ha siglato l’accordo con la Bruxelles per regolare l’uscita dalla UE e che è stato bocciato dal Parlamento, in entrambi i casi risultano raddoppiati.

In termini di prezzo, i decennali britannici hanno perso circa tre quarti di punto percentuale, i biennali lo 0,50%. Il trend s’inserisce in un ripiegamento globale, ma evidentemente incidono anche fattori di natura locale. Quali? Gli stessi che stanno mettendo le ali a cambio e City in queste ore, con la Borsa di Londra a sfiorare il +2%. Le incertezze sulla Brexit sembrano definitivamente tramontate e contrariamente alla narrazione prevalente di questi anni, specie in Europa, gli investitori sono stati disturbati non tanto dalla prospettiva di un’uscita del Regno Unito dalla UE, quanto dall’incapacità dimostrata da Downing Street di gestire la transizione con chiarezza e dallo scenario di un divorzio senza accordo tra le due parti.

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Ma c’è l’effetto sterlina

Ora sembra assodato che sarà Brexit entro gennaio prossimo e che Johnson avrà la forza politica per negoziare con i commissari un’intesa onorevole e forse anche più veloce delle attese, per cui l’umore sui mercati è migliorato e la propensione al rischio risulta aumentata.

E proprio il clima di maggiore “risk-on” sta inducendo gli investitori a vendere i Gilt, titoli a reddito fisso, generalmente un ripiego nelle fasi di tensione. Ciò detto, l’investimento nei bond UK non è stato di per sé negativo per gli stranieri, nemmeno dopo la fine del rally obbligazionario globale. Negli ultimi due mesi, infatti, la sterlina si è apprezzata contro l’euro del 7,5%, passando da un cambio di oltre 0,90 a uno superiore a 0,83.

Dunque, vero che questi titoli si sono di poco deprezzati e offrono oggi rendimenti circa doppi rispetto a inizio ottobre, ma per contro il rafforzamento della sterlina avrebbe più che compensato le perdite, esitando guadagni netti molto solidi e in breve tempo. E non è nemmeno detto che sia finita qua, per quanto per adesso il grosso delle notizie positive sembra essere stato scontato. Si consideri che contro l’euro, nei mesi precedenti il referendum sulla Brexit, la valuta britannica si attestava su tassi di cambio del 15-16% più forti, per cui esisterebbero ancora oggi margini di recupero, nel caso in cui si tendesse ai livelli pre-referendari.

La Brexit, però, non sarà l’unico fattore che influenzerà l’andamento dei Gilt. Il governo Tory dovrebbe varare una politica fiscale espansiva, tra investimenti pubblici e tagli alle tasse, e questo in sé dovrebbe da un lato indebolire i titoli di stato, vista la maggiore offerta attesa, dall’altro dovrebbe anche sostenere la sterlina, in quanto l’eventuale accelerazione della crescita economica avvicinerebbe il prossimo rialzo dei tassi, a meno che l’inflazione non continui a sostare sotto il target.

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