UBI emette obbligazioni per la Comunità di San Patrignano

In sottoscrizione fino al 15 Novembre presso gli sportelli del gruppo bancario obbligazioni solidali per la nota Fondazione. Durata due anni e cedola fissa del 2,10% per importi minimi da 1.000 euro

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In sottoscrizione fino al 15 Novembre presso gli sportelli del gruppo bancario obbligazioni solidali per la nota Fondazione. Durata due anni e cedola fissa del 2,10% per importi minimi da 1.000 euro

In arrivo un nuovo social bond di UBI Banca. L’istituto bancario ha annunciato un’emissione fino a 20 milioni i cui proventi saranno in parte devoluti alla Fondazione San Patrignano, che li utilizzerà per un progetto di Pet Therapy chiamato “il cane in aiuto dell’uomo”.  Il progetto – spiega UBI Banca – è centrato sulle attività cinofile sviluppate nella Comunità, sia come Pet Therapy a sostegno del progetto riabilitativo dalla condizione di tossicodipendenza che come attività formativa che permette ai ragazzi recuperati di reinserirsi professionalmente nella società. Le attività di Pet Therapy vengono erogate anche a bambini in situazione di disagio, persone diversamente abili e pazienti affetti da Aidsrati nelle strutture sanitarie della comunità. Nel dettaglio, la Fondazione San Patrignano riceverà lo 0,5% del valore nominale delle obbligazioni emesse da UBI e complessivamente sottoscritte. In caso di totale adesione all’emissione, saranno quindi devoluti 100mila euro. Le obbligazioni saranno emesse direttamente da UBI Banca, hanno un taglio minimo di sottoscrizione pari a 1.000 euro, durata 2 anni, cedola semestrale, tasso annuo lordo pari al 2,1% e possono essere sottoscritte fino al 15 novembre 2013, salvo chiusura anticipata o estensione del periodo di offerta. Le obbligazioni, per un massimo di 20 milioni di euro nominali, non sono destinate alla quotazione in nessun mercato regolamentato o sistema multilaterale di negoziazione. Da aprile 2012 a oggi – fa notare UBI Banca – sono stati collocati dal terzo gruppo bancario italiano 32 social bond per un controvalore complessivo di oltre 327,25 milioni di euro.

 

I social bond, cosa sono e come funzionano 

Cosa sono i social bond di cui spesso si sente parlare? Si tratta di obbligazioni tradizionali, di cui una parte viene destinata alle attività sociali sempre più in sofferenza in Italia dal punto di vista finanziario.

Del resto anche il welfare, inevitabilmente, risente della crisi in atto. Le organizzazioni non-profit incontrano sempre più difficoltà nell’accedere a risorse utili per finanziare progetti a scopo sociale e se non fosse per iniziative bancarie private di cui il nostro paese può essere fiero, sarebbero già chiuse da tempo. [fumettoforumright]Uno degli istituti di credito più attivi nel campo dei social bond è banca UBI (28 bond lanciati finora), ma non mancano anche piccole emissioni obbligazionarie di Banca Etica e Banca Alpi Marittime che in passato hanno finanziato attività non profit rispettivamente con bond per 19 e 51 milioni di euro. Benché in Italia stia maturando gradualmente l’interesse per queste iniziative proposte dalle tre banche menzionate, è circoscritto al rapporto che viene instaurato direttamente fra l’emittente e la società no profit. La pubblica amministrazione, che dovrebbe individuare le aree di intervento fornendo adeguati indirizzi in materia, è completamente assente.

 

Gran Bretagna e Stati Uniti all’avanguardia nel campo dei “social bond”

 

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In Gran Bretagna, di social bond, se ne discute già dal 2007, grazie alle attività svolte del Prime Minister’s Council on Social Action – un gruppo di esperti che tra il 2007 e il 2009 ha aiutato il governo britannico in materia di politiche sociali – che ha coinvolto diverse realtà che operano nel mondo sociale anglosassone. Tra queste, c’è la Social Finance, una banca d’investimento che si occupa specificatamente di terzo settore. Nel 2010, ha sviluppato per prima un’emissione di social impact bond, attraverso il finanziamento di un progetto pilota dedicato al recupero di carcerati nella città di Peterborough. La buona riuscita dell’operazione sta spingendo il ministero del Tesoro a valutare l’eventualità di utilizzare bond della durata di 10 anni per sostenere le fasce più deboli delle popolazione. Anche gli Stati Uniti hanno già puntato sullo sviluppo dei social bond che dall’altra parte dell’oceano hanno preso il nome di Pay for Success Bond. Nel febbraio del 2011, il Centre for American Progress ha pubblicato un rapporto che analizzava l’impatto dei bond sociali all’interno del sistema americano.

Nello stesso mese, il presidente Obama ha presentato al Congresso una proposta per lo stanziamento di 100 milioni di dollari, mirata a sostenere lo sviluppo di progetti finanziati attraverso i Pay for Success Bond. E a New York, il colosso finanziario Goldman Sachs ha deciso di investire quasi dieci milioni di dollari in un progetto per il recupero di giovani detenuti nella struttura di Rikers Island. In Italia, invece, lo Stato è completamente assente. E nonostante il Presidente della camera Laura Boldirni sia particolarmente attenta a queste iniziative, ancora nulla è stato fatto per dare il giusto impulso ai “social bond”, la cui iniziativa – come detto – è lasciata principalmente a tre banche che emettono obbligazioni ordinarie in cui l’emittente rinuncia a una quota di profitto, che viene destinata al non profit, in cambio di un ritorno d’immagine.

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