Turchia in rivolta, salgono i rendimenti dei bond

Ankara nel caos e moneta locale sotto pressione da giorni. Le obbligazioni in lire turche di Banca IMI, BEI e Rabobank offrono solide occasioni per scommettere su un ritorno alla stabilità del paese.

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Ankara nel caos e moneta locale sotto pressione da giorni. Le obbligazioni in lire turche di Banca IMI, BEI e Rabobank offrono solide occasioni per scommettere su un ritorno alla stabilità del paese.

La Turchia è piombata nel caos. Il recente upgrade da parte di Moody’s a Baa3 sul credito della Turchia, mal si concilia con i disordini e i tumulti popolari scoppiati in questi giorni e pronti a far ricadere il giudizio sulle finanze del paese a livello speculativo. La protesta scoppiata nei giorni scorsi con la battaglia per gli alberi a Gezi Park di Taksimsi si è allargata ad Ankara e a una decina di altre città in quella che appare come la prima contestazione diffusa contro il governo filo-islamico. Il premier Erdogan ha usato il pugno duro contro i manifestanti limitando l’accesso della cittadinanza alle reti di telecomunicazione, visto che i giovani si organizzano su Facebook e su Twitter prima di radunarsi nelle piazze. Un sistema barbaro che richiama alla memoria quanto accaduto durante la Primavera araba e che il mondo occidentale democratico aveva già condannato.

 

La lira turca si è indebolita dell’8% nei confronti dell’euro

 

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Di fronte a questa situazione, gli investitori internazionali hanno cominciato ad alleggerire sulla Turchia. In particolare titoli di stato e obbligazioni denominate in lira turca, in attesa che si ristabilisca la calma e che il governo faccia chiarezza su come intende gestire il malcontento popolare di questi ultimi giorni. Del resto, c’è già chi invoca nuove elezioni e chi è pronto ad approfittare del caos per speculare sulle debolezze interne della Turchia. La nuova lira turca si è indebolita dell’8% nei confronti dell’euro (vedi grafico) e del 6% nei confronti del dollaro raggiungendo i minimi di fine 2011 a quota 1,90 lasciando intendere che le intenzioni del governo siano (per ora) solo sulla carta e che gli investitori stanno vendendo titoli turchi o denominati in valuta locale perché non si fidano.

Il vicepremier Babacan, del resto, solo poco tempo fa aveva rassicurato la comunità finanziaria dicendo che le ”chiavi del successo della Turchia” sono ”la stabilità politica, una sana e ben radicata politica economica, il rispetto dei diritti umani e della supremazia del diritto”, cavalcando l’onda del boom economico che ha visto l’economia della Turchia espandersi da dieci anni a questa parte a ritmi cinesi, soprattutto nel 2010-2011 (Pil +8%), diventando la 17ma potenza economica mondiale. Un risultato che potrebbe anche scemare – secondo gli esperti – se venisse a mancare la stabilità politica e tornasse a correre l’inflazione.

 

Titoli di stato Turchia: rendimenti in risalita

 

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I titoli di stato in dollari e in euro della Repubblica turca hanno cominciato a perdere qualche figura spingendo i rendimenti verso l’alto in un momento in cui nell’eurozona e negli Usa si stanno testando nuovi minimi sui governativi. Sulla parte lunga della curva, il bond da 1,5 miliardi di dollari 4,875% 2043 (US900123CB40) ha perso sei punti secchi arrivando a offrire un tasso lordo a scadenza superiore al 5%. Secondo alcuni analisti, si tratta di prese di beneficio dopo la corsa che ha contraddistinto il rialzo dei prezzi da inizio anno e dopo l’upgrade di Moody’s il mese scorso sulla Turschi. Il mercato sta cercando un appiglio per giustificare la vendita di titoli e per far spazio nei portafogli dei grossi fondi d’investimento ad altri assets. Secondo altri, invece, a preoccupare non è tanto la minaccia di instabilità sociale derivante dai tafferugli contro il governo Erdogan, quanto la possibile impennata del tasso d’inflazione (vedi grafico) che rischia di rimandare il paese indietro negli anni e allungando i tempi per un prossimo ingresso di Ankara nella Ue. La lira turca si sta infatti indebolendo oltre ogni misura prevedibile a inizio anno rischiando di compromettere gli sforzi fin qui fatti. Dal massimo storico a ridosso di 2,60 dell’agosto 2011 le quotazione sono ridiscese fino a toccare un minimo il 3 agosto 2012 a 2,18.

È quindi iniziata una risalita sostenuta, che ha portato le quotazioni a toccare un massimo il 30-31 gennaio 2013 a ridosso di 2,40, non lontano dai picchi del marzo 2012 a 2,4214.  Ora siamo a 2,46.

 

Obbligazioni BEI, Rabobank e Banca IMI in lire turche

 

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Ma c’è anche chi intravvede nella debolezza della lira turca possibilità di guadagno. Allo scopo, segnaliamo che la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) ha recentemente lanciato sul mercato un bond a cinque anni con cedola fissa pari al 5,25%. Il titolo emesso lo scorso 24 maggio a 98,83 per 50 milioni di lire turche (Isin XS0938932125) quota al momento intorno a 94,50 e offre un rendimento a scadenza superiore al 6,40%. Negoziabile per tagli minimi da 1.000 lire turche (circa 406 euro) la Bei 5,25% 2018 va a rimborso il 6 giugno 2018. BEI gode della massima solidità finanziaria (AAA) quale emittente, per cui i rischi per l’investitore sono praticamente nulli. Unico aspetto da considerare è il cambio, al momento molto volatile, che però potrebbe rivelarsi un’ottima possibilità di guadagno qualora la lira turca tornasse ad apprezzarsi se e quando il governo Erdogan riuscirà a riportare la calma nel paese. Stessa cosa per quanto riguarda la recente emissione della banca olandese Rabobank (AA-) specializzata in collocamenti in diverse valute speculative e che il 20 maggio scorso ha emesso un’obbligazione da 50 milioni di lire turche con la stessa cedola fissa della BEI, ma di durata più breve. Il titolo scade infatti il 30 maggio 2017 (Isin XS0936205003) e, visto che il prezzo di negoziazione al momento è intorno a 94,50, offre un rendimento leggermente superiore, pari al 6,51%. Da notare, però, che per un investitore italiano, la BEI 5,25% 2018 è soggetta a un’imposizione fiscale sugli interessi pari al 12,50% mentre per Rabobank 5,25% 2017 si tratta del 20%, quindi, a conti fatti, conviene di più la prima. Più interessante ancora, infine, troviamo la recente emissione offerta dall’italiana Banca IMI del Gruppo Intesa San Paolo (rating BBB+). Si tratta di un’obbligazione negoziabile tranquillamente sul Mot (Isin IT0004918410) per importi minimi di 3.000 lire turche (circa 1.280 euro) che paga una cedola lorda annua del 7,40% il 19 aprile fino al 2016, data di rimborso.

Al momento, negoziabile intorno a 98,70, rende il 7,75% lordo a scadenza.

 

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