Troppe tasse sui bond, sotto al 4,5% d’interesse si perdono soldi

Il prelievo al 20% sulle cedole e l’imposta di bollo sul deposito titoli mandano i rendimenti delle obbligazioni in negativo. Per battere inflazione e fisco ora bisogna assumersi rischi maggiori

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Il prelievo al 20% sulle cedole e l’imposta di bollo sul deposito titoli mandano i rendimenti delle obbligazioni in negativo. Per battere inflazione e fisco ora bisogna assumersi rischi maggiori

Con i tassi d’interesse al lumicino e l’aumento scellerato delle tasse sul risparmio operato dal governo dei professori cattolici, battere il carovita è diventata un’impresa titanica. Questo in estrema sintesi è il quadro che si presenta davanti agli occhi degli investitori italiani nel 2013, alle prese con una crisi economica senza precedenti e una pressione fiscale sulla finanza italiana da guinness dei primati. Posto che i titoli di stato non offrono più quei rendimenti che solo sei mesi fa i media demonizzavano per via dell’allargamento dello spread fra Btp e Bund decennali, ma che – detto in termini pratici – offrivano ancora una valida scelta agli investitori per rosicchiare un discreto margine di guadagno, la ricerca di una valida alternativa al di fuori dei soliti Bot, Cct e Btp è diventata ora impresa ardua e talvolta disperata.

 

Investire in obbligazioni: la tassazione riduce il guadagno

Con l’innalzamento sconsiderato dal 12,50% al 20% dell’imposizione sugli interessi in maturazione su obbligazioni diverse dai titoli di stato, il rendimento della stragrande maggioranza dei titoli corporate o bancari di tipo “investment grade” non è più in grado di offrire adeguata remunerazione del capitale investito, al punto che si rischia addirittura di finire in territorio negativo, cioè di rimetterci soldi. Molti non l’hanno ancora capito, ma, a conti fatti, tenuto conto del tasso d’inflazione al 3%, dell’imposizione fiscale sugli interessi del 20% e dell’imposta di bollo sul deposito titoli salita quest’anno del 50%, per non perdere quattrini bisogna andare a scovare nella giungla obbligazionaria rendimenti dal 4,50% in su. Quasi impossibile senza assumersi rischi che solo investitori professionali o qualificati sono in grado di correre (l’esempio della Grecia è dietro l’angolo, non è il primo caso e non sarà certo l’ultimo.

). Cosa che, guarda caso, sarebbe comunque preclusa per legge in Italia (regolamento Cosnob), a meno di non possedere un grosso patrimonio e di avere conoscenze specifiche in materia di investimenti finanziari. 

 

Tassazione rendite finanziarie: l’incremento al 20% ha fatto fuggire immensi capitali

 

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Da più parti (economisti, editorialisti, banchieri, ecc.) si sono levate in coro note di disprezzo nei confronti di una casta politica e di tutti quei partiti che, a vario titolo, hanno sostenuto la scellerata politica fiscale messa in piedi senza intoppi dal governo Monti. “Armonizzare” il prelievo sulle rendite finanziarie al 20% lasciando l’aliquota sui titoli di stato al 12,50% è stato un errore gravissimo e imperdonabile che ha incoraggiato l’evasione e l’elusione fiscale con la fuga a gambe levate di ingenti capitali all’estero – ha commentato il giornalista Oscar Giannino –.  In un paese come il nostro, in cui il capitale di rischio per le imprese latita, e dove l’intero mercato del risparmio amministrato e gestito è già nelle mani delle banche come in nessun altro caso al mondo,  è stato particolarmente sbagliato aggravare il catching up esercitato dal debito pubblico sul risparmio privato incoraggiando al contempo i depositi bancari, quando già oggi la quota detenuta dalle famiglie in questo impiego così poco remunerativo è troppo elevata (Continua la fuga di capitali in Svizzera. Via dall’Italia 19 miliardi al mese).

In altre parole, con l’alibi della difesa a spada tratta dei titoli di stato (in mano alle banche) sotto attacco e del pericolo default, si è penalizzato lo sviluppo dell’imprenditoria privata che, ora, soccombe sotto il peso asfissiante del fisco tricolore. Non tutte le società riescono infatti a emettere obbligazioni o a prendere a prestito denaro dalle banche a costi competitivi dovendo fare concorrenza alla penalizzante imposizione fiscale rispetto a quella dei titoli di stato e col risultato che gli imprenditori sono costretti ad aumentare il loro profilo di rischio riversandolo ovviamente sui sottoscrittori dei titoli.

E’ stato fatto, insomma, il contrario di ciò che era logico attuare per favorire lo sviluppo. In un paese normale si sarebbe incoraggiato il risparmio attirando capitali dall’estero, come avviene in Irlanda.

 

Le aziende chiudono o si finanziano all’estero  mentre i risparmiatori pagano le tasse

 

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Se per molte aziende italiane, quindi, è diventato adesso meno oneroso finanziarsi oltre confine (e sono già migliaia quelle che hanno traslocato per non chiudere) appoggiandosi anche a finanziarie lussemburghesi create ad hoc per pagare meno imposte sui capitali, per i singoli risparmiatori italiani andare alla ricerca di rendimenti obbligazionari appena sufficienti è diventata impresa disperata. Sui titoli di stato, per ottenere un risicato guadagno, al netto di inflazione e tasse, bisogna puntare a emissioni con durata minima decennale, mentre sulle obbligazioni bancarie e corporate, a parità di rischio, si va ben oltre. Come per il bond Telecom Italia 7.75% 2033 da 1,05 miliardi di euro che, al netto delle imposte, dei bolli sui depositi e dell’inflazione, rende poco meno del 2% a scadenza. Col solo impatto dell’inflazione, renderebbe il 3,3%, quindi l’1,3% in più e attirerebbe sicuramente più capitali che, viceversa, vengono drenati dal sistema bancario a sostegno del debito pubblico con la complicità di banchieri collusi coi partiti politici e fondi d’investimento obbligati a fare interessi di parte. E’ dimostrato che per far ripartire un’economia occorre abbassare la pressione fiscale, non alzarla ed è necessario attirare capitali, non farli fuggire. Con quale prospettiva si affronterà la tanto agognata ripresa economica che il professor Monti intravvede per la fine dell’anno se, sia i partiti di sinistra che quelli di centro puntano ora ad innalzare ulteriormente il prelievo sulle rendite finanziarie per “armonizzarle” alla tassazione sul reddito da lavoro e ad aumentare ancora l’imposta di bollo sul deposito titoli?

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