Tragedia greca senza fine. Referendum sugli aiuti europei

Mossa a sorpresa del primo ministro Papandreu che chiama il popolo a decidere se restare nell’euro o no. I mercati crollano e le obbligazioni greche vanno al tappeto. Cosa si nasconde dietro a una notizia diffusa in un giorno festivo?

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Mossa a sorpresa del primo ministro Papandreu che chiama il popolo a decidere se restare nell’euro o no. I mercati crollano e le obbligazioni greche vanno al tappeto. Cosa si nasconde dietro a una notizia diffusa in un giorno festivo?

Sembra che al peggio non ci sia proprio fine. Verrebbe da pensarla così guardando alla decisione presa nella notte dal primo ministro Papandreu (ma forse confezionata già da parecchio tempo) di indire un referendum consultivo per chiedere al popolo greco se il piano di ridimensionamento del debito pubblico statale da 350 a 250 miliardi nel 2012 e il contestuale salvataggio dello stato approvati pochi giorni fa a Bruxelles sono giusti o sbagliati. Un voto che i mercati hanno già sentenziato con un secco “no” e che farebbe precipitare gli altri paesi europei e la moneta unica in un vortice le cui conseguenze sarebbero imprevedibili e fuori controllo. La Grecia andrebbe inevitabilmente in default e sarebbe costretta a tornare alla dracma, mentre la l’euro rischierebbe di indebolirsi oltre misura, se non addirittura disgregarsi per gli altri stati europei che lo adottano. Ma se queste sono le drammatiche conseguenze che per mesi tutti gli stati e le banche più coinvolte col debito greco hanno cercato di evitare, come mai si è giunti a una simile e improvvisa presa di posizione del governo di Atene? E per giunta in un giorno di festa in cui la maggior parte delle banche sono chiuse (al pubblico) e gli investitori sono distanti dai terminali di borsa? Non è che c’è sotto qualcosa per creare nuovo panico fra la gente e fra gli investitori?

Referendum speculativo

Da un lato – spiega uno strategist di UBS – è probabile che Papandreu abbia voluto giocarsi la carta del referendum per ottenere qualche concessione da parte della UE e in particolare da Germania e Francia, le cui banche sono maggiormente esposte al debito greco. Del resto le misure draconiane imposte dalle autorità europee per concedere aiuti alla Grecia impongono un rigore al quale il popolo faticherà molto ad adeguarsi, ragion per cui già la sola idea di indire un referendum rappresenta una minaccia concreta al sistema essendo scontato il risultato.

Dall’altro lato, c’è la speculazione galoppante (al ribasso) sulle obbligazioni degli altri paesi dell’eurozona in difficoltà. Quella che colpisce alle spalle, nel sonno e che non guarda in faccia a niente e nessuno pur di guadagnare sulle disgrazie altrui. Difficile stabilire se oggi la speculazione si sia insinuata sull’onda della notizia oppure se la notizia è essa stessa frutto della speculazione. Se è vero quello che diceva Machiavelli 500 anni fa, che il fine giustifica i mezzi, ci sarebbe da propendere per la seconda ipotesi, anche perché molti grandi fondi hedge che hanno scommesso sul fallimento della Grecia riempiendosi di CDS, non hanno di certo gradito il piano di salvataggio europeo e rischiano di fare la fine della società di brokeraggio MF Global Holdings che aveva scommesso proprio su titoli del debito periferico europeo e ora ha chiesto l’ammissione all’amministrazione controllata americana (Chapter 11).

Titoli di stato italiani sotto pressione

Intanto la borsa di Milano sanguina senza pietà, il BTP decennale vola sopra il 6,2% di rendimento e per i tecnici del Tesoro è già allarme rosso. Lo spread col bund tedesco si è allargato sopra i 450 punti base, nonostante il puntello della BCE che compra titoli italiani e spagnoli. E già si guarda alle prossime aste di titoli pubblici. Il prossimo anno dovranno essere rinnovati più di 250 miliardi di titoli di Stato e Tremonti non sa più che pesci pigliare per arginare la speculazione internazionale che attacca l’Italia passando dalla Grecia. Occorre arrivare al 2012 con il decennale almeno al 5% per evitare ulteriori dolorose e impopolari manovre fiscali – dicono da Intesa San Paolo – altrimenti tutto quello che il governo ha fatto finora sarà insufficiente, anche se appare già così. Con i Btp decennali al 6% gli interessi sullo stock di debito pubblico aumenteranno vertiginosamente – osservano dall’ufficio studi di Intesa – anche se la Bce dovesse intervenire sui tassi di riferimento tornando ad abbassare il costo del denaro.

La recente rilevazione Istat sull’indice di disoccupazione a Settembre ha compromesso ogni eventuale accomodamento dei tassi. Al Ministero dell’Economia, comunque, hanno già approntato le dovute misure tampone per fare cassa immediata. Indiscrezioni parlano di una patrimoniale sopra il milione di euro e di un taglio percentuale delle tredicesime in pagamento a dicembre. Non c’è da stare allegri.

Obbligazioni greche al tappeto

Nel frattempo i titoli di stato greci che si stavano adeguando al taglio del 50% del nominale approvato la scorsa settimana dal vertice UE, sono tornati a rotolare verso il basso. In rosso quasi tutte le emissioni pubbliche che perdono mediamente il 15% con scambi in aumento rispetto alla vigilia. La scadenza più corta, quella da 8 miliardi di euro, 5,25% al maggio 2012 segna un prezzo di 44,50%, mentre quella più lunga da 9 miliardi di euro, 4,5% al 2037 (grafico a lato) prezza intorno a 30, un valore che sconta, nella peggiore delle ipotesi, un default della Grecia e quindi il relativo recovery dei titoli pubblici che le agenzie di rating non danno superiore a un terzo del nominale. In picchiata anche le banche greche che hanno in pancia i titoli del debito pubblico di Atene: i titoli EFG, i più trattati, perdono fra il 5 e il 7 per cento. Costoro, in caso di default disordinato della Grecia, non riceverebbero più aiuti dal governo di Papandreu e verrebbero nazionalizzate.

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