Tra Cigni Bianchi e Cigni Neri

QUANDO IL CIGNO NERO FA CAPOLINO TRA LE PIEGHE DELLA STORIA Non sempre il Cigno Nero assume connotazioni negative, è nota a tutti l’epopea della “Seconda Guerra Greco/Persiana”. Il Kolossal “300” portato sugli schermi dalla Warner Bros. ha fatto rinverdire le gesta degli eroi ellenici presso il grosso pubblico. Si trattò della classica impresa impossibile […]

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QUANDO IL CIGNO NERO FA CAPOLINO TRA LE PIEGHE DELLA STORIA Non sempre il Cigno Nero assume connotazioni negative, è nota a tutti l’epopea della “Seconda Guerra Greco/Persiana”. Il Kolossal “300” portato sugli schermi dalla Warner Bros. ha fatto rinverdire le gesta degli eroi ellenici presso il grosso pubblico. Si trattò della classica impresa impossibile […]

QUANDO IL CIGNO NERO FA CAPOLINO TRA LE PIEGHE DELLA STORIA Non sempre il Cigno Nero assume connotazioni negative, è nota a tutti l’epopea della “Seconda Guerra Greco/Persiana”. Il Kolossal “300” portato sugli schermi dalla Warner Bros. ha fatto rinverdire le gesta degli eroi ellenici presso il grosso pubblico. Si trattò della classica impresa impossibile ma che, grazie a capacità intuito e conoscenza perfetta del territorio permise di trasformare una battaglia persa in una vittoria epocale. Spesso ci si accosta al “Club Med” con il solito preconcetto creato ad arte dalla stampa anglofona e dalle agenzie di rating abituate, da troppo tempo, ad evitare lo sguardo nel cortile di casa. Ci troviamo, il più delle volte, dinnanzi ad analisti che escono tutti dalla medesima scuola di pensiero, leggono gli stessi giornali, gli stessi libri e frequentano le stesse persone. Ricordo, ad esempio, un fatto personale. Quando ci si trovava tra amici e si facevano previsioni sull’esito elettorale, il risultato era sempre quello indubitabile: vittoria. Salvo poi accorgermi che il giorno dopo l’elettorato aveva votato in maniera diametralmente opposta. L’autoreferenzialità è una brutta bestia …

La stessa cosa, evidentemente, la pensava l’Imperatore persiano Serse quando passo lo stretto dei Dardanelli a capo di un’esercito straordinariamente potente. Dall’altra parte c’era solo Atene ad attenderlo, ma con poche migliaia di uomini e neanche troppo addestrati. Gli ateniesi avevano però in mano l’inconsapevole “Cigno Nero”: il suo nome era Temistocle, un abilissimo stratega che lavorava di più con il cervello che con la forza. Quando prese in mano la situazione si accorse che la gestione sul campo era disperata.

Rifece tutti i piani di difesa costringendo i persiani ad ingaggiare battaglia su un terreno a lui favorevole. Il primo appuntamento fu al Passo delle Termopili, nel punto da lui prescelto. Mise a difesa dello stretto passo i migliori guerrieri di Sparta con a capo il Re Leonida con i suoi famosi “Trecento”. Nella realtà le forze elleniche assommavano a circa 6.000 unità contro qualche centinaio di migliaia di avversari. Lo scopo principale era quello di bloccare via terra l’avanzata dei persiani per costringerli ad uno scontro a livello marittimo, a loro più congegnale. Il piano riuscì a metà, la battaglia delle Termopili durò giorni interi e nonostante la soverchiante disparità numerica, Leonida riuscì a bloccare l’avanzata delle forze nemiche. Ma l’esito, la sconfitta, era inevitabile: lo sbarramento opposto permise però agli ateniesi di riorganizzare le forze nelle retrovie e procedere nell’evacuazione di Atene. Quando poi Serse entrò in città, saccheggiandola, non trovò nessuno. Gli abitanti avevano avuto il tempo di fuggire, trovando riparo sualcune isole dell’Egeo. Serse già assaporava il profumo della vittoria. Ma Temistocle, non demordeva: voleva lo scontro navale e sapeva di poter contare sulla propria flotta. Le carte erano ancora da giocare. Lo stratega poteva contare su circa 360 navi, tra cui le veloci ed agili triremi, dall’altra parte la flotta egiziana e persiana con un migliaio di imbarcazioni. L’Imperatore persiano cercò di attirare le forze greche in mare aperto, ma Temistocle riuscì la stringere la propria trappola con un tranello spingendo le forze avversarie sotto costa, verso lo stretto di Salamina. Qui Serse prese possesso di un’isola dove sistemò il quartier generale. Schierò poi la sua flotta in una formazione a “V”. Gli egiziani, da parte loro, cercarono di stringere la flotta greca per impedire una via di fuga. Ebbe allora inizio la battaglia, i persiani si trovarono presto vicino a riva, impossibilitati a manovrare. Non riuscivano ad andare nè in avanti nè indietro. Ecco allora i piccoli triremi, con i loro rostri, spreronare velocemente le navi immobili: affondandole.
L’eccessiva vicinanza, cui avevano schierato le navi persiane, fece poi il resto. Urtandosi tra loro si danneggiarono a vicenda, colando a picco. La battaglia navale si concluse con l’imprevedibile vittoria degli ateniesi e con un pesante salasso materiale e psicologico per Serse. L’anno successivo, lo scontro decisivo, fu a Platea. Questa volta terrestre. Ma non c’era più la baldanzosa armata di Serse ed i persiani erano stanchi e demoralizzati. La vittoria ellenica fu allora decisiva e senza appello: i persiano abbandonarono definitivamente la Grecia. Venne poi l’epopea di Pericle, la guerra interna del Peloponneso, l’ascesa dei Macedoni di Alessandro Magno, i regni Ellenistici e l’ascesa di Roma. Ma questa è un’altra storia. In realtà il corso della storia è pieno di Cigni Neri, eventi improbabili e innovativi. E sono molto più frequenti di quanto non si pensi. Questa settimana siamo stati omaggiati di una raffica di downgrade: l’ennesimo fuoco di fila sulla Croce Rossa. Prima il Portogallo, poi i nostri ellenici e, dulcis in fundo, la volta dell’Irlanda. Le motivazioni vertono sempre sulle preoccupazioni intorno al nascente ESM e alle forme implicite di subordinazione dei nostri titoli di stato, oltre alle clausole di azione collettiva che permetterebbero di “ristrutturare” con l’adesione di una maggioranza relativa dei bondisti. L’Europa nonostante viaggi sempre con il freno tirato, continua però lentamente nel suo processo di convergenza. L’ultimo, discutibilissimo, vertice di Bruxelles ha lasciato un pò l’amaro in bocca. Eppure quanti passi in avanti abbiamo fatto nel corso dell’ultimo anno! Forse impensabili: un miglior coordinamento delle politiche comuni e un’azione molto incisiva della BCE. Venerdì si è concluso con due eventi importanti. Il Portogallo, avviato verso le elezioni generali anticipate del 5 giugno, ha collocato 1645 miliardi. Il rendimento pagato, per un titolo che scade nel 2012, è stato alto: vicino al 5.8% (il tasso che paga in media l’Irlanda e, prima, la Grecia sui prestiti internazionali) ma comunque sotto le aspettative dei mercati finanziari.
Il suo soccorso è arrivata l’ex colonia, il Brasile. Un gesto coraggioso e di responsabilità da parte brasiliana, atta a rompere una strategia decisa a tavolino da pochi. A breve, l’esecutivo di Lisbona, ha fatto sapere che emetterà altri titoli per circa 7 miliardi. L’attuale governo in carica, dimissionario, ha fatto sapere che non può e non vuole ricorrere agli aiuti internazionali. Magari, alla prossima asta, oltre al Brasile ci potrà essere la Cina. L’Irlanda, invece, continuerà ad ottenere liquidità per le sue disastrate banche dalla BCE. Trichet ha sospeso, nel frattempo, i vincoli di rating sul collaterale. Questo avveniva mentre nella giornata di giovedì si era parlato di forti contrasti a Francoforte che avrebbero impedito il varo di un nuovo meccanismo di finanziamento ad hoc, a cui si sarebbero rivolte le banche dei Periferici più esposti. In primis le bancher irish… Sempre nel corso della stessa giornata ci sarebbe stato un duro scontro di Trichet rispetto ai piani del Ministro delle Finanze Michael Noonan di coinvolgere i “senior” nei programmi di ristrutturazione che gravano sul sistema bancario di Dublino. Qualche motivo di fiducia, dunque, per i nostri ellenici l’opposizione della BCE al coinvolgimento dei “senior”; mentre rimangono sempre stretti tra default e haircut nonostante la ferma opposizione di Papandreou. L’accanimento per l’ipotesi haircut è una scorciatoia miope che colpirebbe soprattutto il sistema bancario greco che gravita inevitabilmente sui propri titoli di stato. Ed aggiungo, non è messo neanche male … In questo caso il “male minore” sarebbe un riscadenziamento che permetta, in qualche modo, di mantenere inalterati i valori a bilancio per le banche concedendo allo Stato un periodi di “grazia” per gestire il debito. L’ipotesi di un provvedimento punitivo contro i possessori di Bond GGB cozza contro ogni ipotesi di ritorno sui mercati nel 2012, più volte espressa dal Ministro delle Finanze Papaconstantinou. La mia “Via Maestra” risolutiva rimane sempre quella di un buy-back (con il sostegno del EFSF) accompagnata da una proposta di adesione volontaria di concambio. Quindi, tra un colpo al cerchio ed uno alla botte, si tira avanti crcando di affrontare i problemi poco alla volta e rimandando più in là nel tempo le questioni più spinose. Forse non è il modo più corretto per procedere, ma i passi in avanti sono innegabili: Salamina potrebbe essere vicina.

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