Perché l’inflazione USA manda a tappeto la lira turca: pessime notizie per i bond

La valuta emergente è vicinissima ai minimi storici toccati a novembre dopo il dato sull'inflazione americana in aprile

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Bond Turchia, prospettive ancora più fosche dopo inflazione USA

La lira turca è implosa ulteriormente sui mercati valutari e stamane scambia a 8,5050 contro il dollaro. Si avvicina così ai minimi storici toccati a novembre, quando la valuta emergente arrivò a 8,58. Per i titoli turchi, una pessima notizia. Anzitutto, cosa sta provocando l’ennesimo collasso del cambio? La pubblicazione di mercoledì del dato sull’inflazione USA in aprile al 4,2%. Si è trattato del livello più alto da 12 anni a questa parte, sopra le attese del 3,6%.

E cosa c’entra l’inflazione USA con la lira turca? I mercati si aspettano o che la Federal Reserve alzi i tassi USA prima del previsto o quanto meno il graduale rientro degli stimoli monetari. Ne deriva la necessità per le altre banche centrali di adeguarsi al nuovo corso monetario per non indebolire i rispettivi tassi di cambio. I capitali affluiscono, infatti, laddove il costo del denaro è più alto. Tuttavia, proprio la Turchia da mesi è nel mirino degli investitori per il quarto governatore della banca centrale in due anni e mezzo. A marzo, Naci Agbal è stato esautorato dal presidente Erdogan dopo appena 4 mesi e mezzo di servizio e sostituito con il più fido Sahap Kavcioglu.

Kavcioglu è stato messo lì per allentare la politica monetaria con tagli dei tassi quanto prima e veloci. Pur essendosi impegnato a tenerli sopra l’inflazione (sopra il 17% ad aprile), ha escluso nuovi rialzi. Pertanto, se c’è un mercato che paga pegno con l’inflazione USA in brusca risalita è quello turco. Gli investitori sono consapevoli che Ankara non si adeguerà al possibile rialzo del costo del denaro sui mercati internazionali e giustamente portano altrove i capitali, facendo precipitare la lira.

I titoli turchi diventano così ancora più rischiosi.

I rendimenti a 10 anni sono esplosi al 18,26% in un paio di sedute. Erano al 17,40% prima del dato sull’inflazione USA. Al momento, risultano saliti ai massimi da 2 anni. Qual è il problema? Il crollo in corso della lira accresce il rischio di cambio a carico dei titoli turchi, in sé già elevatissimo. Per un investitore straniero, il rendimento nominale vale fino a un certo punto. Risulta essenziale che il cambio si tenga stabile o s’indebolisca meno del rendimento annuo offerto dai bond.

Peraltro, una lira ancora più giù provoca ulteriori pressioni rialziste sull’inflazione interna e riduce i rendimenti reali dei titoli turchi. Ne consegue che per gli stessi investitori domestici la convenienza all’acquisto scema e con essa i prezzi. Non da ora, si è innescato il classico circolo vizioso inflazione-svalutazione-inflazione, a tutto discapito del mercato obbligazionario. Solo un improbabile cambio di toni della banca centrale lo spezzerebbe. Ma le intenzioni del governo sono altre e l’autonomia decisionale del governatore è minima.

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