Titoli di stato sudamericani: quelli dell’Uruguay rendono come i BTP

Il governo di Montevideo ha emesso un bond decennale da 2 miliardi con coupon del 4,50%. I proventi saranno utilizzati per rifinanziare il debito a tassi più bassi. Ottima occasione per diversificare

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Il governo di Montevideo ha emesso un bond decennale da 2 miliardi con coupon del 4,50%. I proventi saranno utilizzati per rifinanziare il debito a tassi più bassi. Ottima occasione per diversificare

Fra i titoli di stato sudamericani spesso si possono cogliere ottime opportunità di investimento. Come noto, le nazioni latino americane offrono oggi più di un tempo un’ampia varietà di scelta agli investitori finanziari che sono interessati a diversificare i propri portafogli allargando altresì l’orizzonte dei propri investimenti al di fuori dei confini nazionali ed europei. Il ventaglio di scelte è ampio e molto spesso occorre fare i conti con il rischio cambio, oltre che con il rischio paese, poiché le emissioni governative sono rigorosamente in dollari, salvo rare eccezioni. Ma le soddisfazioni potrebbero non mancare e spuntare qualche punto percentuale in più rispetto ai soliti Btp italiani non è impresa difficile. Tutto sta nel sapersi orientare nella scelta giusto e meno rischiosa. Tralasciando paesi come Venezuela e Argentina che hanno evidenti difficoltà a far quadrare i bilanci sotto il peso stressante di un’iperinflazione, vi sono stati come il Brasile o il Cile che hanno regalato ottime soddisfazione in passato a chi ha creduto nella loro crescita. In mezzo troviamo la piccola repubblica dell’Uruguay che un anno fa è tornata nella fascia “investment grade” secondo gli analisti di Standard & Poor’s e quindi oggetto di maggiore interesse da parte dei fondi d’investimento.

 

Obbligazioni Repubblica dell’Uruguay 4,50% 2024

 

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Dopo aver ottenuto l’innalzamento del merito creditizio lo scorso anno, l’Uruguay è tornato ad emettere titoli di debito pubblico. Lo scorso mese di novembre era stato emesso un bond ultratrentennale da 853 milioni di dollari con rendimento garantito del 4,125% e con lo scopo di rimborsare debito valutario estero per un importo di 500 milioni di dollari. L’operazione si era conclusa bene e il mercato aveva ampiamente sottoscritto la nuova obbligazione dando così ampia fiducia al governo di Montevideo per poter proseguire nell’intento di rimborsare altri debiti in scadenza quest’anno.

E così da pochi giorni è stato lanciato sul mercato bond, decennale questa volta, per un importo di 2 miliardi di dollari. L’emissione, coordinata da due prestigiose banche internazionali, la HSBC e Deutsche Bank, è stata interamente sottoscritta dagli investitori istituzionali ai quali è stato offerto un prezzo di 99,833 per un rendimento lordo finale che supera il 4,52%. Il nuovo titolo di stato (Isin  US760942AZ58)verrà quotato fra pochi giorni, alla borsa di Montevideo e sul Nasdaq, ma è già negoziabile per tagli minimi di 1.000 dollari (circa 750 euro) intorno alla pari sul mercato non regolamentato Otc (Over the counter). Stacca una cedola fissa del 4,50% su base semestrale il 14 febbraio e il 14 agosto fino al 2024 e gode di un rating Ba3 presso Moody’s e BBB- presso Fitch e Standard & Poor’s. I proventi della raccolta saranno utilizzati in parte (circa il 50%) per rimborsare, mediante tender offer, quattro vecchie obbligazioni ad alto rendimento: Uruguay 2015 7,50% (Isin US917288AZ56) , Uruguay 2017 9,25% (Isin US760942AR33), Uruguay 2022 8% (Isin US917288BC52) e Uruguay 2025 6,875% (Isin US760942AX01) come riportato dal comunicato ufficiale che mettiamo a disposizione in fondo all’articolo per un approfondimento. L’operazione è stata ben accolta dal mercato perché permette all’Uruguay di rifinanziarsi sul mercato a tassi nettamente migliori rispetto a quelli passati.

 

Decimo anno di crescita per il paese sudamericano

 

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Contrariamente a quello che si può pensare, i progressi economici dell’Uruguay in questi ultimi anni sono stati notevoli al punto che il titolo di stato decennale appena emesso rende quasi come l’analogo Btp italiano che paga la stessa cedola al 4,50%. Oggi, dopo lunghi decenni di crisi economica, l’Uruguay si posiziona come un paese consolidato sia dal punto di vista economico che politico, mentre i portavoce del governo parlano di gestione intelligente e di politiche austere. Ciò che è fuori di dubbio è che il paese più piccolo dell’America Latina è tornato ad occupare un posto privilegiato, come confermato da diverse relazioni di organismi internazionali che concordano nell’attribuire al paese degli ottimi parametri nei rapporti tra la popolazione e gli indicatori salariali, lavorativi e sociali.

Lo sottolineano, in particolare, gli incrementi dei salari, dell’occupazione e della produttività lavorativa, nonché l’aumento costante nelle nuove immatricolazioni di auto e moto. Non è un caso che lo stesso Presidente, José Mujica, abbia dichiarato pubblicamente che i risultati raggiunti dal Paese lo mettono in una posizione del tutto simile a quella degli inizi del secolo scorso, quando veniva paragonata alla Svizzera per la sua consolidata democrazia, la sua organizzazione e i suoi alti standard di benessere. Unico problema, è che l’Uruguay è completamente inondato di dollari, come del resto tutti i paesi sudamericani, il che, da un lato va bene perché attira gli investitori internazionali, ma dall’altro offre il fianco alla speculazione delle lobby bancarie internazionali che vorrebbero controllare ogni aspetto della vita politica e sociale con la minaccia dell’inflazione. [fumettoforumright]A livello economico, il Prodotto interno lordo (Pil) uruguaiano è cresciuto del 3,99% nel 2012. L’aumento del Pil è dovuto a una forte espansione della domanda interna e dalla crescita dei capitali. I consumi delle famiglie, aumentati del 6,5 per cento, sono diventati il principale fattore di crescita dell’Uruguay, inoltre, gli investimenti privati hanno contribuito significativamente alla crescita dei capitali. Si tratta del decimo anno consecutivo di crescita per l’economia uruguaiana, sostenuto ogni anno dall’aumento della domanda internazionale di materie prime e dall’aumento globale dei costi. A ciò hanno contribuito anche tassi d’interesse inferiori rispetto alla maggior parte dei paesi nel mondo, che hanno favorito massicce iniezioni di capitali.

 

New Bonds Offering

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