Titoli di stato: la prima volta del Paraguay

Collocato un bond da 500 milioni di dollari al 4,625% presso investitori istituzionali con lo scopo di traghettare la piccola repubblica sudamericana verso nuovi orizzonti di crescita economica

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Collocato un bond da 500 milioni di dollari al 4,625% presso investitori istituzionali con lo scopo di traghettare la piccola repubblica sudamericana verso nuovi orizzonti di crescita economica

Anche il Paraguay è riuscito ad accedere al mercato internazionale dei capitali andando a infoltire la già vasta platea delle obbligazione estere. L’emissione di titoli di stato da parte della piccola Repubblica sudamericana era già allo studio da diversi mesi e ora, con il ritrovato clima di fiducia sui mercati obbligazionari a livello internazionale, l’ambizioso progetto di finanziamento del nuovo governo è diventato realtà.

 

Bond Paraguay a 10 anni: le caratteristiche dell’obbligazione

 

Pochi giorni fa è stato, infatti, collocato da Asunciòn il primo titolo di stato presso investitori istituzionali con l’ausilio delle banche americane Citigroup e Bank of America Merrill Lynch. Il bond, da 500 milioni di dollari, ha una durata decennale e paga una cedola del 4,625% su base semestrale il 25 Gennaio e il 25 Luglio di ogni anno. Il titolo (USP75744AA38) è negoziabile sul mercato over the counter (Otc) per tagli minimi da 200.000 dollari con multipli di 1.000 e offre un rendimento abbastanza contenuto su una lunghezza decennale e a fronte di un rating speculativo che per l’agenzia Stadard & Poor’s si classifica come BB-. Il tasso è stata abbastanza generoso – commenta Luca Luciani di Citigroup, istituto che ha seguito e curato parte del collocamento – poiché si va a confrontare con rendimenti che per i paesi latino americani limitrofi sono nettamente più bassi in questo momento. E’ evidente che gli investitori hanno voluto dare un segnale incoraggiante alla piccola Repubblica del Paraguay che con questa emissione ha intenzione di far fronte ai costi relativi all’indebitamento statale allungandone le scadenze in modo da accelerare lo sviluppo della nazione sudamericana. Operazione finanziaria – osserva Luciani – che si colloca in momento politico particolare, dopo la nomina del nuovo presidente Federico Franco alla guida del paese dallo scorso mese di giugno, il quale punta con decisione alla riduzione della dipendenza del Paraguay dal blocco del commercio imposto dal Mercosur.

 

Economia Paraguay: forte crescita negli ultimi anni e molti ambiziosi obiettivi di sviluppo

 

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Dopo aver vissuto un periodo di lenta crescita dell’economia tra il 1994 e il 2003, il Paraguay ha avuto tra il 2004 e il 2008 una fase di recupero economico, con una crescita media annuale del Pil del 4,8%, trascinata in principal modo dallo sviluppo del settore agricolo. Nel 2009 il Paese fu colpito da una forte recessione, dovuta in particolar modo alla siccità che ha colpito l’agricoltura, seguita però nel 2010 da una delle più significative crescite mondiali, arrivando ad un aumento del 14,5% del Pil. La crescita economica non ha tuttavia contribuito alla diminuzione del tasso di povertà, che riguarda il 38% della popolazione, mentre la disoccupazione è diminuita tra il 2003 e il 2008 dal 13% al 6%, ma il livello di sottoccupazione nel periodo è aumentato al 26,5%. L’agricoltura e l’allevamento rappresentano il settore più importante dell’economia del Paraguay, coprendo un quinto della produzione totale.  Le industrie presenti nel Paese sono inoltre impegnate per la maggior parte nelle attività di trasformazione dei prodotti agricoli, pastorali e forestali. Il Paese è il sesto produttore mondiale e il quarto esportatore di soia, ma anche il nono produttore mondiale di carne bovina destinata all’esportazione. La produzione mineraria è scarsa e riveste una parte poco rappresentativa del prodotto nazionale, mentre assume importanza strategica la produzione di energia. La presenza in Paraguay dei due enormi impianti idroelettrici di Itaipú e di Yacyretá, condivisi rispettivamente con Brasile e Argentina, fornisce al Paese una notevole disponibilità di energia elettrica di cui il paese beneficia solo per il 19%, mentre il resto viene esportato e utilizzato come merce di scambio.

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