Titoli di Stato italiani: nessun dorma (analisi Vontobel)

Secondo Mondher Bettaieb, Head of Fixed Income di Vontobel AM, l'attuale dramma politico probabilmente sarà deludente

di Enzo Lecci, pubblicato il
Secondo Mondher Bettaieb, Head of Fixed Income di Vontobel AM, l'attuale dramma politico probabilmente sarà deludente

Secondo Mondher Bettaieb, Head of Fixed Income di Vontobel AM, i titoli di stato italiani sono sotto stress come dimostrato dall’allargamento dello spread Btp Bund.

Scrive l’analista che l’aria finale dell’opera di Puccini Turandot si intitola “Nessun dorma”. Nell’estate del 1990 la canzone raggiunse il successo mondiale quando la BBC scelse l’interpretazione di Luciano Pavarotti come pezzo distintivo per la copertura dei Mondiali di calcio del 1990 in Italia. Beh, quest’anno i Mondiali di calcio non sono hanno causato mancanza di sonno agli italiani, poichè l’Italia non ha giocato. Esiste però un gruppo di persone legato all’Italia il cui attuale stato emotivo potrebbe essere descritto dal titolo della canzone: gli investitori in titoli di Stato italiani, molti dei quali stanno attraversando notti insonni a causa del rapido allargamento degli spread sui titoli di Stato italiani quest’estate.

La causa principale dello stress è la politica. Gli investitori temono che le trattative in corso per il bilancio 2019 possano portare a una violazione delle linee guida della Commissione Europea sul deficit del 3%. Ciò sarebbe in netto contrasto con il precedente bilancio del Governo italiano, il quale prevedeva solo un disavanzo dello 0,8% che avrebbe consentito una graduale riduzione del debito.

Il dare spettacolo è per la politica quello che i cavalli sono per una Ferrari: fondamentale. E i due vicepresidenti Luigi Di Maio e Matteo Salvini rimangono in campagna, anche se ora sono al governo e si trovano di fronte a decisioni concrete. Se Di Maio e Salvini cercheranno di mantenere le loro promesse di campagna che comprendono (tra le altre cose) sgravi fiscali, l’introduzione di redditi di base e l’eliminazione degli aumenti dell’IVA, potrebbe verificarsi una violazione degli orientamenti comunitari in materia di disavanzo del 3%. Tuttavia, non crediamo che questo possa accadere.

Vi sono diversi fattori che ci stanno guidando verso una soluzione alla crisi e potremmo già essere all’apice di un ritorno della fiducia degli investitori.

Il presidente Mattarella ha nominato un ministro delle Finanze conservatore, Giovanni Tria, il quale auspica un bilancio che porti il paese a un deficit dell’1,5-1,7%(ben al di sotto della regola del 3% per l’UE). Questo darebbe al governo un ulteriore circa 12 miliardi di euro all’anno da spendere. Un totale di circa 60 miliardi di euro per i cinque anni di mandato del governo non è male. Pertanto, ci attendiamo un deficit di bilancio di circa l’1,6%.

Inoltre, ai sensi degli orientamenti sul margine di discrezionalità, la Commissione Europea dispone di una certa flessibilità che potrebbe consentire di escludere alcuni investimenti infrastrutturali dal calcolo del debito. Per quanto modeste e una tantum, esso rappresenterebbero circa lo 0,5% del PIL (6-7 miliardi di euro), il che sarebbe interessante anche per l’attuale Governo.

È importante notare che esiste un’ulteriore garanzia che dovrebbe sostenere la fiducia degli investitori. Il Presidente deve approvare il bilancio e Mattarella ha dichiarato pubblicamente che non firmerà un bilancio che metta a repentaglio la stabilità finanziaria del paese, come senza dubbio farebbe una violazione della regola del 3% della Commissione Europea. Anche se la volatilità dei titoli di Stato italiani è aumentata durante l’estate, confidiamo comunque che si possa trovare un buon compromesso tra l’Italia e la Commissione Europea. Ciò ridurrebbe sicuramente la necessità di importanti azioni di rating negativo da parte delle agenzie di rating, magari limitate a mere variazioni di prospettiva, e sosterrebbe il debito italiano. È da notare che lo scenario di base di Morgan Stanley per l’Italia prevede solo 223 miliardi di euro lordi di emissioni di debito nel 2019, mentre l’emissione netta è di soli 35 miliardi di euro dopo i reinvestimenti, il che non sembra oneroso.

Così, mentre la politica e l’opera tendono a condividere un alto tasso di dramma (e voci forti), in politica le finali sono spesso più deludenti – e va bene. L’attuale dramma politico probabilmente sarà deludente e si concluderà con un compromesso ragionevole. Questo – conclude il report – dovrebbe dare un po’ di sollievo agli investitori in titoli italiani e ci auguriamo che permetta ad almeno alcuni di loro di dormire sonni tranquilli.

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Argomenti: Btp

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