Titoli di stato, assegnati CTZ e BTP€i per 4 miliardi. 120 mld di debito in scadenza entro fine 2013

Tassi stabili per i certificati del Tesoro a 24 mesi che sono stati venduti con un rendimento lordo del 1,87%. Collocati anche Btp€i a cinque e 13 anni senza problemi, ma con rendimenti in rialzo in un quadro politico incerto e con lo spread in tensione

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Tassi stabili per i certificati del Tesoro a 24 mesi che sono stati venduti con un rendimento lordo del 1,87%. Collocati anche Btp€i a cinque e 13 anni senza problemi, ma con rendimenti in rialzo in un quadro politico incerto e con lo spread in tensione

Tornano in asta i CTZ e i Btp indicizzati all’inflazione europea. In un clima di incertezza che regna sul fronte politico interno e che riguarda il destino del governo Letta in tema di politica economica e fiscale, il Tesoro ha collocato titoli zero coupon a 24 mesi e BTP€i a cinque anni per un ammontare di quasi 4 miliardi di euro. Benché l’attività sul mercato secondario sia stata scarsa alla vigilia delle aste odierne, l’interesse degli investitori istituzionali non è venuto meno nei confronti dei titoli tricolori che offrono sempre rendimenti superiori a quelli ridicoli degli altri stati europei più affidabili. Lo spread nei confronti del bund tedesco si è allargato a 255 punti dopo essere sceso fino ai minimi di 230, anche perché entro l’anno dovranno essere rinnovati oltre 120 miliardi di euro di titoli di stato. Ma, cosa più preoccupante, sembra ora lo spread nei confronti dei bonos spagnoli che vede il BTP decennale italiano rendere il 4,34% contro il 4,40% dell’analogo titolo spagnolo, segno evidente che c’è un miglioramento di fiducia più nei confronti della Spagna che dell’Italia in questo momento.

 

Asta Ctz 2015, Btp€i 2018 e Btp€i 2026 in dettaglio

 

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In Asta sono stati così assegnati 2,98 miliardi di euro di nuovi CTZ a 24 mesi con decorrenza 28 giugno del 2013 e scadenza il 30 giugno del 2015 (ISIN IT0004938186) a un tasso dello 1,871% (1,857% in precedenza), vicino ai minimi da quando è stato introdotto l’euro e migliore rispetto alle aspettative della vigilia coi mercati condizionati da un leggero ribasso dei prezzi dei Btp sul secondario. Il derivato a giugno sul decennale di riferimento – nota un trader – è arrivato a recuperare qualche figura la scorsa settimana e la forbice Italia/Germania (spread di rendimento), sempre sul tratto a dieci anni, è arrivato a stringersi fino sotto 230 punti base, ma ora è in flessione a 250.

Il movimento – avvertono gli addetti ai lavori – va letto principalmente come un rimbalzo di natura tecnica dopo il rally dei mercati obbligazionari di agosto. Sul mercato sono stati, poi, collocati in nona tranche anche 736 milioni di BTP€i 5 anni scadenza 15 settembre 2018 (Isin IT0004890882) che hanno fatto registrare un rendimento del 2,30% (1,83% in precedenza) risentendo delle attese per l’aumento dei tassi d’inflazione nel medio periodo. Assegnati in dodicesima tranche anche 265 milioni di BTP€i  con decorrenza 15 marzo del 2011, scadenza il 15 settembre del 2026 ( ISIN IT0004735152) con cedola annuale nominale al 3,30% (3,10% in precedenza) .[fumettoforumleft] “Rispetto a un mese fa i rendimenti sono leggermente saliti, ma a livello assoluto restano compressi” – osservano gli operatori – i quali notano anche un sensibile calo di attività sul mercato secondario dei titoli di stato dell’eurozona dove sulle scadenze brevi i rendimenti reali sono ormai giunti a livelli negativi. Anche il bid to cover sulle aste odierne è risultato in calo, appena sopra l’1,5% in media. Un segnale che non potrà non ripercuotersi sui rendimenti dei Bot semestrali che saranno venduti domani in asta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per 8,5 miliardi di euro.

 

Tesoro, in scadenza 120 miliardi di debito entro fine anno

 

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Per il Centro studi Unimpresa, ammonterebbe a più di 122 miliardi di euro, il debito pubblico italiano da rinnovare entro l’anno. Si tratta di una enorme quantità di denaro per cui una eventuale crisi della maggioranza e una caduta del Governo potrebbero avere ripercussioni pericolose su spread e tassi di interesse – sottolinea Unimpresa -. In particolare, sono prossimi alla scadenza: 74,5 miliardi di bot, 37,8 miliardi di btp e 10,6 miliardi di ctz. Questi, a loro volta, dovranno essere rimborsati, cosa che richiederà nuove emissioni di titoli da parte del Tesoro. Come puntualizza il Centro studi di Unimpresa:  una piccola parte dei rifinanziamenti in agenda sono già stati coperti dal Tesoro che negli scorsi mesi ha incrementato le emissioni di titoli sfruttando un andamento dei tassi di interesse sostanzialmente favorevole.

Il ministero dell’Economia, proprio per questa ragione, aveva annullato, peraltro rispettando una consuetudine, alcune aste in programma tra fine luglio e metà agosto. Più in dettaglio – secondo le stime effettuate da Unimpresa, attraverso i dati della Banca d’Italia – a settembre scadono 30,3 miliardi di emissioni, quasi il doppio rispetto a quelle in agenda per ottobre, quando arrivano a fine corsa 18,4 miliardi di titoli. A novembre, invece, andranno rimborsati 34,4 miliardi, mentre a dicembre si sale fino a 39,6 miliardi. Si tratta, complessivamente, di 74,5 miliardi di bot, 37,8 miliardi di btp e 10,6 miliardi di ctz. Tra settembre e dicembre non sono previste scadenze di cct. Per il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, i titoli vanno comunque rimborsati ai sottoscrittori e a tale necessità, dunque, verrà fatto fronte laddove possibile con la liquidità precedentemente accumulata grazie alle aste `extra large´. A Parlamento e Governo, e quindi a tutti i partiti, Unimpresa chiede senso di responsabilità: la stabilità politica è decisiva sui mercati finanziari e una eventuali crisi della maggioranza, adesso, correrebbe il rischio di sprecare i risultati positivi raggiunti finora proprio sul costo delle emissioni: le speranze di ripresa economica verrebbero compromesse.

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