Test BTp tra referendum ed elezioni regionali, cosa accadrà da lunedì?

I titoli di stato italiano saranno sottoposti alla prova della tornata amministrativa e del referendum costituzionale. Ecco gli scenari possibili.

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I titoli di stato italiano saranno sottoposti alla prova della tornata amministrativa e del referendum costituzionale. Ecco gli scenari possibili.

Il mercato obbligazionario sovrano dell’Italia è atteso alla prova dei risultati delle urne do questa tornata di domenica e lunedì. Si voterà per rinnovare i consigli regionali e il governatore di sei regioni (Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Campania, Puglia) e il solo consiglio regionale della Valle d’Aosta. In più, tutti gli italiani sono chiamati ad approvare o respingere il taglio dei parlamentari con il referendum costituzionale. Si vota anche per eleggere quasi un migliaio di sindaci e relativi consigli comunali.

Referendum taglio parlamentari, ecco cosa succede se vince il “Sì”

Poiché la sopravvivenza del governo Conte viene legata, stando a diversi analisti politici, a questa importante prova elettorale, i BTp potranno subire qualche scossone. Tutto ciò che contribuirà al rafforzamento della stabilità politica dovrebbe anche spingere al rialzo i prezzi dei titoli di stato, abbassandone ulteriormente rendimenti e spread, grazie al minore rischio sovrano percepito. Viceversa, un indebolimento dell’esecutivo verrebbe scontato dal mercato con un calo dei prezzi e un allargamento degli spread.

Iniziamo dal referendum costituzionale. Tutti i sondaggi della vigilia danno in vantaggio il “sì”, pur meno dei mesi scorsi. Appare obiettivamente molto difficile che vengano smentiti e già questo sarebbe percepito dagli investitori come un elemento positivo per la maggioranza “giallo-rossa”, poiché sia il Movimento 5 Stelle e sia il PD (con scarsa convinzione) si sono formalmente schierati per il “sì”.

Reazioni di breve durata?

Se dovesse vincere a sorpresa il “no”, la permanenza di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi sarebbe molto a rischio e i BTp pagherebbero pegno. Difficile che accada, ma nulla è escluso, dipendendo molto dall’affluenza ai seggi.

Quanto alle elezioni regionali, si parte da 2 regioni attualmente governate dal centro-destra (Liguria e Veneto) e 4 dal centro-sinistra (Toscana, Campania, Puglia e Marche).

Qualsiasi scostamento da questi dati verrà letto in senso favorevole o contrario al governo. Se il centro-destra dovesse vincere in 4 regioni sulle 6 citate, i BTp reagirebbero probabilmente male, trattandosi di un risultato ostile a Conte. Se, poi, questo scenario emergesse congiuntamente alla vittoria del “no” al referendum, lo spread s’impennerebbe decisamente.

Un 3-3 verrebbe percepito probabilmente come un sostanziale pareggio e i BTp salirebbero, specie se prevalesse il “sì”. Se il maggiore numero delle regioni fosse vinto dal centro-sinistra, poi, saremmo probabilmente dinnanzi a un balzo dei prezzi lungo la curva.

Queste le possibili reazioni, ma difficilmente anche una sconfitta netta ai seggi dell’esecutivo porterebbe all’immediata caduta del governo. Le opposizioni ne reclamerebbero le dimissioni, ma la maggioranza continuerebbe a farvi quadrato, anche perché nessuna sua componente avrebbe ragione di rischiare grosso nel caso di elezioni anticipate. Per contro, il PD potrebbe imporre un cambio a Palazzo Chigi e questo scenario non turberebbe i mercati, visto che Conte verrebbe sostituito con una personalità ancora verosimilmente loro più gradita.

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