Telecom Italia: rischio degrado merito creditizio per Standard & Poor’s

L’agenzia di rating taglia il debito a breve termine e minaccia di abbassare quello a lunga scadenza, ma gli operatori non credono più ai giudizi degli analisti americani controllati da banche e fondi d’investimento. Le azioni salgono in borsa e i bond non fanno una grinza

di Mirco Galbusera, pubblicato il
L’agenzia di rating taglia il debito a breve termine e minaccia di abbassare quello a lunga scadenza, ma gli operatori non credono più ai giudizi degli analisti americani controllati da banche e fondi d’investimento. Le azioni salgono in borsa e i bond non fanno una grinza

Standard and Poor’s minaccia il rating di Telecom Italia? – Telecom Italia si aggiudica le frequenze di quarta generazione (4G), aumenta il capitale della controllata Tim Participacoes in Brasile (secondo gruppo telefonico del paese sudamericano) per ampliare i progetti di espansione e sviluppo e Standard & Poors’s cosa fa? Attribuisce un giudizio negativo al colosso italiano delle telecomunicazioni minacciando un downgrade  del merito creditizio per i prossimi mesi. A prescindere dal fatto che le agenzie di rating ormai non sono più credibili dopo i noti fatti di Lehman Brothers, resta da valutare se veramente non ci sia un disegno preciso da parte di queste realtà finanziarie, espressione di poteri bancari e di grossi fondi d’investimento internazionali, per colpire l’Italia oltre misura. Del resto l’agenzia, in una nota, ha parlato di un contesto economico negativo in Italia, specie per via della domanda estera in calo, delle misure di austerità varate dal Governo e dei crescenti costi di finanziamento. Non solo, è di poche settimane fa la notizia che anche Moody’s ha messo sotto osservazione con outlook negativo il colosso delle telecomunicazioni italiano insieme alla concorrente Wind in procinto di partecipare all’asta per aggiudicarsi le frequenze 4G. Atteggiamenti simili non si sono verificati nei confronti delle altre compagnie telefoniche europee che hanno partecipato allo stesso modo all’asta pubblica per l’assegnazione delle frequenze 4G.

 

LE OBBLIGAZIONI TELECOM ITALIA : RENDIMENTI DAL 4,6% AL 8,2% – Ma torniamo a Telecom Italia. Standard & Poor’s ha minacciato il taglio del rating BBB per il debito a lungo periodo, quello che sostanzialmente caratterizza la maggior parte delle emissioni obbligazionarie in euro e in dollari. Tuttavia, come si può vedere dal grafico riportato a fianco, sull’emissione da 1 miliardo di euro 7,75% a trent’anni (Isin: XS0161100515), Telecom non ha accusato minimamente il colpo reagendo, anzi, con un balzo in avanti significativo del 3% che ha fatto scendere lievemente il rendimento, contrariamente a quanto accaduto per il rispettivo titolo azionario che non ha seguito il rialzo del resto del listino. Un segnale che la dice lunga sull’affidabilità delle agenzie di rating in questo periodo dove appare fin troppo facile giudicare un paese, diventato improvvisamente il ventre molle dell’Europa, bersaglio prediletto della speculazione internazionale. Lo si evince anche dal rendimento offerto dal titolo trentennale (8,25%) che in rapporto all’analogo bond della concorrente spagnola Telefonica (Isin: XS0162869076), rating BBB+, esprime un differenziale di 235 punti base. Anche le obbligazioni corte, comunque, non hanno subito alcun effetto dalla notizia, sebbene Standard & Poor’s abbia abbassato il rating a breve termine del debito da A-2 a A-3, conservando inalterati i rendimenti.  Così, ad esempio, l’emissione da 850 milioni al 6,875% al 2013 (Isin: XS0161101679) rende il 4,9% a scadenza e quella da 1 miliardo al 7,25% (Isin: XS0146643191) che scade fra poco più di sei mesi rende il 4,6% rappresentando un valido investimento fra le obbligazioni di tipo investment grade del comparto telefonico europeo. Deutsche Telekom e France Telecom offrono infatti rendimenti dimezzati rispetto a Telecom Italia, il cui rischio di insolvenza non certo la metà rispetto all’azienda italiana.

 

PIU’ RICAVI DALLE FREQUENZE 4G – Ma al di là dei giudizi delle agenzie, suscettibili di interpretazioni, quello che non considera Standard & Poor’s è il fatto che parte dei proventi incassati fra tutti gli operatori (quasi 4 miliardi) dal Ministero per lo Sviluppo Economico con l’asta 4G saranno devoluti alle stesse compagnie telefoniche per la realizzazione di progetti a banda larga. Si parla di circa 800 milioni,da ripartire fra i vari operatori, che potrebbero aumentare fino al doppio – sostiene il Ministro Romani – in considerazione del fatto che la legge di stabilità prevedeva un incasso di 2,4 miliardi e l’Italia ha ancora molte zone non raggiunte dall’Adsl che è necessario coprire al più presto per non restare indietro con gli altri paesi europei. Importante in tal senso – aggiunge Romani – sarà lo sviluppo della rete in fibra ottica, necessaria a  trasportare più velocemente l’immenso flusso di dati su cui si poggia sempre più l’attività della pubblica amministrazione. Questo in attesa che si rendano disponibili le frequenze a 800 Mhz e 2.600 Mhz (le più ambite) fra un anno e mezzo per sviluppare la rete di quarta generazione. La cifra spesa da Telecom per le frequenze 4G (1,26 miliardi), però, è superiore alle attese di S&P, che stima per i prossimi due anni un rapporto debito-Ebitda attorno a 3,3. La società, come contenuto nel piano industriale 2011-2013, prevede per il 2011 un Ebitda stabile rispetto al 2010 (11,4 miliardi) e un indebitamento finanziario netto rettificato a 29,5 miliardi.

Verso un dividendo Telecom Italia 2012 ridotto? – Secondo gli analisti, quindi, la società per centrare tali obiettivi potrebbe ridurre la distribuzione del dividendo, anche se ciò è stato categoricamente escluso da Franco Bernabé durante l’ultima convention degli azionisti a Luglio in cui aveva dichiarato che Telecom Italia era pronta a investire per i prossimi due anni ben 9 miliardi sullo sviluppo della banda larga e che il gruppo aveva i mezzi necessari per fronteggiare l’aumento di capitale di Tim in Brasile (oltre 465 milioni) e per aggiudicarsi le frequenze messe a disposizione del Ministero dello Sviluppo economico senza dover ricorrere ad aumenti di capitale o indebitamenti forzosi. Rumors circolati negli ultimi giorni, prevedono addirittura l’acquisizione dell’operatore H3G Italia, l’unico rimasto senza licenze 4G e che evidentemente ha intenzione, prima o poi, di abbandonare la penisola.

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Argomenti: Obbligazioni societarie

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