Telecom Italia lancia bond convertendo e aumenta il capitale di 1,3 miliardi

L’emissione obbligazionaria con rimborso in azioni fa precipitare il titolo in borsa del 10%. L’operazione apre le porte agli spagnoli di Telefonica per salire al comando del gruppo. Azionisti senza dividendo

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L’emissione obbligazionaria con rimborso in azioni fa precipitare il titolo in borsa del 10%. L’operazione apre le porte agli spagnoli di Telefonica per salire al comando del gruppo. Azionisti senza dividendo

Il piano industriale di Telecom Italia non piace agli azionisti di minoranza. E forse, alla lunga, andrà stretto anche agli obbligazionisti, costretti a pagare in termini di rendimento un rischio maggiore sulle scadenze più lunghe (vedi Telecom Italia 7,75% 2033), visto che la società sarà costretta a ridimensionarsi. I problemi di fondo sono il debito enorme e la contrazione dei margini del gruppo. Telecom, per fare cassa, dovrà cedere torri della Tim, partecipazioni, assets strategici in Sudamerica (partecipazione in Telecom Argentina e forse anche in Brasile), tagliare la forza lavoro e iniettare nuova liquidità attraverso un aumento di capitale da 1,3 miliardi di euro che passerà obbligatoriamente da un bond convertendo appena lanciato sul mercato. Nel frattempo gli azionisti con diritto di voto resteranno senza dividendi nel 2014 e forse anche nel 2015. Il collocamento del bond convertendo in azioni ordinarie nel 2016, già pianificato da settimane, è stato effettuato in occasione della presentazione alla comunità finanziaria dei risultati trimestrali unitamente al piano industriale che dovrebbe rilanciare il gruppo telefonico attraverso corposi investimenti nella rete in fibra ottica nei prossimi tre anni. Si parla in tutto di 4 miliardi di euro di incassi e 9 miliardi di investimenti per portare sostanzialmente la fibra ottica almeno nel 50% delle case degli italiani. Così, in sintesi, l’Ad di Telecom Italia Marco Pautuano ha spiegato ad investitori e analisti il nuovo piano industriale precisando che l’obiettivo del gruppo telefonico sarà quello di concentrarsi sostanzialmente sulle attività nazionali.

 

Bond convertendo, un aumento di capitale a scoppio ritardato

 

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Il mercato, tuttavia, non l’ha presa bene e il titolo azionario ha perso il 10% negli ultimi due giorni fra scambi vorticosi che hanno visto passare di mano circa il 9% del capitale.

Il collocamento di bond equity linked – secondo gli esperti – è molto penalizzante per gli azionisti in quanto si tradurrà inevitabilmente in un aumento di capitale a scadenza. Inoltre, le passate esperienze delle società che hanno fatto ricorso a questo strumento finanziario hanno avuto difficoltà a gestire poi l’assetto societario post conversione (si veda caso Fiat nel lontano 2005 dove le banche diventarono azioniste del gruppo automobilistico o quello meno remoto della Banca Popolare di Milano). Nel caso di Telecom Italia – fa notare François Gavier di BNP Paribas – il pericolo è che l’azienda possa scivolare direttamente nelle mani di Telefonica fra tre anni, quando dovranno essere convertiti 1,3 miliardi di euro in azioni. Il bond è stato collocato nelle mani di investitori istituzionali e il prezzo di conversione in azioni è talmente basso rispetto alla media dei prezzi degli ultimi anni che alla fine i creditori, in base al prezzo di conversione, si porteranno a casa una bella fetta di capitale di Telecom Italia, compresa fra l’8 e il 10%. Non è quindi difficile intuire che dietro l’operazione – prosegue Gavier – ci sia stata la regia di Cesar Alierta, presidente della spagnola Telefonica, che controlla attraverso Telco il 22,7% di Telecom. Lo stesso gruppo spagnolo ha annunciato di aver sottoscritto parte del bond convertendo, lanciato per rafforzare il patrimonio di Telecom Italia, per 103 milioni, al fine di mitigare la diluizione della sua quota. Mentre Marco Fossati, azionista di Telecom con il 5%, ha chiesto la convocazione di un’assemblea straordinaria il prossimo 20 dicembre nel tentativo di revocare il consiglio di amministrazione.  Fossati sarà spalleggiato dal fondo americano Blackrock, anch’esso col 5% di Telecom, i cui vertici si aspettavano l’emissione di un prestito convertibile, anziché di un convertendo, o tuttalpiù un aumento di capitale. Il bond convertendo rappresenta infatti una vera e propria bomba a orologeria in grado di scombussolare gli assetti societari del gruppo e di diluire le quote degli azionisti di minoranza. Ma veniamo al bond.

 

Obbligazioni Convertende Telecom Italia 6,125% 2016

 

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Le obbligazioni sono state emesse da Telecom Italia Finance S.

A. per un importo di 1.300 milioni di euro a favore di investitori istituzionali. Il bond, con scadenza Novembre 2016, è stato venduto alla pari per un valore nominale unitario pari a Euro 100.000 e pagherà una cedola fissa annua del 6,125% per tre anni, dopo di che verrà rimborsato in azioni ordinarie Telecom Italia di prossima emissione. Il prezzo di conversione è stato fissato fra un minimo di euro 0,6801 e un massimo di 0,8331 da corrispondere fra tre anni esatti. Lo strumento finanziario è particolarmente rischioso – sottolineano gli esperti – poiché si va a scommettere su un rialzo delle quotazioni dei titoli azionari che potrebbe anche non avvenire. Il rischio è che alla scadenza del prestito da 1,3 miliardi possa esserci una forte vendita di azioni provenienti proprio dal prestito che penalizzerebbe così l’investimento in conto capitale. Certo, la cedola alta per tre anni potrebbe benissimo compensare una eventuale perdita, ma bisogna anche tenere presente che l’investimento minimo è di 100.000 euro, quindi non per tutte le tasche. [fumettoforumright]Il collocamento, tuttavia, è andato a gonfie vele poiché – come osservano gli analisti – l’elevata remunerazione del capitale, il basso prezzo di conversione in azioni, unito al fatto che la società nel frattempo non distribuirà utili agli azionisti e si terrà stretta ancora per un po’ la rete, hanno reso il bond convertendo molto appetibile per gli istituzionali. Con buona pace del Ministro dello Sviluppo Economici Flavio Zanonato che forse ora ha capito che in Telecom comandano gli spagnoli.

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