Tassi stabili per i nuovi Btp€i e Ctz. Pressione fiscale alle stelle

Grazie al successo della terza tranche del Btp Italia, il Tesoro ha collocato titoli di stato indicizzati e zero coupon per un importo inferiore al previsto. Intanto aumenta ancora il peso del fisco in Italia

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Grazie al successo della terza tranche del Btp Italia, il Tesoro ha collocato titoli di stato indicizzati e zero coupon per un importo inferiore al previsto. Intanto aumenta ancora il peso del fisco in Italia

Tornano in collocamento i Btp€i e i Ctz che aprono la tornata d’aste di fine mese. In un clima appesantito dalle incertezze per l’evoluzione della situazione in Spagna e Grecia e dagli spread in aumento (330 punti base) sono stati collocati oggi dal Tesoro complessivamente 7 miliardi di titoli di stato. L’importo delle aste è relativamente piccolo sia per i Ctz sia per gli indicizzati – spiegano gli operatori di Uniciredit – coerentemente con la riduzione delle esigenze di finanziamento seguite all’emissione del Btp Italia che ha raccolto oltre 18 miliardi di euro, oltre le migliori aspettative. In proposito il responsabile del debito pubblico del Tesoro Maria Cannata ha parlato di una possibile limatura dell’offerta negli ultimi due mesi dell’anno se non addirittura una vera e propria cancellazione delle aste di dicembre, anche se è ancora presto per poter formulare delle previsioni. In asta, oggi, sono così andati la terza tranche del CTz scadenza  settembre 2014 (Isin IT0004853807) per un importo di 3 miliardi di euro, la 24ma tranche del Btp€i indicizzato all’inflazione europea scadenza  settembre 2021 (isn IT0004604671) con tasso 2,10% annuo e la quarta tranche del Btp€i indicizzato scadenza settembre 2026 (Isn IT0004735152) con tasso del 3,10% annuo per un importo complessivo di 1 miliardo di euro. Il rendimento finale offerto per lo zero coupon è stato del 2,397%, in linea con le previsioni della vigilia e migliore rispetto al 2,532% dell’ultima asta di fine settembre. Per i il Btp€i 2021 il rendimento finale è stato fissato a 2,13% (2,26% precedente), mentre per la scadenza 2026 il tasso è risultato del 3,75%.

 

Lunedì in asta 8 miliardi di Bot a sei mesi

 

Il programma di aste di titoli di stato di fine mese, proseguirà lunedì con l’offerta di 8 miliardi di Bot semestrali a fronte de 9,35 miliardi in scadenza, dunque con un’offerta netta negativa di 1,35 miliardi, che gli operatori – riferisce Reuters – giudicano significativa su una scadenza come quella semestrale.

  Martedì sarà invece la volta dei Btp a cinque e dieci anni di cui non si conosce ancora l’importo richiesto, anche se gli esperti ipotizzano una un’offerta complessiva compresa fra i 5 e 6 miliardi di euro, quindi in calo rispetto alla tabella di marcia tracciata dal Ministero dell’Economia. In una nota pubblicata alcuni giorni fa, Intesa Sanpaolo spiegava come il possibile alleggerimento dell’offerta nell’ultima parte dell’anno dovrebbe concentrarsi soprattutto sulla carta a breve in quanto il previsto lancio dei due nuovi Btp a 3 e 5 anni, oltre alle normali riaperture di titoli esistenti, richiederà di mantenere l’offerta sul medio-lungo a circa 23 miliardi di euro, con la necessità quindi di svolgere regolarmente anche le aste di metà dicembre.

 

Bankitalia: in 10 mesi entrate tributarie a oltre 311 miliardi

Nei primi dieci mesi del 2012, le entrate tributarie sono state pari a 311,8 miliardi di euro, in aumento (+3,3%) rispetto ai 301,7 miliardi del corrispondente periodo dell’anno precedente. E’ quanto emerge dai dati pubblicati nel Supplemento al Bollettino Statistico di Bankitalia. A ottobre le entrate tributarie sono state pari a 29,5 miliardi, in aumento rispetto ai 28 miliardi di ottobre 2011 e in calo anche rispetto al precedente mese di settembre. Questo risultato – commenta l’Adusbef – non fa che confermare l’enorme pressione fiscale in Italia che sta strozzando cittadini e imprese nel nostro paese. Perché, se è vero che 10 miliardi in più rispetto all’anno possono sembrare pochi, le maggiori entrate fiscali inserite in un contesto di recessione e pesante crisi dei consumi non fa che rendere più insopportabile il peso del fisco in Italia.

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