Tassi in rialzo per i nuovi Ctz, ripresa economica solo nel 2014

Assegnati dal Tesoro nuovi titoli di stato fra zero coupon e Btp indicizzati in attesa del risultato delle elezioni politiche. Si allontana ancora di un anno la ripresa dell’Italia, in aumento la disoccupazione

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Assegnati dal Tesoro nuovi titoli di stato fra zero coupon e Btp indicizzati in attesa del risultato delle elezioni politiche. Si allontana ancora di un anno la ripresa dell’Italia, in aumento la disoccupazione

Settimana delicata per il mercato dei titoli di stato italiani. Fra spread condizionati dal risultato delle elezioni politiche 2013 e previsioni fosche sulla ripresa economica dell’Italia che vengono continuamente rinviate da esperti economisti, il Tesoro ha dato il via al collocamento di una tornata di aste che si concluderà per fine mese con l’assegnazione di oltre 19 miliardi di euro.

Tutti i grandi investitori internazionali – riporta l’agenzia Reuters – sono al momento sottopesati sull’Italia, in attesa di capire che direzione politica prenderà il paese nei prossimi giorni, ma anche per valutare con attenzione se la politica di rigore e austerità imposta finora dal governo Monti al Belpaese ha dato i frutti attesi o si è trattato solo di un giro a vuoto per sostenere banche e lobby. Ma veniamo all’asta di oggi.

 

Asta Ctz e Btp€i per 4 miliardi con rendimenti in rialzo

 

In mattinata sono stati assegnati Ctz, Certificati di credito del Tesoro zero coupon, e di Btp€i, i Buoni del Tesoro Poliennali indicizzati all’inflazione dell’Area Euro. Più nel dettaglio, sono stati venduti 2,8 miliardi di euro di Ctz (IT0004890890), emessi lo scorso 31 gennaio, con scadenza al 31 dicembre 2014. Il rendimento offerto dal Tesoro, a fronte di richieste pervenute dai vari operatori per oltre 4,6 miliardi di euro, è stato del 1,682% lordo a scadenza, leggermente in rialzo rispetto alla precedente assegnazione. Tassi in rialzo anche per quanto riguarda la 26esima tranche dei Btp€i scadenza 15 settembre 2021 ( IT0004604671), assegnati per un totale di 941 milioni di euro. Il rendimento finale offerto, a fronte di richieste per 1,6 miliardi di euro, è stato del 2,79%.  Al contrario, in ottava tranche, il Btp€i con decorrenza 15 marzo 2011 e scadenza 15 settembre 2026, venduto per 309 milioni, è stato assegnato con un tasso di interesse in calo del 3,23% ( IT0004735152) dal precedente 3,49%.

 

Crisi economica Italia: Ue peggiora le stime di crescita

 

Intanto, sul fronte macroeconomico, peggiorano le stime di crescita dell’economia italiana. La stima è della Ue che per il 2013 prevede vignetta-crisi-300x218un Pil in calo del 1%, il doppio rispetto a quanto preventivato lo scorso mese di novembre.

Ciò è dovuto essenzialmente agli investimenti in calo anche per le stretta creditizia nel settore privato e al calo dei consumi per gli stipendi sempre più bassi. La ripresa – dicono gli esperti della Ue – è prevista nel 2014, quando ”l’incertezza sarà ridotta”. L’esecutivo di Bruxelles ha quindi rivisto leggermente al rialzo le stime sul rapporto defici Pil dell’Italia, che raggiungerà un picco del 128,1 per cento del Pil quest’anno, per poi abbassarsi a 127,1 per cento nel 2014. Le conseguenze si avvertiranno soprattutto sul settore della disoccupazione, prevista in rialzo fino al 12% fra un anno, in concomitanza col peggioramento della perdita di posti di lavoro nell’intera Europa.

 

L’elevata pressione fiscale in Italia ha costretto il 25% degli esercizi commerciali alla chiusura

 

Ad alimentare il fronte dei disoccupati sarà anche l’inesorabile chiusura dei piccoli esercizi commerciali, le classiche botteghe sotto casa, quelle che per decenni hanno costituito l’ossatura  delle piccole e medie imprese e che hanno contraddistinto l’economia italiana nel panorama europeo e mondiale. La chiusura – osserva Confesercenti –  non è causata solo dall’avvento della grande distribuzione o dalla crisi (ce ne sono state tante anche in passato), ma in particolar modo dall’aumento dissennato della pressione fiscale e delle imposte che inevitabilmente ha costretto i piccoli esercenti, spesso società a conduzione familiare, ad alzare i prezzi e poi a chiudere i battenti non essendo più in grado di sostenere i costi di esercizio.  Stando alle statistiche, un negozio su quattro ha tirato giù la saracinesca nell’arco di 10 anni aggiungendo ulteriore povertà e degrado al tessuto sociale ed economico italiano e, nonostante gli incentivi del governo ad aprire nuove partite iva con agevolazioni fiscali, la speranza di recuperare i gloriosi fasti del passato del piccolo artigiano o commerciante sono ormai al tramonto.

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