Tassazione rendite finanziarie al 23% per aiutare le banche?

Si cercano nuove risorse per coprire i buchi miliardari del Monte dei Paschi di Siena. Partito Democratico e Confindustria spingono per un aumento del prelievo fiscale su obbligazioni e titoli di stato

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Si cercano nuove risorse per coprire i buchi miliardari del Monte dei Paschi di Siena. Partito Democratico e Confindustria spingono per un aumento del prelievo fiscale su obbligazioni e titoli di stato

Sarà mica che Bersani vuole far pagare i danni della congrega Monte dei Paschi-PD ai risparmiatori? Dopo lo tsunami che sta travolgendo i vertici di banca Monte dei Pashi di Siena, stanno circolando in questi giorni rumors che prevedono l’attuazione di un piano B già elaborato dal governo per alzare la tassazione delle rendite finanziarie dal 20 al 23%.

 

Capital Gains Tassazione: la proposta di Confindustria

 

Ad invocarlo senza mezzi termini è stata anche Confindustria  pochi giorni fa che, per bocca del suo presidente Giorgio Squinzi, ha stilato una dettagliata agenda da proporre al prossimo esecutivo fatta di tagli alle tasse per il settore industriale e contestuale innalzamento dal 20 al 23% dell’aliquota che riguarda l’imposta sostitutiva sulle rendite finanziarie. Si tratta principalmente di maggiori imposte, sugli interessi dei conti correnti, delle obbligazioni e dei titoli di stato il cui prelievo è rimasto fermo al 12,50%. Proposta che trova pienamente d’accordo il Partito Democratico che ha messo fra i primi punti dell’agenda da proporre al nuovo esecutivo proprio l’innalzamento delle tasse sul risparmio, per recuperare le risorse necessarie ad abbattere il costo sul lavoro. Un bel sodalizio, non c’è che dire. In un momento in cui bisognerebbe fare di tutto per riportare i capitali che piano piano se ne stanno andando all’estero – commenta Oscar Giannino – già si pianifica come fare l’esatto contrario. E’ la dimostrazione lampante di come i partiti italiani continuino a ragionare senza idee costruttive proponendo di risolvere i problemi attraverso la lotta di classe con ideologie vecchie di trent’anni. Non si fa minimamente cenno – dice Giannino – al taglio della spesa della pubblica amministrazione, agli sprechi e al numero dei parlamentari.

Tutti vogliono garantirsi un posto al sole sulle spalle dei contribuenti.

 

Debito pubblico italiano a livelli record, si cercano altri 15 miliardi per riequlibrare i conti dello stato

 

BERSANI 5

Benché il Ministro all’Economia Vittorio Grilli abbia escluso il riscorso a una manovra economica aggiuntiva da 15 miliardi di euro da varare entro l’estate, come si temeva fino a ieri, si fanno sempre più fitte le voci dell’esatto contrario. Tecnici ed esperti del Ministero avrebbero già elaborato un piano di emergenza a seguito della manovra di stabilità approvata lo scorso mese di Dicembre dal Parlamento qualora le misure pianificate per raddrizzare i conti non avessero dato il risultato previsto. E i numeri non fanno che confermare il fallimento del governo Monti in tema di finanza pubblica. Il debito pubblico ha superato i 2.020 miliardi di euro, il rapporto deficit/pil il 127%, e la crescita del Pil è stimata negativa del 1% per il 2013, cosa che obbligherebbe il nuovo esecutivo a trovare nuove entrate (visto che la spesa non riescono a tagliarla) per centrare il pareggio di bilancio entro la fine dell’anno (Rapporto debito/Pil Italia: con Monti +7,4%)

Ma soprattutto occorre trovare le risorse necessarie per coprire il buco iniziale da 3,9 miliardi di euro (Monti bond) lasciato da amministratori e banchieri un po’ distratti della Banca Monte dei Paschi di Siena. Buco che potrebbe presto diventare una voragine di cui Banca d’Italia e Consob (ancora una volta) non erano a conoscenza. Il piano B conterrebbe, a quanto risulta a Investireoggi, timidi tagli alla pubblica amministrazione, la  vendita di immobili dello stato e l’aumento dell’imposizione  fiscale sugli interessi delle obbligazioni e dei titoli di stato al 23%. Già, anche i titoli di stato. Quelli che erano stati preservati dall’incremento della tassazione, salirebbero anch’essi al 23%, anche perché in questo momento il pericolo spread sembra rientrato e non ci sarebbe più bisogno di difenderli con un privilegio fiscale.

 

Tassazione obbligazioni e capital gain al 23% per tappare i buchi di Mps

 

mps

Il leader del PD Bersani e la Cgil non aspettano altro, anche perché in tal modo si eviterebbe la patrimoniale sui ricchi che in questo momento non giova proporre alla vigilia della campagna elettorale, salvo poi rimangiarsi la parola una volta vinte le elezioni.

Il banchiere Monti, già virtualmente candidato a Palazzo Chigi per un secondo mandato da fondazioni bancarie, cooperative rosse indebitate fino al collo, banchieri e imprenditori di una certa fazione politica, ha già assicurato chi lo sosterrà in Parlamento che rivedrà l’Imu e che cercherà di evitare l’aumento dell’Iva a Luglio. Cosa che rafforza inevitabilmente la tesi di chi, a questo punto, si preoccupa ancor di più dell’aumento al 23% delle imposte su rendite delle obbligazioni e sul capital gain a partire dal 2014 se non addirittura da Luglio 2013. Sarebbe un disastro – commentano alcuni traders – perché già adesso il peso delle imposte incide in maniera preponderante sui risicati tassi d’interesse reali al punto da spingerli in territorio negativo e quindi a disincentivarne ulteriormente il risparmio sotto ogni forma. Ma sarebbe ancor peggio per i depositi bancari, già in fuga verso paesi a fiscalità privilegiata e per l’intera economia italiana che non vedrà la ripresa nemmeno alla fine del 2013.

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