Tassazione delle obbligazioni con rendimenti negativi, cosa cambia per l’investitore?

La tassazione sulle obbligazioni con rendimenti negativi comporta rischi particolari per l'investitore? Cerchiamo di capire se esistano peculiarità ai danni dei capitali impiegati.

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La tassazione sulle obbligazioni con rendimenti negativi comporta rischi particolari per l'investitore? Cerchiamo di capire se esistano peculiarità ai danni dei capitali impiegati.

Nelle ultime settimane, la massa delle obbligazioni con rendimenti negativi nel mondo ha toccato un apice superiore ai 17.000 miliardi di dollari di valore. Parliamo di titoli, che all’atto del loro acquisto infliggono perdite certe alla scadenza, a meno che l’investitore non riesca a rivenderli prima e a prezzi più alti, maturando plusvalenze.

Vi siete mai chiesti se questi bond comportino una qualche differenza con quelli ordinari in termini di tassazione? Per rispondere al dubbio, torniamo brevemente a mostrarvi come viene applicata l’imposta sui proventi finanziari nel caso di un investimento obbligazionario.

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Il bond stacca periodicamente cedole e alla scadenza verrà rimborsato al suo valore nominale, cioè al 100%. Le cedole vengono sottoposte a tassazione già all’atto della loro erogazione, per cui risultano corrisposte all’obbligazionista al netto dell’imposta del 26% (12,50% per i titoli di stato). Alla scadenza, bisognerà verificare se il valore rimborsato sia inferiore, pari o superiore a quello di acquisto. In quest’ultimo caso, l’investitore realizzerà una plusvalenza, anch’essa sottoposta all’aliquota del 26% o del 12,50%. Nel caso di minusvalenze, invece, la differenza negativa frutterà un credito d’imposta per l’aliquota corrispondente, purché l’investitore lo compensi con eventuali plusvalenze entro i successivi 5 anni.

E se il rendimento risulta negativo? Questo fenomeno recente sui mercati finanziari si ha quando il flusso delle cedole corrisposto nell’arco dell’investimento non riesce a compensare il sovrapprezzo pagato dall’investitore per acquistare il bond. Ad ogni modo, le cedole verranno ugualmente sottoposte a tassazione e alla scadenza, invece, la minusvalenza riportata varrà un credito d’imposta.

La tassazione con rendimenti negativi

Facciamo un esempio pratico: acquisto il BTp aprile 2022, cedola 1,20%, al prezzo di 103,22. Attualmente, rende il circa il -0,10%. Come di determina il rendimento? Anzitutto, il tasso cedolare va rapportato al valore dell’investimento, per cui sarà 1,20/103,22 x 100 = 1,16%. Allo stesso tempo, la minusvalenza alla scadenza sarà del 3,12% (3,22/103,22), cioè sovrapprezzo sborsato rispetto al valore dell’intero investimento.

Questo valore va suddiviso per il numero di anni intercorrenti dall’acquisto alla scadenza, nel caso specifico sarebbero 2,5, esitando l’1,25%, che è la percentuale annua che va a erodere il tasso cedolare, per cui il rendimento sarà pari alla somma tra 1,16% e -1,25% = -0,09%.

Ora, sul piano della tassazione, il credito d’imposta a cui avrei diritto per la minusvalenza riportata sarebbe del 12,50% sul 3,12%, ossia l’aliquota applicata alla percentuale di investimento “perduta”, ossia lo 0,39%. Spalmando questo dato sul numero di anni dell’investimento medesimo, otteniamo che il credito d’imposta annualizzato sia dello 0,156% e che annualmente verseremo allo stato lo 0,145% dell’investimento per via dell’imposizione fiscale gravante sulla cedola. Se avessimo modo di utilizzare appieno il primo, l’esito netto sarebbe fiscalmente per noi positivo. Infatti, avremmo pagato un’imposta inferiore rispetto a quella che porteremmo a compensazione con eventuali plusvalenze. E questa aliquota annua negativa, rapportata al rendimento anch’esso negativo, esiterebbe proprio quel 12,50% applicato dal fisco.

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I problemi verrebbero nel caso in cui non fossimo in grado di compensare alcunché, non avendo maturato plusvalenze finanziarie entro i 5 anni successivi. A quel punto, avremmo versato allo stato un’aliquota annua pari allo 0,145% dell’investimento, per cui il rendimento reale dell’operazione risulterà ancora più negativo, perché l’aliquota andrebbe sommata a quel -0,09% offertoci dal bond, portando la perdita annua al -0,235%. Il mancato utilizzo del credito d’imposta comporta minori guadagni anche per i bond con rendimenti positivi, ma quando il rendimento in partenza è già sottozero, i dolori per l’obbligazionista aumentano e rendono l’investimento ancora più tossico.

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