Tassazione BTp, ecco come funziona con cedole e capital gain e come pagare meno

L'imposta da versare sui titoli di stato? Ecco come si calcola e quando bisogna pagarla. E qualche suggerimento per minimizzarla.

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L'imposta da versare sui titoli di stato? Ecco come si calcola e quando bisogna pagarla. E qualche suggerimento per minimizzarla.

Investire in BTp è semplice e sostanzialmente sicuro, il che non significa che non possa infliggere perdite nei casi di disinvestimento anticipato. In questa sede, ci occupiamo di una delle problematiche maggiormente avvertite da voi lettori: l’imposizione fiscale. La domanda che molti ci ponete è la seguente: quanto sono tassati i titoli di stato italiani e come si paga? Iniziamo col rispondervi che l’aliquota imposta dallo stato è del 12,50% e si applica sui rendimenti offerti non solo dal Tesoro, bensì pure dai bond emessi da regioni, province e comuni, oltre che da enti sovranazionali e stati stranieri rientranti nella cosiddetta “white list” aggiornata periodicamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Cedola o rendimento? Vediamo la differenza

Il rendimento, come saprete se siete lettori assidui di Investire Oggi, si può scomporre in due fonti: la cedola e la differenza tra prezzo di rimborso alla scadenza o rivendita anticipata e quello di acquisto all’atto dell’emissione o sul mercato secondario. Facciamo un esempio: Tizio acquista oggi il BTp a 10 anni con scadenza novembre 2029 e cedola 5,25% al prezzo attualmente vigente di 122,95. Questo bond prevede lo stacco della cedola due volte all’anno, cioè ogni 1 maggio e 1 novembre.

Pertanto, l’1 novembre prossimo percepirò la metà del valore cedolare annuo indicato, cioè il 2,625% lordo. Il tasso viene corrisposto sul valore nominale del titolo, che è 100, non sul prezzo di acquisto di 122,95. Ad esso viene applicata l’aliquota del 12,50%, decisamente inferiore a quella del 26% imposta su tutti gli altri proventi di natura finanziaria sin dal luglio 2014 (prima era al 20%, contro sempre il 12,50% sui titoli di stato). Dunque, la cedola netta che mi verrà corrisposta sarà pari a poco meno del 2,30%, il 4,59% all’anno, considerate le due cedole.

Gli effetti sulla tassazione dei BTp

Quando alla scadenza, tra quasi 10 anni e mezzo, riscuoterò il bond, mi verrà corrisposto un valore nettamente inferiore al prezzo pagato all’atto di acquisto. Dunque, maturerò un credito d’imposta pari al 12,50% su tale differenza, cioè su 122,95 – 100. In altre parole, sarò a credito con lo stato per 2,87.

Attenzione, però, perché per riscuotere tale credito risulta necessario maturare un debito di importo uguale verso il fisco ed entro 5 anni, altrimenti andrà perso. In altre parole, la minusvalenza di cui sopra andrà compensata da una plusvalenza, tale da generare un debito fiscale che annulli il credito, altrimenti questo rimarrà solamente teorico.

E se acquisto un BTp sotto la pari, cioè a un prezzo inferiore a quello di rimborso alla scadenza? Supponiamo che acquisto un titolo sempre a 10 anni con cedola 2% e prezzo 95. Sulla cedola, nulla da dire di diverso rispetto a sopra, mentre il discorso cambia per quando mi presenterò a riscuotere il bond alla scadenza. Avendolo acquistato a prezzo inferiore, maturo una plusvalenza di 5 (100 – 95), su cui lo stato impone l’aliquota del 12,50%, per cui pagherò 0,625. Questo valore mi verrà detratto da quello nominale di rimborso, per cui riscuoterò un importo netto di 99,375 (100 – 0,625).

Per investire in bond conta la cedola, non solo il rendimento

Come sappiamo, non tutti i titoli di stato hanno una cedola. Non certo i BoT, il cui rendimento è dato solo dalla differenza tra valore di rimborso e prezzo di acquisto. Nemmeno i CTz hanno cedole, essendo per definizione certificati a “zero coupon”. Vale lo stesso ragionamento di cui sopra, tranne ovviamente la mancata riscossione delle cedole con annessa tassazione. Da quanto spiegato, deduciamo che quando si acquista un bond sopra la pari, il rischio di pagare un eccesso di imposta allo stato è reale, nel caso in cui non siamo in grado di compensare la minusvalenza con una plusvalenza di pari importo entro la tempistica data. Nell’esempio sopra indicato, sul BTp novembre 2029 pagherei un’imposta totale di 6,5625 nel caso di credito d’imposta perso, di 3,69375 nel caso di credito d’imposta usufruito. Il rendimento netto alla scadenza sarà stato di circa il 2,87% cumulato più basso nel primo caso, lo 0,29% all’anno.

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