Svolta storica alla BCE: controllo della curva tramite gli spread, ecco perché e i dubbi sull’operazione

Gli acquisti dei bond da parte della BCE stanno puntando a contenere le differenze tra i rendimenti sovrani nell'Eurozona. La soluzione prospetta grosse conseguenze economiche, finanziarie e politiche.

di , pubblicato il
Il controllo della curva da parte della BCE

La BCE sta acquistando bond nell’Eurozona con l’obiettivo di contenere gli spread tra i rendimenti delle economie più forti e quelli delle economie più deboli. Ne dà notizia Bloomberg, secondo cui l’istituto sta cercando di emulare l’esempio di Banca del Giappone e Reserve Bank of Australia, i quali hanno fissato target espliciti per i rendimenti lungo la curva delle scadenze. Ad esempio, sin dal settembre 2016 Tokyo ha annunciato che accetterà che i rendimenti a 10 anni si aggirino “attorno allo zero”. E così è stato e continua ad essere.

In gergo, una simile operazione si chiama “controllo della curva”. Nell’Eurozona, così com’è stata congegnata dai nipponici e dagli australiani non sarebbe possibile. Lo ha spiegato chiaramente il vice-governatore Vitor Constancio, che ha fatto presente via Twitter come la BCE si ritroverebbe a dover fissare i livelli di rendimento per 19 stati diversi, tanti quanti sono i mercati sovrani nell’area. Ed ecco che la scappatoia trovata sarebbe stata quella di limitare gli spread rispetto ai bond “benchmark”, che sono sostanzialmente quelli tedeschi, affiancati dai titoli olandesi e francesi, principalmente.

Questo spiegherebbe perché lo spread BTp-Bund a 10 anni si sarebbe allontanato di poco dalla soglia dei 100 punti base nelle ultime sedute, malgrado la crisi politica a Roma e il rischio che ancora oggi il governo Conte corre di cadere. In altre occasioni, pur più drammatiche sul piano delle tensioni politiche e in assenza di stimoli monetari così vigorosi, il differenziale di rendimento è schizzato a livelli nettamente maggiori.

Il controllo della curva dei rendimenti è tra le ipotesi ufficiali della BCE, ecco cosa significa per i bond

Pregi e difetti del controllo della curva

Per quale motivo la BCE vorrebbe controllare la curva dei rendimenti? Seguendo l’esempio del Giappone, con ogni probabilità per ridurre gli acquisti necessari per centrare il target d’inflazione. Facendo un confronto tra gli acquisti medi nei due anni precedenti all’annuncio con quelli realizzati nei due anni seguenti, Tokyo è riuscita a tagliarli di oltre un terzo. Questo, perché il mercato non osa sfidare una banca centrale, consapevole che questa disporrebbe di risorse illimitate per tenere fede al proprio mandato. Affinché ciò fosse vero, però, l’istituto dovrebbe mostrarsi credibile nelle sue intenzioni di giungere all’obiettivo. In soldoni, gli investitori dovrebbero credere che alla BCE non vi sarebbe alcun freno per acquistare bond illimitatamente, qualora fosse sfidata. E il 12 marzo dello scorso anno, il governatore Christine Lagarde fece crollare le borse, quando al termine del primo board dopo il “lockdown” in Italia risposte che “non siamo qui a restringere gli spread”.

Insomma, l’istituto qualche problema di credibilità lo avrebbe, tant’è che il suo capo-economista Philip Lane si è scoperto da allora condurre telefonate con un gruppo di selezionati investitori per spiegare loro meglio cosa intenda realmente il governatore.

Il problema attuale è che lo statuto tendenzialmente limita l’operatività in tal senso. In nessun modo, Francoforte potrà mostrarsi intenta a monetizzare i debiti degli stati. Servirebbe, comunque, una comunicazione efficace per persuadere il mercato. Ad oggi, non esiste alcuna dichiarazione esplicita in tal senso, il ché appare curioso, visto che ciò comporta inefficienze sul piano della conduzione della politica monetaria. Altro dubbio riguarda la possibile reazione degli investitori all’annuncio ufficiale del contenimento degli spread e/o dei rendimenti “benchmark”. Se i livelli perseguiti fossero considerati troppo bassi, i capitali defluirebbero a favore di altri assets e mercati. Ma così facendo, la BCE sarebbe obbligata ad aumentare gli acquisti, anziché ridurli come immaginerebbe.

E la fine dell’incubo spread avrebbe ripercussioni politiche molto forti nei singoli stati del Sud Europa. Non vi sarebbe più quell’arma puntata alle tempie degli elettori per scegliere il partito o la coalizione più “graditi” alle istituzioni comunitarie, né ai governi per perseguire politiche fiscali solide.

In assenza di un termometro per misurare il gradimento dei mercati, il rischio di lassismo fiscale sarebbe elevato, specie nelle economie con bassa crescita economica strutturale come l’Italia. Tutto questo finirebbe per accentuare divisioni e problemi nell’area, seppure a fronte di una probabile riduzione degli scontri politici e sociali all’interno di ciascuno stato.

Il controllo della curva dei rendimenti è questione di tempo per BCE e Fed

[email protected] 

 

 

Argomenti: