Svizzera accordo fiscale vicino

Monti incontrerà i vertici elvetici per finalizzare l’accordo che prevede la tassazione alla fonte dei capitali degli italiani depositati nelle banche svizzere. Sbloccati i ristorni dei frontalieri

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Monti incontrerà i vertici elvetici per finalizzare l’accordo che prevede la tassazione alla fonte dei capitali degli italiani depositati nelle banche svizzere. Sbloccati i ristorni dei frontalieri

Per la casta è più facile mettere nuove tasse e strangolare gli italiani piuttosto che far pagare i grandi evasori. Lo diceva Beppe Grillo, inascoltato da tempo, ma che, dopo il successo del suo “Movimento Cinque Stelle” alle recenti elezioni amministrative, sembra essere stato preso inevitabilmente in considerazione. Ed ecco che magicamente il governo Monti corre ai ripari. Sta infatti per incontrare la presidente della Confederazione elvetica Widmer-Schlumpf per stringere a breve un patto sulla falsariga di quelli già siglati da Gran Bretagna, Austria e Germania per far pagare le tasse sui capitali depositati dai residenti italiani nelle banche svizzere dopo che, pressato dai partiti che lo sostengono in Parlamento, in passato aveva dichiarato che gli accordi bilaterali non erano la soluzione ottimale in un’ottica europea. Vero è anche che le stime del Ministero dell’Economia sulle entrate fiscali si sono ridotte a seguito dell’innalzamento delle tasse e che gli obiettivi per il pareggio di bilancio nel 2013 potrebbero non essere centrati. E’ quindi necessario andare a recuperare una buona fetta di quattrini sottratti a tassazione là dove il fisco italiano non può arrivare. Ultima spiaggia prima di tagliare le spese della politica e della burocrazia alle quali la casta non riesce proprio a rinunciare.

 

Più di 30 miliardi dalla tassazione dei capitali in Svizzera

 

Si stima che nei forzieri elvetici siano nascosti circa 150 miliardi di euro provenienti dall’Italia e non dichiarati, per cui non soggetti all’imposizione fiscale del paese d’origine. Per le casse del Tesoro si tratterebbe di arrivare ad incassare nel 2013 qualcosa come 30-35 miliardi di euro, recuperando anche il pregresso. Una vera e propria manovra finanziaria.

Le rispettive autorità finanziarie stanno infatti puntualizzando gli aspetti tecnici per fare in modo che i capitali degli italiani possano restare comodamente parcheggiati nelle banche elvetiche senza subire grosse penalizzazioni. In altre parole si sta studiando un’imposizione fiscale, una sorta di liberatoria, che permetta di conservare l’anonimato nei confronti del fisco italiano e che nello stesso tempo disincentivi lo spostamento dei capitali verso altri paradisi fiscali. L’euroritenuta al 35% sugli interessi maturati in cambio dell’anonimato non funziona – spiega un avvocato di Lugano – poiché tanti italiani hanno aggirato l’ostacolo costituendo fiduciarie e società offshore sulle quali l’imposta non grava o grava minimamente. Per cui la soluzione per mantenere l’anonimato sarà trovata quasi sicuramente a metà strada fra l’imposizione fiscale dell’Italia (attualmente al 20% su quasi tutti gli interessi maturati) e il 35% dell’eruoritenuta e sulla falsariga di quanto già concordato con gli altri paesi europei andando a colpire anche i beneficiari delle fiduciarie che le banche svizzere dovranno denunciare alle autorità federali.

 

Svizzera fuori dalla black list e distensione diplomatica con Roma

 

L’accordo prevede per la Svizzera il riconoscimento del paese alla “white list” (stati a fiscalità privilegiata ma aperti allo scambio di informazioni con gli atri stati) oltre che un disgelo nelle relazioni diplomatiche e commerciali dopo l’uscita di scena dell’ex ministro Tremonti, quello che fece approvare tre scudi fiscali – tanto per intenderci – mandando su tutte le furie gli svizzeri. E già un segnale importante i cantoni confinanti con i comuni della Lombardia l’hanno dato, sbloccando i ristorni delle imposte alla fonte trattenuti dalle autorità locali nei confronti dei lavoratori frontalieri (circa 50.000). Solo il Canton Ticino ha sbloccato 28 milioni di franchi la scorsa settimana, che, pur non essendo il totale delle imposte, rappresenta comunque una buon incasso per l’erario. Abbiamo tutto da guadagnare da un prossimo accordo fiscale Italia Svizzera– spiegano le autorità ticinesi – non solo in fatto di trasparenza e lotta al riciclaggio, ma anche in termini economici, poiché se le banche elvetiche diventano sostitute d’imposta per l’Italia, una piccola percentuale del prelievo finirà anche nelle casse federali.

Anche l’anonimato, a cui la Svizzera non rinuncerà mai, ne uscirà rafforzato da un punto di vista giuridico e non ci sarà più il sospetto che le banche svizzere siano compiacenti di traffici di denaro poco chiari provenienti dall’Italia.

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