Sud-est asiatico: opportunità proprio sotto i nostri occhi

Cinque motivi per essere ottimisti sulle prospettive economiche dei paesi del sud-est asiatico, secondo Matthew Lobner di HSBC.

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Cinque motivi per essere ottimisti sulle prospettive economiche dei paesi del sud-est asiatico, secondo Matthew Lobner di HSBC.

Se domandate ad aziende o ad investitori occidentali dove siano le “opportunità di business in Asia”, probabilmente penseranno subito alla Cina e forse all’India. Solo in un secondo momento, forse, penseranno al sud-est asiatico, patria di paesi come Indonesia, Malesia, Singapore e Filippine. Questo è un peccato: entrando nel 2019, nonostante il rallentamento dei mercati emergenti globali negli ultimi mesi, varrebbe la pena di prendere seriamente in considerazione questa regione in rapida crescita come un luogo in cui produrre, acquistare e vendere.

1. Nel complesso, i 10 membri dell’ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico) formano una potenza economica il cui PIL combinato di quasi 2,800 miliardi di dollari nel 2017 ha superato quello di Regno Unito, Francia o India. Se l’ASEAN fosse un’unica economia occuperebbe il sesto posto a livello mondiale. In termini di popolazione, inoltre, i 650 milioni di persone dell’ASEAN superano la popolazione degli Stati Uniti 2 a 1 e quella italiana di quasi 10 a 1. Entro il 2030, si stima che la popolazione aumenterà di altri 80 milioni.

2. Gli attuali nervosismi sui mercati emergenti stanno offuscando i passi in avanti compiuti dalla regione dalla fine della crisi finanziaria asiatica del 1997-1998, o addirittura dopo il “Taper Tantrum” del 2013. Le economie della regione sono ora più resistenti agli shock finanziari esterni, le riserve di valuta estera sono aumentate, il livello del debito estero è sceso e la bilancia delle partite correnti è migliorata.

3. Le capacità produttive dell’area giocano un ruolo fondamentale nel commercio e nelle catene di approvvigionamento di tutto il mondo – e, come in Cina, le imprese stanno diventando sempre più high-tech.

4. Molte aziende, sia consolidate che start-up, adesso hanno esperienza e prestigio per servire i mercati internazionali e attrarre ingenti investimenti esteri. Un esempio può essere la catena filippina di fast-food Jollibee, il portale e-commerce Lazada e le società Grab e Go-Jek.

5. L’urbanizzazione e il miglioramento delle infrastrutture hanno consentito a milioni di persone di accedere a posti di lavoro più remunerativi e a migliori opportunità di istruzione, assistenza sanitaria e servizi finanziari. È nata una nuova e sempre più nutrita classe di consumatori disposta a spendere per assicurazioni, viaggi e tecnologia.

È vero, fare affari in una regione così ampia e estremamente diversificata come questa comporta una serie di sfide. Le oscillazioni dei prezzi delle commodity e del sentiment degli investitori globali hanno ancora la capacità di danneggiare le singole economie in varia misura, e molto c’è ancora da fare per rimuovere gli ostacoli per efficientare il flusso di servizi e manodopera, ridurre i costi delle transazioni finanziarie transfrontaliere ed erodere le barriere non tariffarie.

Tuttavia, non è un caso che un’indagine dell’EU-ASEAN Business Council pubblicata a inizio anno abbia evidenziato come il 99% delle imprese europee nella regione preveda di mantenere o espandere i propri scambi commerciali e investimenti nei prossimi cinque anni. La recente survey Navigator di HSBC, condotta su aziende di tutto il mondo, ha rivelato che gli intervistati del sud-est asiatico sono quelli che, nell’attuale contesto commerciale globale, hanno un atteggiamento più ottimista. La direzione di questo percorso è chiara ed è improbabile che le tensioni commerciali globali e il periodico nervosismo dei mercati emergenti la facciano deragliare. Chiunque sia anche solo lontanamente interessato all’Asia dovrebbe tenere in considerazione anche questa parte del continente, altrimenti rischia di perdersi una delle storie di crescita più dinamiche del pianeta.

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