S&P taglia nuovamente il rating all’Italia

Da BBB a BBB- con outlook stabile, ma a un passo dal livello spazzatura. Rendimenti dei titoli di stato sostenuti solo dall’aspettativa di acquisto da parte della Bce

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Da BBB a BBB- con outlook stabile, ma a un passo dal livello spazzatura. Rendimenti dei titoli di stato sostenuti solo dall’aspettativa di acquisto da parte della Bce

Standard & Poor’s ha declassato nuovamente l’Italia. Da BBB a BBB-, cioè a un passo dal livello “junk”, spazzatura. Eppure il rendimento dei titoli di stato tricolore non è mai stato così basso nella storia del nostro paese, con i Bot prossimi allo zero e i Btp decennali sotto il 2% lordo. Quindi, o gli analisti di Standard & Poor’s si stanno sbagliando, o la qualità dei nostri titoli di stato è di gran lunga sopravvalutata. Ma andiamo con ordine.   Debito italiano a un passo dal livello spazzatura   Secondo i massimi esperti mondiali, ”un forte aumento del debito, accompagnato da una crescita perennemente debole e bassa competitività, non è compatibile con un rating BBB”. Il giudizio è stato quindi nuovamente rivisto al ribasso e ora è sull’orlo del baratro: un ulteriore declassamento – osservano gli analisti di Baraclay – metterebbe a rischio i rendimenti dei titoli di stato italiani, ora molto bassi solo perché la Bce molto probabilmente inizierà ad acquistarli il prossimo anno. Già i grossi fondi d’investimento, quelli che non possono mantenere in portafoglio obbligazioni “non investment grade” hanno il dito sul grilletto, pronti a scaricare la carta italiana non appena vi saranno timori di ulteriori tagli. E se questa prospettiva per ora sembra lontana – proseguono gli analisti di Barclay – è solo perché la Bce sta potenzialmente sostenendo i prezzi. Del resto – come osserva Standard & Poor’s – di riforme in Italia non se ne sono viste e l’economia rimane ancora fortemente ingessata fra mancate riforme e una burocrazia asfissiante. Più nello specifico, il premier Matteo Renzi ha fatto passi avanti col Jobs Act, tuttavia “non crediamo che le misure previste creeranno occupazione nel breve termine” – scrive S&P nel rapporto – sottolineando inoltre che i decreti attuativi della riforma potrebbero essere ammorbiditi e ciò ”potrebbe accadere alla luce di una opposizione crescente”.   Lentezza delle riforme, disoccupazione e debito elevato minano la credibilità del paese   [fumettoforumright]La decisione di abbassare il rating italiano riflette sostanzialmente la debolezza ricorrente che gli analisti americani  vedono nella performance del Pil reale e nominale dell’Italia, inclusa l’erosione della competitività, che sta minando la sostenibilità del suo debito pubblico. La lentezza nell’attuazione delle riforme, il tasso di disoccupazione oltre il 13%, la giustizia lumaca e il fisco opprimente (43,3% la pressione fiscale rilevata recentemente da Bankitalia) non lasciano adito a dubbi sul rischio di sostenibilità dell’elevato debito pubblico italiano. Tuttavia, l’outlook stabile assegnato dall’agenzia di rating, migliorato rispetto al precedente outlook negativo, “riflette l’aspettativa che il governo applicherà in modo graduale riforme strutturali e di bilancio organiche e potenzialmente a sostegno della crescita”. S&P spiega che sull’outlook incide anche la convinzione che “i conti delle famiglie resteranno abbastanza solidi da assorbire ulteriori aumenti del debito pubblico”. L’agenzia ritiene inoltre che “la politica monetaria della banca centrale europea continuerà a sostenere una normalizzazione dell’inflazione in Italia e nei suoi partner nell’Eurozona

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Argomenti: Macroeconomia, Ratings, Titoli di Stato Italiani