Spread verso i 190 punti, Btp al 2,13%. Italia ancora sotto attacco

L’attesa per il referendum mette sotto stress i titoli di stato. Spread Btp/Bund ancora in rialzo: il mercato già sconta la vittoria dei “no”

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Lo spread Btp/Bund ha chiuso in netto allargamento ieri e stamattina sta continuando a salire. Il differenziale è a 184 punti base rispetto ai 181 della chiusura. Per effetto il Btp a 10 anni fa segnare nuovi picchi di rendimento a 2,13%, mentre anche sulla parte più breve della curva, se si escludono Bot e Ctz, i rendimenti dei titoli di stato sono tornati positivi.

Gli strategist di Unicredit fanno notare che lo scarto tra i rendimenti del decennale italiano e quello tedesco ha superato i picchi del 2016 e del 2015 e ora punta quota 191 punti base, livello toccato nel maggio del 2015. Gli esperti si aspettano comunque che il differenziale torni a scendere, considerando anche che la Bce a dicembre potrebbe allungare il QE di sei-nove mesi, ma probabilmente il differenziale non tornerà a contrarsi prima del referendum costituzionale del 4 dicembre.

Btp sotto pressione in attesa referendum costituzionale

Il quadro generale è condizionato dalle attese sul rialzo dei tassi Fed dello 0,25% negli USA il prossimo mese, ma, nel caso specifico dell’Italia, anche dalle attese per l’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre che vede in vantaggio il fronte dei “no”. Il che implicherebbe l’apertura di una crisi di governo in un momento in cui l’Europa si sta incamminando a fatica sulla via della ripresa economica.

Fed: rialzo tassi a dicembre sarà di 0,25%

I dati macro Usa solidi e le parole del presidente della Fed, Janet Yellen, che ha definito appropriato un rialzo dei tassi di interesse nel breve termine hanno spinto al rialzo i rendimenti dei Treasury, portando il decennale fino al 2,35%. Di conseguenza si sono allargati gli spread tra i titoli di Stato Usa e quelli di altri Paesi, fanno notare gli strategist di Unicredit, puntualizzando che quello con il Bund ha superato i 200 punti base.

Per gli esperti la pressione sul differenziale resterà alta visti gli atteggiamenti divergenti della Federal Reserve, pronta ad alzare i tassi, e della Banca centrale europea, che potrebbe invece allungare o potenziare il QE.

Bce: inflazione ancora troppo bassa in Europa

Per il numero uno della Bce, Mario Draghi, la ripresa dell’Eurozona sta continuando, ma il contesto resta caratterizzato da grande incertezza e i rischi al ribasso permangono, non solo a livello geopolitico. Per Draghi infatti la redditività delle banche continua a essere un problema e l’Eurozona è troppo dipendente dalle politiche di allentamento monetario della Bce e non si sta impegnando a dovere sul fronte fiscale e delle riforme strutturali. Il problema più grande è però che l’inflazione non sta ancora mostrando un trend convincente. Il presidente vorrebbe che i prezzi tornassero a salire in maniera stabile e duratura, anche in caso di una riduzione dell’allentamento, ma per ora i segnali non sono confortanti. Pertanto la Banca continuerà ad agire con tutti gli strumenti disponibili finchè l’indice dei prezzi al consumo non ritornerà verso il target del 2%.

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