Spread sotto 200 punti, ecco perché la vittoria della Francia aiuterà i nostri BTp

Spread sotto i 200 punti dopo oltre un anno e potrebbe scendere ancora di più con la vittoria di Emmanuel Macron sulla cancelliera Angela Merkel. Madame Lagarde alla BCE scompiglierebbe lo scenario.

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Spread sotto i 200 punti dopo oltre un anno e potrebbe scendere ancora di più con la vittoria di Emmanuel Macron sulla cancelliera Angela Merkel. Madame Lagarde alla BCE scompiglierebbe lo scenario.

Lo spread BTp-Bund si è portato ormai sotto i 200 punti base sulla scadenza a 10 anni, scendendo al momento in area 196, ai minimi dal maggio 2018. E’ certamente la conseguenza della scampata procedura d’infrazione a carico dell’Italia per eccesso di debito, ma non solo. L’altro ieri, le nomine in UE hanno ridisegnato il volto delle istituzioni comunitarie, con la francese Christine Lagarde a succedere da novembre a Mario Draghi come governatore BCE, mentre la tedesca Ursula von der Leyen sarà il prossimo presidente della Commissione.

Dalla partita escono formalmente vincitrici Francia e Germania, ma a ben guardare è Emmanuel Macron ad averla spuntata, mentre la cancelliera Angela Merkel ha dovuto ripiegare su una fedelissima, ma dalla caratura politica impalpabile già in patria e dopo avere subito una rivolta interna al Partito Popolare Europeo su Frans Timmermans, orchestrata proprio dalla CDU tedesca.

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Il tema del “safe asset” europeo

La vittoria di Macron non deporrebbe a favore dell’Italia, che esce ridimensionata nei nuovi equilibri geopolitici a Bruxelles. Ma una cosa è la forma, un’altra la sostanza. Piazzare la Lagarde a Francoforte è stato un indubbio successo per Parigi, non solo per la nazionalità dell’attuale direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, quanto per ciò che rappresenta. Madame non solo proseguirà il lavoro di Draghi, ma da politico navigato, cercherà di imprimere all’euro una svolta ancora più radicale e benedetta proprio dall’Eliseo. Quale?

La politica monetaria nell’Eurozona resta inefficace, a causa della frammentazione dell’area tra i 19 mercati che la compongono. Il meccanismo di trasmissione non funziona per l’esistenza di un “safe asset”, il Bund della Germania, che attira capitali dal resto e dal di fuori dell’area, tenendo alti gli spread con gli altri bond.

Il fenomeno è destinato ad aggravarsi nel caso di varo di nuovi stimoli per la carente offerta di Bund sul mercato, complici gli attivi di bilancio della Germania, con il debito pubblico a diminuire persino in valore assoluto.

A questo punto, la soluzione che avanza, pur ancora solo sul piano del dibattito teorico (vedi Paolo Savona al suo debutto alla Consob e Draghi da Sintra), sarebbe di emettere un “safe asset” europeo, magari da parte dell’ESM, così da attirare i capitali in fuga verso i titoli tedeschi e fare a questi ultimi concorrenza. Tali emissioni sarebbero garantite dagli stati dell’area e servirebbero a raccogliere risorse per specifici progetti, meglio se legati agli investimenti. Berlino resta fortissimamente contraria, intravedendo in ciò una mutualizzazione nascente dei rischi e dei debiti sovrani, nonché l’avvio dell’unione fiscale tra i 19 stati membri.

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Cosa farà Madame Lagarde alla BCE?

Vincere le resistenze tedesche non sarà né facile, né forse possibile, ma Lagarde alla BCE farà probabilmente pressione per ottenere dalla Germania o l’ok al bond sovranazionale o almeno una politica fiscale più espansiva in casa propria, salvo giocarsi l’asso della revisione dei criteri fissati per il “quantitative easing” e in versione meno favorevole ai titoli di stato tedeschi (“capital key”). Oggi come oggi, il governo federale potrebbe indebitarsi di almeno un punto di pil in più senza rinunciare al target del pareggio di bilancio. E lo farebbe senza costi, anzi venendo pagato dal mercato per ricevere denaro.

Emettere più Bund per finanziare investimenti pubblici (le infrastrutture tedesche sono valutate carenti) stimolerebbe così la crescita della prima economia europea, avverrebbe senza oneri per lo stato e porterebbe a un restringimento degli spread per due ragioni: in primis, perché aumenterebbe l’offerta di titoli tedeschi e ciò ne farebbe risalire gradualmente i rendimenti; secondariamente, perché gli investitori percepirebbero minori rischi sovrani nel resto dell’area per via delle migliori prospettive di crescita, trainate proprio dalla Germania, e tornerebbero in parte ad acquistare titoli diversi, come BTp, Bonos, etc.

Infine, si consideri che l’era Merkel sarebbe agli sgoccioli e potrebbe essere seguita da un’esperienza di governo più incline alla flessibilità fiscale, specie se nascesse una maggioranza tutta di sinistra, sostenuta da Verdi, socialdemocratici e, chissà, persino i post-comunisti della Linke. Uno scenario che inizia a diventare tutt’altro che fantapolitico, ora che l’SPD fiuta il rischio di essere spazzata via alle urne.

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