Spread in rialzo a 190 punti, pesano le aspettative per il referendum

Titoli di stato italiani sotto pressione. Lo spread Btp Bund si allarga ancora, mentre i Ctz tornano in terreno positivo

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Titoli di stato italiani sotto pressione. Lo spread Btp Bund si allarga ancora, mentre i Ctz tornano in terreno positivo

Lo spread Btp Bund ha toccato i 190 punti e viaggia verso quota 200. Il differenziale sui titoli di stato a 10 anni è gravato dall’attesa per il referendum costituzionale di domenica prossima sul quale il mercato ha riposto ampie aspettative idonee alla speculazione.

La tensione è ben palpabile, oltre sullo spread Btp Bund, anche sui prezzi dei titoli di stato italiani a breve termine. Oggi il Tesoro ha prezzato in asta Ctz con rendimenti positivi e in rialzo di 0,50% rispetto all’asta di ottobre. Non solo. La Banca centrale europea, secondo indiscrezioni di stampa, potrebbe prendere tempo a dicembre e rinviare alcune decisioni, visto che il rialzo dei rendimenti ha attenuato l’effetto scarsitá dei bonds, sottolinea Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners, puntualizzando che “rumors del genere alimentano la percezione che vi sia disaccordo all’interno del board della Bce, il che, come 11 mesi fa, potrebbe legare le mani a Draghi”. Per l’esperto però indiscrezioni di questo tipo “avranno effetti piú rilevanti dopo il referendum costituzionale italiano e a condizione che vinca il sì. Non me lo vedo Draghi traccheggiare o peggio annunciare il tapering dopo un eventuale vittoria del no, anche se l’iniziale reazione non dovesse essere esagerata”.

Spread verso quota 200 in attesa del referendum

Per quanto riguarda poi il referendum italiano, Laurence Boone, Head of Research and Investment Strategy di Axa Investment, sostiene che, “se vincessero i no non ci sarebbero cambiamenti sostanziali della politica economica poichè il Presidente del Consiglio Renzi probabilmente formerebbe un nuovo Governo dopo le dimissioni. Tuttavia il risultato minerebbe la sua capacitá di portare avanti le riforme”. Inoltre, prosegue Boone, “col repricing dei rischi, questo risultato scatenerebbe un altro ampliamento degli spread gravando sui titoli finanziari, che non rientrano nel piano di acquisto di titoli della Bce.

Lo stress del mercato incrementerebbe la correlazione tra la politica e l’andamento dei prezzi degli asset, dato che in tutti gli altri tre Paesi dove si terranno le elezioni i partiti anticonformisti stanno sfidando il potere costituito in Europa”.

Economia Regno Unito cresce dopo Brexit

Nel frattempo, sul fronte macroeconomico, l’indice di fiducia dei consumatori francesi è rimasto invariato a 98 punti a novembre. Il dato è in linea al consenso degli economisti. Inoltre la crescita del Pil della Gran Bretagna, nella seconda lettura del terzo trimestre, è stata confermata allo 0,5% a livello trimestrale e al 2,3% su base annuale, in linea alle attese del conenso. Performance positiva, a sorpresa, degli investimenti delle imprese che sono aumentati dello 0,9% nei tre mesi post referendum a favore della Brexit. I dati dimostrano la resistenza dell’economia del Regno Unito, ma i timori sulle prospettive future restano ben presenti in quanto l’aumento dell’inflazione il prossimo anno andrá a pesare sui portafogli delle famiglie inglesi.

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