Spread reale tra Italia e Germania ancora più alto e rende impossibili gli Eurobond

Rendimenti italiani e tedeschi restano lontanissimi e la soluzione degli Eurobond, teoricamente prospettata prima della crisi dello spread diventa ormai pura fantasia.

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Rendimenti italiani e tedeschi restano lontanissimi e la soluzione degli Eurobond, teoricamente prospettata prima della crisi dello spread diventa ormai pura fantasia.

I rendimenti a 10 anni dei Bund stamane viaggiano al -0,01%, azzannati dalle tensioni commerciali tra USA e Cina, le cui implicazioni sull’economia mondiale, Eurozona compresa, appaiono forti e immediate. Lo spread BTp-Bund si attesta sui 258 punti base per la scadenza decennale, con i rendimenti italiani sempre a poco meno del 2,60%.

Le distanze tra Roma e Berlino non accennano a diminuire, nemmeno quando dalla prima arrivano notizie positive o meno negative del temuto sul fronte dei dati macro e dalla seconda ne giungono, al contrario, di fosche. Niente: lo spread tra Italia e Germania resta ai massimi dal settembre scorso e finisce per cristallizzare le differenze fiscali tra i due stati.

Investire in BTp e guadagnare a doppia cifra in pochi mesi, è appena successo

Se già appare abbastanza incredibile che gli investitori si accontentino di rendimenti nulli o leggermente sottozero per il Bund a 10 anni e negativi fino a tale scadenza, la situazione appare ancora più paradossale se si considera che l’inflazione tedesca in aprile sia balzata al 2%, mentre quella italiana si sia fermata all’1,1%. A questi livelli, chi acquistasse un titolo emesso da Berlino dovrebbe mettere in conto un rendimento reale del -2,6% per la scadenza annuale, che si confronta con uno inferiore al -1% per l’Italia, dove già i BoT a 12 mesi offrono appena più dello zero.

Se ipotizzassimo che i due diversi tassi d’inflazione rimanessero costanti lungo il prossimo decennio, riflettendo diverse condizioni macro, avremmo che il Bund avrà inflitto alla scadenza perdite reali all’obbligazionista per circa il 20% del capitale investito, mentre l’omologo BTp avrà reso il 14% cumulato. Ve ne sarebbe per spostarsi in massa sui titoli italiani, mentre ciò non avviene, se non a tratti e marginalmente. E parliamo di un trend, che va avanti da anni, con la conseguenza che i conti pubblici tedeschi brillano sempre più e quelli di Roma languono.

Eurobond soluzione sempre più fantasiosa

Nel 2010, prima che esplodesse la crisi dello spread, la Germania pagava interessi sul suo debito pubblico per circa 64 miliardi, il 2,5% del pil tedesco.

L’Italia spendeva quasi 69 miliardi, il 3,9% del pil. Lo scorso anno, Berlino chiudeva il bilancio con un attivo dell’1,7% e Roma con un deficit al 2,1%. Gli interessi hanno pesato per lo 0,8% del pil in Germania e per il 3,8% in Italia, al netto dei quali il surplus primario tedesco risulta al 2,5% e quello italiano all’1,7%, solo un terzo più basso. Dunque, il derby sui conti pubblici lo vince sempre e solo la Germania per una questione di interessi.

I tassi negativi sui Bund li pagano gli inquilini in Germania

In altre parole, grazie alla solidità delle finanze pubbliche tedesche e alla percezione dei Bund come porti sicuri contro le tensioni e i rischi internazionali, i rendimenti in Germania sono letteralmente crollati, consentendo al governo di emettere debito a costi negativi, cioè venendo pagato dal mercato per rifinanziare le scadenze. Viceversa, sui BTp si pretendono rendimenti sempre più alti, con la conseguenza che, in valore assoluto, la spesa per interessi sia praticamente rimasta stabile rispetto ai livelli pre-crisi nel nostro Paese, mentre in Germania si sia più che dimezzata, oltre tutto a fronte di un aumento nominale del pil di oltre il 31% contro l’appena +9,3% in Italia.

Gli Eurobond non sono mai stati all’ordine del giorno, anzi la Germania ha sempre rifiutato di accettare anche solo una discussione a Bruxelles sull’emissione di debito pubblico in comune, temendo che i contribuenti tedeschi finiscano per finanziare lo spandi e spendi del Sud Europa. Tuttavia, se prima della crisi dello spread fosse già una possibilità remota, adesso sembra persino una velleità ipotizzarne il lancio. L’ampliamento delle distanze nei costi sostenuti sui debiti pubblici tra stati come Germania da una parte e Italia dall’altra aumenterebbe in misura spropositata i costi a carico di Berlino per emettere bond a rendimenti superiori a quelli attualmente esitati alle aste, mentre per l’Italia il vantaggio teorico si farebbe sempre più forte.

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