Spread, perché si allarga senza particolare motivo?

Fra i motivi principali di allargamento dello spread ci sono certamente quelli politici legati all’incertezza delle prossime elezioni. Ma non solo

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Fra i motivi principali di allargamento dello spread ci sono certamente quelli politici legati all’incertezza delle prossime elezioni. Ma non solo

Lo spread Btp/Bund tratta in netto allargamento a 177 punti base rispetto ai 164 pb della chiusura di ieri. Sui rendimenti dei bond italiani pesa la sentenza della Consulta la quale ha detto che in pratica si può andare al voto subito con l’attuale legge elettorale.

Dall’estero la notizia non è stata presa bene e i gestori di fondi hanno cominciato ad alleggerire il peso dei bond italiani in portafoglio in attesa che il quadro politico italiano si faccia più chiaro. La decisione della Consulta ha, in effetti, accelerato la crisi politica che si è aperta con le dimissioni del governo Renzi a inizio dicembre 2016 e i mercati, come spesso avviene in questi casi (non solo per l’Italia) si mettono alla finestra evitando di prendere posizioni di lungo spettro.

Spread Btp/Bund si allarga sopra 175 punti

Ci sono così forti vendite sull’obbligazionario italiano. Gli operatori fanno inoltre notare che l’Italia sta perdendo terreno anche nei confronti della Spagna, con il differenziale tra Btp e Bonos sui massimi dal gennaio del 2012. Come anche evidenziato dai risultati dell’asta di titoli di Stato avvenuta in mattinata dove il Tesoro ha venduto titoli a breve termine (CTZ) con rendimenti in ribasso, ma a lungo termine (Btpei) con tassi raddoppiati.

Cosa pesa sull’allargamento dello spread

Tuttavia la questione politica italiana non è di per sé sufficiente a giustificare l’allargamento degli spread, anche perché altri paesi core europei (Francia e Germania) dovranno affrontare il plebiscito elettorale quest’anno. Cosa contraddistingue allora l’Italia dagli altri stati? La risposta è sempre la stessa: l’enorme fardello debito pubblico rapportato al basso tasso di crescita del Paese.

A ciò va aggiunta la pressione fiscale che impedisce al rapporto debito/Pil di scendere al di sotto di quota 132% e restando quindi secondo solo dietro a quello della Grecia. Ma lo spread appare anche condizionato dalle difficoltà del sistema bancario italiano – sanzionato di recente anche dall’agenzia di rating Dbrs – alle prese con problemi che non sono secondi a quelli di Germania, Francia i Olanda, ad esempio. Ma anche in questo caso, come per il debito pubblico, la mancanza di crescita di impieghi unita ai bassi tassi di interesse, non permette al sistema bancario tricolore di uscire dal pantano dei crediti deteriorati.

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