Spread e salvataggio definitivo dell’euro, come Lagarde alla BCE farebbe la storia

Ecco come Christine Lagarde supererebbe Mario Draghi alla BCE, passando alla storia come colei che salvò l'euro con parole rivoluzionarie, più del "whatever it takes" di 7 anni fa.

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Ecco come Christine Lagarde supererebbe Mario Draghi alla BCE, passando alla storia come colei che salvò l'euro con parole rivoluzionarie, più del

E’ una riunione tesa quella della BCE, chiamata a valutare il ritiro degli stimoli monetari nell’Eurozona. L’economia nell’area mostra di crescere a ritmi lenti, ma costanti, da diversi trimestri; l’inflazione inizia stabilmente a centrare il target “vicino, ma di poco inferiore al 2%”. Alla fine, il board esita l’annuncio della cessazione del secondo ciclo di “quantitative easing” e nel comunicato finale, l’istituto segnala che la politica monetaria sarebbe ormai diventata molto accomodante e che il primo rialzo dei tassi dal 2011 sarebbe questione di mesi.

I mercati hanno scontato queste mosse, come sempre, con lo spread BTp-Bund a 10 anni ad essersi impennato verso i 300 punti base e di nuovo si torna a parlare di rischio “Italexit”, oltre che della difficoltà della BCE di mettere assieme gli interessi di tutte le 19 economie dell’area con un’unica politica monetaria.

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La situazione politica è tesa, con scontri durissimi tra Roma e Bruxelles sui conti pubblici. Christine Lagarde entra in sala per la consueta conferenza stampa indossando l’immancabile Chanel, foulard Hermes e borsa Vuitton. Legge il testo del comunicato e al termine iniziano le domande dei giornalisti accreditati. “Madame Lagarde, lo spread italiano si avvia verso i 300 punti, i mercati iniziano a credere che Roma possa tornare alla lira, la situazione politica stessa lo lascia immaginare. La BCE è pronta a fronteggiare il caso di rottura dell’euro?”. La francese non si scompone, fissa lo sguardo nel vuoto per qualche secondo come a riflettere e alla fine pronuncia: “Tutti i debiti degli stati membri dell’Eurozona sono sicuri, presentano un rischio default sostanzialmente nullo e nessuno sarà mai lasciato nelle condizioni di fallire. E per questo, la BCE non tollererà d’ora in poi che gli spread rispetto al “benchmark” (tedesco!) su ciascuna scadenza oltrepassino i 100 punti base”.

La sala rumoreggia, nessuno crede a quello che ha appena sentito. Violando le regole, un giornalista del “Financial Times” prende la parola senza attendere il suo turno e chiede: “Abbiamo capito bene, Madame? D’ora in poi lo spread di uno stato dell’euro non potrà mai superare 100 punti base o l’1%?”.

“E’ quello che ho detto. I dettagli tecnici verranno forniti nelle prossime settimane”.

Il definitivo salvataggio dell’euro

Sui mercati, mentre Lagarde pronuncia queste parole “storiche”, i rendimenti italiani vanno in picchiata. Il BTp a 10 anni offriva il 2,50% prima dell’inizio della conferenza stampa contro il -0,30% del Bund di pari durata. Appena il governatore finisce di pronunciare quella frase, il rendimento italiano crolla al 2%, quello tedesco sale sopra lo zero. Nei giorni successivi, il primo scende ancora e si situa in area 1,50%, il secondo risale intorno allo 0,50%. Il rischio Italexit sembra definitivamente scongiurato, non c’è più ragione per rifugiarsi nei titoli tedeschi contro rischi di rottura dell’area, né di default di questo o quello stato. Francoforte ha appena svoltato, sostanzialmente fungendo da prestatore di ultima istanza e agendo sui rendimenti sovrani per contenere le divaricazioni tra Germania e partner.

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Questo episodio storico non è ancora accaduto, ma non appare più molto inverosimile. Lagarde ha un compito difficile, succedendo al governatore Mario Draghi, che resterà nei libri di storia per avere salvato l’euro con sole tre parole: “whatever it takes”. Quel 26 luglio del 2012 dimostrò a tutti la potenza di una banca centrale credibile nell’arrestare la speculazione finanziaria. Di più, l’italiano non poté fare. I tempi non erano maturi per fare digerire ai tedeschi l’idea di una garanzia automatica sui debiti sovrani, così da eliminare alla radice la ragion d’essere dello spread.

Toccherà forse alla francese completare l’opera. La donna è ambiziosa e difficilmente si accontenterà di essere ricordata come un buon successore di Draghi, in continuità con la sua linea. Anch’ella farebbe la storia, se con poche parole azzerasse gli spread, ponendo fine a un decennio tormentato sul piano finanziario, economico e politico.

Si ritroverà la Bundesbank contro sui rischi (fondati) di azzardo morale dei governi, ma il suo governatore ha già fatto tatticamente marcia indietro sulle critiche a Draghi, riconoscendo di essersi sbagliato sull’OMT, il piano anti-spread messo a punto 7 anni fa. E certamente abbasserebbe la cresta anche con Lagarde, se mai volesse essere ricordata come colei che salvò una volta per tutte l’euro.

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